Se pensavamo che il proibizionismo fosse cosa oggi impensabile, ci sbagliavamo.

india-mapA partire da quest’anno, per la precisione dal 1° aprile – non si tratta di uno scherzo bensì dell’inizio dell’anno fiscale – nello stato di Bihar, nel nord dell’India, scatterà il divieto di vendita e consumo di alcolici.

La decisione era stata annunciata lo scorso novembre dal governatore Nitish Kumar, ritornato al potere per la quinta volta dopo aver vinto le elezioni locali battendo il partito indu-nazionalista del Bjp. Ma quali sono le motivazioni che hanno portato a tale divieto? Stando alle dichiarazioni ufficiali, si tratterebbe di una misura per combattere le violenze domestiche, aumentate in maniera esponenziale a causa dell’alcolismo dilagante.

La misura tuttavia andrà a colpire non poco le casse del Bihar – il terzo stato più popoloso dell’India con circa 100 milioni di abitanti – perché gli introiti del monopolio sull’alcol ammontano a oltre 500 milioni di dollari all’anno. Tale misura potrebbe inoltre aprire scenari non rassicuranti (basti pensare a quanto la malavita si è arricchita e sviluppata in America durante il Proibizionismo proprio grazie alla vendita illegale di alcolici).

NK

Nitish Kumar

Oggi, la maggior parte del whisky e di altri liquori venduti nei negozi governativi sono di fabbricazione locale e hanno quindi un basso costo. La notizia aveva ovviamente causato a fine novembre un crollo alla Borsa di Mumbai dei produttori di bevande alcoliche.

Tuttavia, la politica proibizionista del Bihar non è l’unica in India: attualmente tale divieto vige anche nel Gujarat (che ha dato i natali al Mahatma Gandhi) e in due piccoli stati nord orientali, Manipur e Nagaland, mentre nel meridionale Kerala se ne sta valutando la possibilità.