I Vignaioli Indipendenti hanno portato a Verona la tutela dei vigneti storici, la pratica della selezione massale, gli impianti a rittochino.

I Vignaioli Indipendenti FIVI a Vinitaly 2018 sono arrivati con i tralci delle loro viti. Obiettivo: richiamare l’attenzione sul tema della tutela del vigneto. I 158 vignaioli, 43 in più dello scorso anno, hanno fatto sentire la loro voce nei confronti di una burocrazia sorda.
Ecco i 3 punti sollevati da FIVI:

1 – vigneti storici ed eroici, oggetto del censimento MIPAAF. Il problema è che i vigneti sotto i 1.000 metri quadrati sono esclusi dalla registrazione, considerati ad uso personale, ma proprio nelle aree in cui la viticoltura eroica è sopravvissuta fino a oggi, 1.000 metri quadrati sono una dimensione importante con cui i Vignaioli hanno conservato pratiche colturali e varietà genetiche uniche, che rischierebbero di essere perdute nel momento in cui tali vigneti fossero espiantati o abbandonati. “La nostra richiesta al MIPAAF e alle Regioni – ha dichiarato la presidente FIVI Matilde Poggi – è di promuovere il censimento e la tutela dei vigneti storici ed eroici, indipendentemente dalla loro estensione”.
2 – selezione massale. La selezione massale consiste nella scelta delle migliori piante nei propri vigneti per ricavare gemme con cui innestare future piantine di vite, uno strumento che offre le maggiori probabilità di mantenere le specificità genetiche del vigneto della propria realtà locale. Oggi, per ragioni sanitarie che FIVI condivide nei principi, la selezione massale viene scoraggiata dalle norme nazionali che sovrintendono la produzione delle piante destinate ai nuovi impianti, preferendole la selezione clonale operata dai vivai. A questo si aggiunge che i programmi di sostegno agli impianti viticoli (PSR e OCM) escludono nuovi impianti di viti da selezione massale.
3 – nuovi impianti viticoli a rittochino. Questo punto riguarda in realtà solo la regione Piemonte che nel 2017 ha stabilito di non ammettere più a finanziamento i nuovi impianti viticoli a rittochino, ovvero con le file disposte parallelamente alla linea di massima pendenza, quando quest’ultima supera il 20%. “Non c’è dubbio che con certe pendenze e con certi suoli il rittochino favorisca l’erosione – prosegue Poggi – ma non è il tipo di impianto a determinare da solo questa inattitudine”. La richiesta di FIVI è di adottare soluzioni di precisione per individuare l’ammissibilità del sostegno pubblico agli impianti a rittochino, basate sull’impegno vincolante da parte del vignaiolo di adottare pratiche atte a scongiurare il pericolo di erosione, fermo restando che il vignaiolo deve essere chiamato a risponderne in termini di ripristino dello stato dei luoghi in caso di fenomeni di erosione.