Se ne è discusso a “Naturae et purae” a Merano (BZ).


La viticoltura del futuro? Sarà sempre più green con l’aiuto della genetica. Interessante approfondimento per analizzare l’incontro tra due mondi, quello del bio e quello della scienza, è stato affrontato da esperti ed interpreti del mondo del vino del calibro di Attilio Scienza, Luca D’Attoma, Franz Josef Loacker, Werner Morandell, Angiolino Maule e Carlo Nesler, nel convegno “Naturae et Purae” presso i Giardini di Castel Trauttmansdorff di Merano, noti anche come i Giardini di Sissi.

La vite è la coltura su cui si utilizzano le maggiori quantità di fitofarmaci. Un primato di vecchia data, che racconta l’urgenza di cambiare rotta con la viticoltura bio dove oggi si lavora soprattutto con rame e zolfo, tenendo conto anche delle possibilità aperte dalla cisgenetica, tecnica che permette, per esempio, di “traghettare” geni della resistenza rinvenuti in Vitis vinifera in Caucaso nelle varietà utilizzate attualmente, senza modificarne le caratteristiche.


Dal 2006 in seno al Merano Wine Festival vi è lo spazio “Bio&Dynamica” per dare spazio ai vini naturali e la sezione “Naturae et Purae” si occupa di tutto quel vino che va sotto le innumerevoli denominazioni di biologico, bioenergetico, organico, biodinamico, naturale, orange, ecologico, vino libero, vitigni PIWI (acronimo di pilzwiderstandfahig), cioè vitigni ottenuti da incroci di viti resistenti alle malattie fungine.