Volcanic Wines, il progetto che raggruppa i vini vulcanici italiani, è pronta ad avviare un progetto con la Società Geologica Italiana

A dieci anni dalla sua nascita, per iniziativa del Consorzio del Soave sotto il nome “Vulcania”, il progetto Volcanic Wines, che riunisce i territori viticoli italiani a matrice vulcanica, entra nell’età dell’adolescenza. Alle spalle un lavoro per costruire, da Nord a Sud, una trama di relazioni tra territori e persone. Davanti la sfida di definire con maggior precisione il “perimetro” dei vini dei vulcani partendo da evidenze geologiche e rinsaldando, anche attorno all’uso di un marchio, la collaborazione tra le realtà coinvolte (Soave, Campi Flegrei, Colli Euganei, Colli Berici, Etna, Frascati, Gambellara, Lessini Durello, Pitigliano, Orvieto, Tuscia, Vesuvio, Vulture).

Il rinnovo ai vertici consortili che ha riguardato ben 8 Consorzi del progetto Volcanic Wines comporterà un riallineamento e un maggior coinvolgimento di tutte le denominazioni nella rete dando nuovo slancio al progetto.

“In dieci anni il gruppo si è rinnovato – sottolinea Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di Soave e animatore fin dalla prima ora del progetto – e sono cambiate anche le sfide. Siamo stati bravi ad arrivare fin qui senza risorse, ora però i nuovi presidenti sono chiamati sostanziare le caratteristiche dei Volcanic Wines e servono studi e ricerche”.

Il primo passo verso la validazione delle produzioni vitivinicole su suoli vulcanici non può che essere uno studio geologico su basi scientifiche e con una scala sufficientemente dettagliata. C’è attesa quindi per il prossimo congresso della Società Geologica Italiana (Sgi), di scena a Catania dal 12 al 14 settembre, in cui “tra i punti all’ordine del giorno dell’Assemblea – assicura Sandro Conticelli, presidente della SGI e professore del Dipartimento Scienze della Terra dell’Università di Firenze – c’è il rilancio delle guide geologiche regionali, tra le quali figurerà in programmazione una guida su Geologia e Vino, che toccherà in maniera importante i territori vitivinicoli che insistono su terreni di natura vulcanica”.

Prima di arrivare all’apposizione sulle bottiglie del marchio “Volcanic Wines” – registrato dal Consorzio di Soave – andranno definite delle regole. E si tratta di una questione delicata. I terreni di origine vulcanica frequentemente, infatti, non interessano tutto il territorio delle denominazioni, non si sovrappongono completamente ai confini decretati dai disciplinari, quindi ci saranno da fare dei distinguo. E la qualità dei vini provenienti da suoli vulcanici non è necessariamente elevata.

“Per disegnare il futuro dei Volcanic Wines – ritiene Sandro Gini, neopresidente del Consorzio di Soave – serve un protocollo di riferimento e per lavorarci, visto il ricambio avvenuto in tanti i territori vulcanici dovremo rafforzare i legami tra i nostri Consorzi. Le radici che affondano in un terreno vulcanico sono la prima condizione, ma non l’unica e ogni Consorzio è chiamato a dire la sua su questo per costruire insieme i criteri distintivi”.

E circa il coinvolgimento attivo nel progetto a ViniMilo c’è stata una apertura del Consorzio dell’Etna. “L’interesse sui vini da suoli vulcanici è elevatissimo – afferma il neopresidente Antonio Benanti – per la loro unicità. L’abbiamo verificato a New York nel marzo scorso all’evento ad essi dedicato a cui ho partecipato con altre due aziende dell’Etna. Il solo nominarli crea aspettativa e negli occhi di chi li degusta si accende una luce. Personalmente sono favorevole a formalizzare l’appartenenza e a dare un contributo al progetto Volcanic Wines, come credo lo saranno il Consiglio e i soci, anche perché le azioni di valorizzazione e promozione sono tra i compiti dei Consorzi”.