Già il nome la dice lunga, Canlibero. Ennio e Mena hanno trasformato una passione in un’attività. Anche se far capire i vini naturali in Campania – e nel beneventano – non è cosa semplice

1610113_1435280600055062_28A noi i progetti “giovani” piacciono, quelli grintosi, dove l’umiltà va a braccetto con l’ambizione. Questo è il caso di Canlibero, azienda a Torrecuso, Benevento, che ha il volto di Ennio e Mena. Entrambi solo in parte nuovi al mondo del vino, perché i nonni coltivavano la vigna e vinificavano già molti anni fa: c’è stato solo da rispolverare la tradizione di famiglia e mettersi in gioco, partendo da quella che era prima di tutto – e semplicemente – una grande passione. La prima annata in commercio, la 2012, ha visto due soli vini, per un totale di circa 2000 bottiglie: un Aglianico e una Falanghina (dalla lunga macerazione sulle bucce). Poi, nell’annata 2013, arriva anche una Falanghina più beverina, con tempi di macerazione “normali”. E la 2014? “Ancora presto per dirlo, incrociamo le dita”, ci confida Ennio

Quali difficoltà avete incontrato?

“Abbiamo scelto fin da subito una viticoltura quanto più naturale possibile, un po’ estrema: fermentazioni spontanee, nessun controllo delle temperatura, nessun impiego di prodotti sistemici in vigna, bandita la chimica dalla cantina. Se questo ha comportato delle difficoltà a livello operativo, ne ha avute ancora di più quando abbiamo provato a spiegarci, farci conoscere, far sposare ad altri la nostra filosofia. La zona del Taburno e del beneventano non sono solite ad una viticoltura di questo tipo: ci sono molte aziende bio, ma poco e nulla a biodinamico. Poi ci sono state tutte le regolari difficoltà legate all’avvio di un’attività economica: ecco perché ci andiamo piano e investiamo in maniera mirata”.

Cosa significa “vino naturale”?

“Un vino che è al 100% espressione del territorio. Inoltre si tratta di un alimento altamente digeribile, che non reca alcun danno alla salute del consumatore, tutt’altro. Purtroppo spesso i vini naturali, proprio in virtù delle loro peculiarità, presentano alcuni tratti che possono essere additati come difetti, ma non sempre è così: spesso si tratta invece delle caratteristiche del vitigno, che non siamo più abituati ad apprezzare perché viziati dal mercato e dai suoi diktat”.1625691_1435279140055208_32

Che vendemmia sarà per voi questa 2014?

“Difficile dirlo, se il tempo ad agosto sarà buono non sarà male, ma dobbiamo incrociare le dita. Certo, l’annata non è stata semplice: per fortuna la nostra posizione ha fatto in modo che i problemi legati all’umidità si riducessero di molto rispetto ad altre zone, ad esempio quelle in pianura”.

Che consiglio darebbe a chi volesse buttarsi nella produzione enologica?

“Direi, prima di tutto, di chiedere in giro, scoprire i vitigni e le caratteristiche di una zona, andare alla scoperta di quelli che erano i metodi di ieri, le tecniche artigianali, le procedure tradizionali. Cercare il confronto, girare per fiere, assaggiare e affinare il palato. E accettare anche le critiche, senza affezionarsi oltre misura ad un prodotto: è importante essere elastici per saper allargare i propri orizzonti”.