Con la vendemmia che entra nel vivo, pubblichiamo le previsioni di Osservatorio del Vino-Unione Italiana Vini regione per regione

Valle d’Aosta (+30%)
Si prevede un ritorno alla normalità, dopo un 2017 ai minimi produttivi. Se l’anno scorso i problemi maggiori si erano registrati nell’alta Valle (Blanc de Morgex), quest’anno invece tutto si è svolto in modo regolare, tranne alcuni attacchi di peronospora concentrati nella bassa Valle. Si nutrono ottime speranze sul fronte qualità.

Lombardia (+22%)
Lo sviluppo vegetativo è partito con qualche giorno di anticipo rispetto alla media stagionale, con una regolare e positiva successione di tutte le altre fasi fenologiche. Bassa l’incidenza di attacchi parassitari, fatta eccezione per qualche focolaio precoce di peronospora, ben controllato durante la stagione. Elevato numero di piante morte per mal dell’esca che ha mostrato una certa recrudescenza. Minimali e circoscritti i pochi episodi di grandine. La maturazione è decorsa regolarmente, senza accelerazioni. I primi grappoli per le basi spumante (Chardonnay e Pinot nero) sono stati staccati il 6 di agosto ma la vendemmia vera e propria è iniziata attorno al 16 dello stesso mese. Buoni i parametri qualitativi. In aumento i vigneti destinati alla produzione di uve e vini biologici.

Liguria (+20%)
L’andamento stagionale non particolarmente problematico ha permesso un discreto recupero quantitativo e l’assenza di patologie rende ottime le attese sulla qualità delle uve.

Veneto (+17%)
Ritorna alla normalità anche la vendemmia in Veneto, con le maggiori province attese a un recupero produttivo importante. Crescite a doppia cifra – con una vendemmia mediamente anticipata di una settimana – nel Vicentino, area più penalizzata dal meteo nella scorsa annata, e nelle province di Treviso, Verona e Venezia. Da segnalare, inoltre, sia la crescita del Bellunese dove la viticoltura continua a espandersi, sia l’entrata in piena produzione dei nuovi impianti, in particolare nelle province di Treviso, Padova e Venezia.
I vigneti sembrano godere di un buono stato di salute. Alcuni danni sono stati causati da sporadiche grandinate e la piovosità intermittente ha disturbato la regolare somministrazione dei trattamenti contro la peronospora, comparsa in seguito alle ripetute piogge. In generale, comunque, è stata fatta una difesa preventiva tempestiva che ha preservato, nel contempo, quantità e qualità. Da segnalare un generalizzato aumento delle malattie del legno e le incursioni di cinghiali in alcune aree.
La vendemmia è iniziata alla metà di agosto con le varietà precoci, come il Pinot grigio e lo Chardonnay, raccolte prima per le basi spumante e successivamente per i vini fermi. Per le varietà medio-tardive, in vendemmia a settembre, le premesse sono ottime, tuttavia determinante sarà il meteo delle prossime settimane.
La Glera, a fronte di quantità ad ettaro abbondanti, presenta gradazione zuccherina buona con tenuta dell’acidità in tutte le aree di produzione. L’accumulo idrico è stato generalmente buono, tuttavia alcune colline della zona di Valdobbiadene si gioverebbero della pioggia prima della vendemmia che dovrebbe cominciare ai primi di settembre. A due cifre anche la produzione stimata di Prosecco Doc, dove i vigneti, grazie ai tempestivi interventi di difesa, sono in buone condizioni sanitarie e la vendemmia, iniziata a fine agosto, si prospetta buona.
La Garganega, zona Soave, presenta una produzione molto abbondante con grappoli allungati e spargoli, mentre la Corvina – zona Valpolicella – ha subito un rallentamento della maturazione, recuperabile nelle prossime settimane, a causa del carico produttivo elevato e delle alte temperature. La qualità dei rossi, in generale, sarà garantita da una accurata selezione delle uve in sede di vendemmia. Altre uve a bacca rossa come il Tai e il Pinot nero presentano una progressione del grado zuccherino soddisfacente.
Merita un approfondimento la vendemmia del Pinot grigio destinato alla Doc “delle Venezie”, che per la prima volta si presenterà sui mercati senza l’Igt. Per l’ultima nata del Triveneto quella appena iniziata si prospetta come un’annata promettente, con un incremento produttivo del 15-20% sul 2017 e una qualità buona. La gradazione zuccherina buona e la tenuta dell’acidità promettono una qualità dei vini molto interessante, le uve sono sane e non ci sono stati attacchi né di peronospora né di botrite.

Trentino-Alto Adige (+18%)
Si profila un’annata positiva in Trentino e Alto Adige, sia dal punto di vista quantitativo, sia qualitativo. L’andamento stagionale è stato finora molto favorevole: il germogliamento è stato uniforme ed è iniziato con 15 giorni di ritardo rispetto allo scorso anno; tuttavia grazie alle temperature di aprile e maggio il ritardo è stato totalmente recuperato e quindi la vendemmia è risultata anticipata di circa una settimana, così come nel 2017, con un incremento sostanzialmente equamente distribuito tra le due province.
Per quanto riguarda la provincia di Trento, la produzione è abbondante e la pioggia degli ultimi giorni di agosto ha portato un benefico correttivo al rapporto zuccheri/acidità. Questo cambio climatico ha anche scongiurato possibili effetti negativi sulle uve – soprattutto Chardonnay da spumante e Muller Thurgau – dovuti alla persistenza del caldo e alla scarsa escursione termica tra giorno e notte, che ne aveva accelerato i processi di maturazione. Si auspica, quindi, che il clima fresco e moderatamente umido persista anche nelle prossime settimane per favorire un’ottimale maturazione delle uve rosse, Teroldego, Marzemino, Merlot, Cabernet in particolare. L’abbondanza di pioggia tra maggio e giugno ha favorito la peronospora, che tuttavia ha causato solo danni limitati e circoscritti dove non si è riusciti a intervenire: nel complesso infatti le uve 2018 risultano sane.
Situazione analoga anche in provincia di Bolzano. Le uve sono sane e di grande qualità. Anche qui l’abbassamento delle temperature degli ultimi giorni, con significative escursioni termiche, ha riequilibrato gli effetti di un’estate secca e calda.

Friuli-Venezia Giulia (+15%)
La stagione è iniziata con leggero ritardo ma nel migliore dei modi, con una buona cacciata ed è proseguita senza problemi sino alla fioritura, leggermente anticipata rispetto alla media, ma nel complesso ottima. Il clima estivo insolitamente fresco dovrebbe riportare la maturazione delle uve nei tempi considerati normali. Il tempo stabile, già con temperature estive, rilevato nella prima metà di giugno ha contribuito ad una buona/ottima allegagione. La conseguenza è stata una prima indicazione produttiva più consistente nella quantità. Ai temporali che si sono susseguiti dalla seconda metà di giugno si sono aggiunte anche alcune grandinate che hanno colpito a macchia di leopardo il territorio senza, tuttavia, arrecare gravi danni alle vigne. Di rilievo solo la grandinata dell’8 luglio abbattutasi nelle zone Doc Collio e Isonzo. A livello sanitario, l’incidenza delle fitopatie (peronospora, oidio, marciumi e botrite) è stata inferiore alla media, si segnala solo presenza diffusa di tignola. Ad oggi comunque si può parlare di vendemmia più abbondante rispetto allo scorso anno con una qualità decisamente ottima.

Emilia Romagna (+18%)
L’inizio di stagione aveva posto le premesse per un’annata particolarmente abbondante: un inverno piovoso, pochi danni da gelate, una fioritura regolare e crescita rigogliosa della vegetazione, che aveva addirittura indotto i produttori a diversi interventi di potatura verde. Poi, all’inizio dell’estate le piogge insistenti hanno causato i primi problemi di peronospora, più elevata rispetto al 2017, con danni registrati soprattutto in Emilia, dove in alcuni momenti è stato anche difficile entrare in campo per i trattamenti. A questa situazione si sono aggiunti anche danni da grandine, benché circoscritti.
In Romagna, a causa del susseguirsi delle piogge, si è dovuto effettuare un numero di trattamenti contro la peronospora superiori alla media, che hanno avuto successo. Da segnalare forte espansione del mal dell’esca, con danni anche importanti, mentre sono stati limitati gli eventi grandinigeni, comunque in aree molto circoscritte
La crescita produttiva complessiva della regione è, quindi, frutto di un incremento superiore alla media in Romagna, così come nel Piacentino e nel Parmense (territori colpiti l’anno scorso da gelo oltre che da siccità), mentre le province di Modena e Reggio dovrebbero tornare su livelli “normali”. Attesa una buona/ottima qualità delle uve, con regolari parametri enologici e concentrazioni zuccherine adeguate. I primi grappoli per basi spumante/frizzante sono stati staccati prima del 10 di agosto nel Piacentino e appena dopo il 20 nelle province di Modena e Reggio. Per le varietà bianche da vini fermi e frizzanti raccolta ad inizio settembre e per le rosse dal 15 di settembre.

Toscana (+25%)
Lo sviluppo vegetativo, partito con qualche giorno di ritardo, è stato caratterizzato da un buon germogliamento seguito da una fioritura regolare. Qualche difficoltà è incominciata a seguito delle cattive condizioni meteo della primavera/inizio estate. Le ripetute piogge e la forte umidità hanno creato condizioni ottimali per lo sviluppo di peronospora e oidio che, sebbene ben controllati dai trattamenti, hanno provocato alcune perdite. Non è mancata la presenza di botrite e, in Maremma, del mal dell’esca. A livello produttivo si prevede un deciso aumento rispetto al 2017, anche se la sua distribuzione è tutt’altro che omogenea sul territorio: si va da un +10% stimato nella provincia di Massa fino al +50% per l’area del Morellino. Tuttavia il recupero di questo anno non riporterà il vino toscano ai livelli medi dell’ultimo quinquennio.
Le gradazioni sono nella norma su quasi tutto il territorio regionale, con punte più elevate attese nelle zone di Montepulciano e Chianti. Per quanto riguarda la fase finale della maturazione, per il Sangiovese saranno decisive le ultime settimane prima della raccolta, ma a ora le condizioni delle uve sono tra buono e ottimo.

Umbria (+25%)
La stagione è stata caratterizzata da un ciclo vegetativo partito con una settimana di ritardo a causa di un inverno freddo e protrattosi più a lungo del solito. La cacciata è stata buona, così come la fioritura e l’allegagione. La 2018 è un’annata che dal punto di vista quantitativo segna il lento ritorno verso la normalità, dopo due anni di grosse perdite dovute a gelo o stress idrico. Quest’anno sono state le piogge il leitmotiv stagionale: da una parte hanno inciso sullo stadio della maturazione delle uve, riportandole in linea con la media stagionale, ma dall’altra parte hanno obbligato i viticoltori a eseguire un numero di trattamenti molto maggiore rispetto allo scorso anno, comportando per i viticoltori non professionali perdite di produzione soprattutto per le uve Sagrantino. Chi ha lavorato bene, intervenendo prontamente, non ha registrato particolari problemi. In termini qualitativi, le uve bianche hanno un ottimo equilibrio tra zuccheri e livello di acidità. La vendemmia delle uve per le basi spumante è iniziata intorno al 20 agosto, per proseguire con la raccolta delle varietà bianche internazionali per vini fermi. Il Grechetto e i Trebbiani dovrebbero essere vendemmiati a partire dal 10 settembre. Resta un po’ di preoccupazione per le uve rosse: visto il persistere delle piogge, i produttori, per mettere al sicuro il raccolto, potrebbero anticipare le operazioni di 7-10 giorni, con il rischio di vendemmiare uve non al massimo della maturazione.

Marche (+25%)
Situazione ottimale nelle Marche. Un inverno a tratti freddissimo (prima decade di febbraio) ha mantenuto temperature sotto lo zero per circa una settimana, “disinfestando” il terreno da spore e larve come non accadeva da diversi anni. La cacciata è stata quindi ritardata di circa una settimana, con un successivo recupero dovuto a una primavera umida e non fredda, caratterizzata da piogge che si sono protratte fino alla prima decade di luglio. Il clima umido ha favorito attacchi di peronospora e botrite superiori alla media stagionale. I vigneti, grazie all’impegno e all’attenzione dei viticoltori, sia convenzionali sia bio (nelle Marche l’incidenza del vigneto bio sulla superficie vitata totale supera il 30%), ne sono usciti con pochi danni e il ciclo vegetativo della vite è continuato correttamente. Oltre ad una quantità abbondante, si attende un ottimo equilibrio e finezza per le uve bianche (Verdicchio e Pecorino in particolare). Inoltre, la disponibilità di acqua nel suolo ha agevolato l’assorbimento dell’azoto che permetterà lo sviluppo di profumi e aromi che contraddistinguono i vini regionali e il buon gradiente termico giorno/notte ha fatto il resto. La maggiore disponibilità di acqua comporterà vini meno robusti rispetto all’anno passato (si attendono 2 gradi babo in meno), ma saranno vini equilibrati, profumati, espressivi e non eccessivamente alcolici. Quanto alle uve a bacca rossa, Montepulciano in primis, l’abbondanza idrica ha permesso una buona maturazione e, in questo caso, si annunciano vini meno potenti. Molto dipenderà comunque dall’andamento meteorologico del mese di settembre. La vendemmia delle uve per basi spumante è partita tra il 20 e il 27 agosto, subito dopo si è iniziato con il Pecorino mentre per il Verdicchio si attende il 10 settembre. Le uve Montepulciano saranno vendemmiate lievemente in anticipo (7-10 giorni), orientativamente a fine settembre/inizio ottobre.

Lazio (+25%)
Annata estremamente umida anche nel Lazio. A un inverno nella norma sono seguite una primavera e un’estate calde e caratterizzate da frequenti piogge che hanno messo a dura prova anche i viticoltori più attenti. La cacciata è stata buona e puntuale. Fioritura e allegagione, benché lievemente disturbate dai fenomeni meteorologici, hanno avuto un regolare sviluppo e all’inizio dell’estate le vigne si presentavano cariche d’uva con aspettative a dir poco ottimistiche. Le frequenti e cadenzate piogge, però, che in agosto hanno assunto carattere temporalesco, hanno indotto i produttori a intensificare i trattamenti in vigna, con conseguente innalzamento dei costi di produzione. Bolle di peronospora, benché sotto controllo, sono state rilevate in quasi tutte le vigne, causando perdite di prodotto solo in quelle condotte a livello non professionale. Contenuta invece l’incidenza dell’oidio. L’alternanza di sole e pioggia, in un ambiente caldo e umido, ha permesso un veloce sviluppo vegetativo delle viti, il cui ciclo presenta un anticipo di circa una settimana sulla media stagionale. La vendemmia è iniziata dopo la metà di agosto per le basi spumante e per alcune varietà internazionali, la cui qualità risulta buona. Il resto sarà vendemmiato con molta probabilità in anticipo, poiché l’elevata umidità accumulata negli ultimi giorni continua a preoccupare i viticoltori, che con molta probabilità saranno spinti a raccogliere prima del previsto. La gradazione zuccherina dei mosti risulta inferiore di circa 2 gradi babo rispetto allo scorso anno e anche rispetto alla media.
Si otterranno vini bianchi eleganti, equilibrati e con un buon corredo aromatico. I vitigni rossi più tardivi (Cesanese e Montepulciano in particolare) presentano al momento acini turgidi e basso contenuto zuccherino. Tuttavia, un settembre soleggiato potrebbe ancora portare a una vendemmia di ottima qualità per i rossi autoctoni e a un corredo di zuccheri solo leggermente inferiore alla media delle scorse annate.

Abruzzo (+17%)
Moderato ottimismo in Abruzzo, dove si prospettano volumi superiori allo scorso anno e una vendemmia in anticipo, in media, di una settimana.
Dopo un inverno freddo, che ha visto temperature sotto lo zero per una settimana, il ciclo vegetativo nei vigneti è iniziato in lieve ritardo. Le frequenti piogge primaverili, senza impedire una buona fioritura e allegagione, si sono protratte sino alla prima decade di luglio per poi rallentare notevolmente la cadenza. Tali condizioni hanno favorito l’insorgere di peronospora e oidio, che hanno prodotto danni nei vigneti a conduzione non professionale; in alcuni casi si sono avuti attacchi di tignola ai quali è stato difficile far fronte con i trattamenti.
Le uve per le basi spumante (Chardonnay e Pecorino) sono in fase di vendemmia già da metà agosto e sono di buona qualità: a causa dell’accumulo d’acqua dei mesi precedenti, il tenore zuccherino risulta però inferiore sia rispetto allo scorso anno che alla media. La vendemmia delle altre uve bianche inizierà nella prima decade di settembre. Per il Montepulciano, al momento anch’esso meno ricco di zuccheri, la vendemmia è prevista con circa 10 giorni di anticipo, a fine settembre, e la preoccupazione è che non si arrivi ad un omogeneo grado di maturazione dei grappoli. Tutto comunque dipenderà dall’andamento meteo di settembre: in caso di bel tempo, la qualità media del Montepulciano potrebbe raggiungere anche livelli di ottimo.

Molise (+15%)
Annata buona ma non eccezionale sul fronte quantitativo, mentre si nutrono ottime aspettative sul fronte qualitativo. Non si registrano particolari problemi fitosanitari, salvo qualche attacco di tignola non facile da trattare, così come accaduto in Abruzzo.

Campania (+15%)
Piuttosto variegata la situazione nella regione. L’annata si prospettava sotto i migliori auspici dopo un’ottima cacciata seguita da una buona fioritura e da una buona allegagione. Le ripetute piogge, successivamente, hanno favorito attacchi di peronospora e botrite molto superiori alla media stagionale con perdite di prodotto. A peggiorare la situazione c’è stata una forte grandinata nei primi giorni di maggio che ha colpito una vasta area del Beneventano. La situazione appare decisamente migliore nelle altre aree vinicole della regione. Anche in Campania si stima una gradazione delle uve inferiore rispetto sia allo scorso anno sia alla media.

Puglia (+12%)
Dopo un inizio promettente in tutta la regione, nel corso della stagione si sono susseguiti eventi che hanno ridimensionato le prime stime produttive, particolarmente ottimistiche. Nel Nord della regione – ad eccezione della fascia costiera – si sono avute gelate primaverili che hanno colpito duramente la Murgia Barese e numerosi fenomeni temporaleschi (bombe d’acqua). Al Sud, a intaccare il volume produttivo è stato un mix di piogge, anche di forte intensità, e poi di eventi grandinigeni. Nel Salento, le prime grandinate si sono abbattute il 14 e il 15 giugno, a macchia di leopardo, su alcuni comuni del Leccese, dove è stata stimata una perdita produttiva fino ad oltre il 30%. Grandinate si sono registrate nei due mesi successivi in altre zone del Salento, sempre a macchia di leopardo.
In generale, in tutta la regione, l’incidenza delle fitopatie è stata più alta rispetto alla media stagionale, soprattutto peronospora, ma anche tignola e ultimamente botrite. Molto superiore alla media il numero dei trattamenti effettuati.
Per quanto riguarda il calendario dello sviluppo vegetativo si riscontrano situazioni diversificate tra le due “anime” della regione: in generale si parla di anticipo vegetativo che va dai 15 giorni del Nord ai 7 del Salento.
I viticoltori, comunque, dinanzi a un’annata così complessa, rimangono fiduciosi sulla buona riuscita della vendemmia, specialmente delle uve bianche in generale e di quelle precoci in particolare. Qualche preoccupazione persiste sulla gradazione delle uve, in particolare per i vini rossi.

Basilicata (+18%)
Anche in Basilicata le aspettative iniziali si sono ridimensionate con il passare dei mesi a causa di un’evoluzione climatica tutt’altro che ottimale. Le piogge hanno favorito l’insorgere di peronospora e si è dovuto intervenire in misura superiore alla norma. Al momento si attende una buona qualità, soprattutto sull’Aglianico.

Calabria (+20%)
Il 2018 ha segnato per la viticoltura regionale un ritorno alla normalità rispetto al calendario vendemmiale. A differenza delle altre regioni del Meridione, si sono avuti minori problemi legati al maltempo e l’incidenza dei problemi fitosanitari è stata minore rispetto ad altri areali. Gli attacchi di oidio e peronospora sono stati ben controllati e non hanno creato danni rilevanti. La raccolta delle uve bianche è iniziata a fine agosto e i primi riscontri sulle gradazioni risultano in linea con la media.

Sicilia (+5%)
Dalle coste tirreniche, nel Messinese, sino a quelle siracusane e ragusane che si affacciano sul mar Ionio, passando per l’Etna e finendo nel Trapanese, la vendemmia “più lunga d’Italia” presenta aspettative decisamente ridimensionate rispetto agli inizi della campagna, tali da non far recuperare quasi nulla di quanto si era perso nel 2017.
La regione tuttavia presenta una situazione dei vigneti differenziata a seconda delle zone. Nella Sicilia occidentale, la vendemmia procede con un ritardo di circa 10 giorni rispetto alla media, frutto di un’estate caratterizzata da piogge frequenti e temperature mai elevate che, da un lato, hanno protetto le piante dal rischio di stress idrico ma, dall’altro, hanno portano ad una maturazione più lenta. Un’annata, in sostanza, in netta opposizione a quella del 2017, contrassegnata da un caldo torrido. La cacciata, la fioritura, l’allegagione e l’invaiatura si sono presentate buone o ottime su gran parte del territorio. A macchia di leopardo, si sono registrati attacchi di peronospora che hanno colpito prevalentemente varietà più sensibili come il Nero d’Avola o il Grillo. In areali ristretti, parte della produzione è stata distrutta da una inusuale grandinata. Dal punto di vista qualitativo, proprio le basse temperature e la maggiore piovosità hanno portato ad una buona maturazione fenolica e aprono alla produzione di vini freschi ed eleganti. Il rischio però è legato alla possibile insorgenza di malattie del vigneto a causa dell’eccessiva umidità. Molto dipenderà anche dal clima dei prossimi giorni. In media si stima una gradazione delle uve più bassa di un 1,5 o perfino 2 gradi babo rispetto all’annata precedente.
Nella Sicilia Orientale, le ottimistiche previsioni iniziali, supportate da un clima non eccessivamente afoso della primavera-estate e dall’assenza di malattie, hanno ceduto il passo a più di una preoccupazione nel cuore dell’estate: le intense e frequenti piogge di luglio-agosto, in piena fase di maturazione della vite, accompagnate a qualche grandinata a livello locale, hanno creato più di un timore in diverse zone. Si prevedono comunque incrementi produttivi nel Siracusano e nel Ragusano e anche sull’Etna, dove le favorevoli condizioni climatiche hanno preservato le uve nei passaggi più delicati dello sviluppo e della maturazione. Siamo comunque molto lontani dalle previsioni di inizio campagna che davano un raccolto in grande recupero sul 2017.

Sardegna (+12%)
Per la viticoltura isolana il 2018 è stato un anno molto particolare, caratterizzato da un andamento meteo con umidità persistente che ha favorito il diffondersi della peronospora. Le continue piogge, a volte manifestatesi come vere e proprie bombe d’acqua, per fortuna circoscritte, hanno ritardato la maturazione. Solo negli ultimi giorni di agosto è arrivato in soccorso provvidenziale il Maestrale che, asciugando le uve, ha aiutato a evitare danni eccessivi. Eccettuate le situazioni particolari dove le forti piogge hanno ostacolato gli interventi in vigneto, la situazione fitosanitaria è stata gestita con successo. A livello di uve bianche, la previsione qualitativa è più che ottima per Nasco, Malvasia e Nuragus, molto interessante per il Vermentino. Naturalmente, se si manterranno le buone condizioni di questi ultimi giorni, si può pensare a una buona vendemmia, soprattutto nella parte Nord della regione, mentre al Sud si stima un recupero più limitato.