Una tempesta di bollicine attorno al nome Prosecco

Una tempesta di bollicine attorno al nome Prosecco

Le denominazioni Doc e Docg a confronto sulla specifica in etichetta, o meno, del termine Prosecco

Innocente Nardi Presidente Consorzio di Tutela Prosecco DOCG

 

Una tempesta di bollicine? Nelle ultime settimane il mondo del Prosecco Doc e Docg si è decisamente agitato, in seguito alla decisione presa da un’azienda produttrice di eliminare il termine Prosecco, sostituendolo con la dicitura in etichetta di “Valdobbiadene Docg”. Dopo 10 anni dal disciplinare (decreto del 2009, ndr), nonostante i numeri parlino di una crescita esponenziale sia per la Doc che per la Docg, è ancora la differenziazione del prodotto e del territorio ad essere messa in discussione, come se la parola Prosecco racchiudesse produzioni vitivinicole di minor pregio. ” Va sottolineato che a oggi il disciplinare prevede la possibilità di riportare in etichetta anche solo il nome della località senza la parola Prosecco. Il Consorzio di Tutela del Prosecco Docg ha commissionato al Cirve un’indagine sull’etichettatura delle bottiglie di Conegliano Valdobbiadene: il risultato dell’indagine mostra che il 92% riporta in etichetta il termine Prosecco Superiore, oltre al luogo di origine”, afferma  il Presidente Innocente Nardi. A Stefano Zanette, Presidente del Consorzio di tutela del Prosecco Doc abbiamo chiesto di darci una personale interpretazione di quanto sta accadendo sulle colline del “Glera”.  “Ritengo che la qualità di una produzione vitivinicola non dipenda, aprioristicamente, dalla denominazione che la identifica. Sono molti infatti gli elementi che incidono sulla qualità di un vino. E’ noto ai più che il disciplinare di produzione di una denominazione definisce i profili standard di quella denominazione e, una volta garantiti quei livelli qualitativi, ciascuna azienda ha lo spazio per identificare il proprio posizionamento e la propria visione, anche in termini di qualità. Per questo motivo, ciascuna etichetta, oltre alla denominazione, reca l’indicazione dell’azienda produttrice.  Non sfuggirà a nessuno che non tutti i Bordeaux sono uguali, così è per gli Champagne come anche per i Prosecco, siano essi Doc o Conegliano Valdobbiadene Docg”. 

Stefano Zanette, Presidente del Consorzio di tutela del Prosecco Doc

Crede che vi saranno dei benefici da questa eventuale ed ipotetica scissione, promossa e portata avanti anche dalla stessa Confraternita? “Non penso si tratti di una scissione ma di una libera scelta aziendale circa la modalità con cui presentarsi al consumatore, facoltà peraltro ammessa fin dal 2007, due anni prima del riconoscimento della Doc. Se a questa scelta sarà legato anche un miglioramento della qualità delle produzioni e una conseguente valorizzazione delle stesse, anche dal punto di vista economico, ne beneficeremo tutti. L’importante è che dietro a questa operazione non si nasconda l‘idea di identificare profili qualitativi esclusivamente sulla base della denominazione riportata in etichetta. Dobbiamo fare in modo di informare adeguatamente il consumatore circa le peculiarità che identificano e rendono diverse le nostre denominazioni, peculiarità che però non possono rimanere legate alla sola indicazione riportata in etichetta ma devono tradursi in un vino che, anche dal punto di vista sensoriale, il consumatore percepisca come ‘diverso’”.

Questo eccesso di “particolarismo territoriale” potrebbe invece generare confusione nel consumatore finale e ancor di più all’estero? “Sinceramente non so se questa scelta possa, o meno, generare confusione. So di certo che oggi la confusione più grande nasca dal fatto che non siamo stati ancora in grado di spiegare adeguatamente al consumatore, sia in Italia che all’estero, che non basta che un vino abbia le “bollicine” per poterlo chiamare Prosecco. In questo senso, se oggi troviamo alcuni listini che indicano come “prosecco” una bottiglia di un produttore come “Ferrari”, o una denominazione come “Franciacorta” o di una varietà come la “falanghina”, temo che, a di là delle opportunità, reali o supposte, non sarà facile per i produttori di Valdobbiadene affrancarsi dal termine Prosecco”.

Il Consorzio come intende affrontare l’ulteriore evoluzione in etichetta?  “In alcun modo, sempre che tale attività si accompagni a una comunicazione corretta e rispettosa di entrambe le denominazioni”. Anche Innocente Nardi, rimane aperto al confronto e sull’eventuale modifica al disciplinare afferma:  “vale la pena ricordare che nel 2009, quando si mise ordine al mondo Prosecco con la distinzione di DOC e DOCG, tutti i produttori procedevano insieme, mossi dall’idea condivisa di tutelare il nome Prosecco, di garantire una trasparenza del mercato e qualità del prodotto a favore anche del nostro territorio. In particolare, si voleva disinnescare la minaccia di produttori italiani e stranieri che avrebbero coltivato il vitigno altrove e prodotto il Prosecco in tutto il territorio nazionale e anche all’estero. Questi obiettivi sono stati raggiunti ampiamente e il successo derivato da queste scelte è stato un successo di tutti e di cui tutta la denominazione sta godendo” . 

 

About The Author

Chiara Martinelli

Un passato nella moda la porta ad essere il riferimento fashion della redazione. La sua passione per il vino e in particolare per le bollicine, nasce tra quattro chiacchere e sorrisi, fino a diventare una vera professione. Gionalista pubblicista, si occupa anche di p.r. e social media.

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