Università ed Enti di ricerca su vite e vino uniti per la sostenibilità.


Importante accordo sottoscritto l’accordo tra le Università degli Studi di Padova, Verona e Udine, la Libera Università di Bolzano, l’Iga Udine, la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige e il Crea Viticoltura ed Enologia di Conegliano, per dare il via al progetto Viticoltura 4.0. L’accordo è alla base di una raccolta di fondi in cui saranno impegnati tutti gli stakehoder, pubblici e privati, coinvolti nel finanziamento di un piano di lavoro di durata almeno quinquennale. Viticoltura 4.0 guarda con attenzione alle possibilità offerte dai 21 milioni che il Ministero delle Politiche Agricole ha messo a disposizione (2016) per finanziarie la ricerca in materia di biotecnologie sostenibili.

Il progetto, coordinato dal professor Mario Pezzotti (Università di Verona), punta al rinnovo varietale ed al miglioramento delle tecniche di coltivazione per una sostenibilità sempre più decisa. Più precisamente intende costituire nuove varietà rendendole resistenti alle malattie attraverso incroci ed selezioni; modificare quelle preesistenti per renderle più tolleranti alle malattie; studiare l’impatto di nuove patologie sull’ambiente, valutarne le modificazioni nel suolo e nell’atmosfera; studiare e sperimentare l’applicazione di alcune tecniche agronomiche sulle varietà resistenti, come la defogliazione precoce, il deficit idrico controllato, nuove forme di allevamento, l’epoca del raccolto. In più, lo studio di tecniche alternative al breeding (allevamento) tradizionale ed un più approfondito utilizzo di cisnegenetica e genome editing (tecniche, peraltro, ancora nel limbo dell’incertezza normativa).


Le sette istituzioni rappresentano eccellenze a livello nazionale ed internazionale ed hanno già dato importanti contributi nella ricerca in viticoltura, come la ricerca sul sequenziamento del genoma della vite, che ha visto protagonisti questi stessi enti di ricerca. Il nuovo accordo rappresenta un altro passo su cui guardare al futuro del settore mettendo a fattor comune risorse intellettuali e strumentali e grazie a ciò accelerare il processo di trasferimento dei risultati della ricerca dai laboratori ai vigneti con benefici per viticoltori, consumatori ed ambiente.