Xylella: ulivo affetto dalla malattia

Puglia: albero d’ulivo affetto da Xylella fastidiosa

Si chiama “Xylella fastidiosa” il batterio responsabile dell’infezione che sta mettendo in ginocchio gli ulivi della provincia di Lecce, seccandoli irreversibilmente. È un patogeno da quarantena: fino all’anno scorso in Europa non ce n’era traccia, era conosciuto (da 130 anni) solo nelle Americhe e a Taiwan. Colpisce anche alberi da frutto e piante ornamentali, diffusissime in Salento, ma per fortuna la vite ad oggi risulta immune al ceppo: almeno il rischio di una “nuova fillossera” per ora è scongiurato.
I focolai sono sempre più numerosi e non esiste storia fitopatologica a cui attingere, per questo la ricerca ha un ruolo chiave. Comunità scientifica, Regione, Europa: tutti sono chiamati a capire che non si tratta più di un problema circoscritto all’areale salentino, ma è in gioco l’olivicoltura dell’intero bacino Mediterraneo.
Cerchiamo di capire meglio cosa sta succedendo agli ulivi pugliesi col Prof. Donato Boscia, Responsabile dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del CNR di Bari, che proprio in questi giorni continua a esaminare le campagne vicino Leuca.

 

Il Professor Donato Boscia del CNR di Bari

Il Professor Donato Boscia del CNR di Bari

Professor Boscia, cosa è successo in questi ultimi 10 mesi?
“La diagnosi della Xylella è arrivata a inizi ottobre dell’anno scorso, grazie all’intuizione del prof. Giovanni Martelli. Da allora, la ricerca del CNR e dell’Università di Bari a livello epidemiologico e genetico sul patogeno è andata molto avanti. In 9 mesi, insieme alla comunità scientifica internazionale, è stato fatto ciò che era umanamente possibile. Il prossimo ottobre ci sarà un Simposio, a Gallipoli sono attesi 200 ricercatori, il Gotha mondiale sull’argomento”.

Come si propaga la Xylella?
“Il vettore principale è un insetto che, nutrendosi delle piante, vi deposita una caratteristiche schiuma: volgarmente detto “sputacchina media”, in Salento è molto comune; purtroppo è un vettore ad alta efficienza: cioè in grado di infettare il 100% delle piante. In zone (California, Brasile) dove la Xylella è già nota, non è così”.

Bruxelles ha risposto imponendo l’eradicazione delle piante infette, ma non è più una soluzione gestibile. Perchè?
“Il programma imposto da Bruxelles è semplicemente utopico. Il 30 aprile (giorno in cui L’UE ha legiferato, n.d.r.), l’areale del contagio era fermo a 23000 ettari, con epicentro Gallipoli. Oggi la zona di contagio mappata si è estesa: includendo anche le campagne abbandonate, ormai il territorio interessato è troppo ampio per aspirare all’eliminazione totale del batterio”.

Che appello lancia alla politica ancora in ferie?
“È tempo di prendere la cosa di petto: siamo davanti a una bomba fitopatologica. Abbiamo bisogno di bandi europei seri e selettivi, per progetti da affidare a ricercatori con gli attributi. Non abbiamo la bacchetta magica, la Xylella è una novità per l’Europa e ad oggi non esistono terapie valide. Il nemico va ancora conosciuto e studiato e le risorse (economiche e umane) non sono sufficienti. Per un piano di ricerca serio sull’epidemiologia e il ciclo biologico di un insetto servono almeno 3 anni”.

Per ora quali sono le soluzioni-tampone?
“Controllo dei vettori con metodi di lotta integrata laddove si può, interventi mirati di eradicazione in aree ancora poco compromesse. Servizio Fitosanitario e Ministero dell’Agricoltura hanno già disegnato una linea di 45 Km da Adriatico a Ionio, dove concentrare la lotta ai vettori per prevenire l’eventuale salto della sputacchina più a nord.
La Regione Puglia ha poi emanato delle linee-guida con suggerimenti di buone pratiche da seguire”.

 

Puglia, ulivi sani nel nord-barese

Puglia, ulivi sani nel nord-barese

La sensazione è che, in assenza di precedenti, si debba procedere con costanza ed energia ma “per tentativi”: 10 mesi di esperienza sono pochissimi per giungere a qualsiasi conclusione, catastrofica o incoraggiante che sia. Ma intanto è necessario che l’Unione Europea adesso affronti sul serio l’emergenza, dando più poteri, fiducia e fondi alla Regione e ai Comitati Scientifici.
L’ulivo pugliese è la storia millenaria del Mediterraneo. Forse presto diventerà patrimonio UNESCO. Non dimentichiamocelo.