Considerazioni a posteriori sul tour de force Prowein/Vinitaly. E voi, che ne pensate?

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Prowein 2015, pad. 16

Prowein e Vinitaly: mai come quest’anno le due fiere si sono messe spalla a spalla, pronte a raccogliere pareri e confronti. Il find the differences è ricco e parte dal profilo estremamente differenziato che ognuna delle due vuole mantenere. Parlando con gli operatori italiani ci si rende subito conto che la leadership di Vinitaly è stata leggermente intaccata dalla reputazione in netta salita che la fiera tedesca ha saputo farsi, basta guardare i numeri, specialmente quelli degli espositori e ancora di più delle aziende italiane, tanto che sono serviti ben due padiglioni – il 15 e il 16 – per accogliere tutti i nostri connazionali in trasferta a Düsseldorf.

Ma Vinitaly è pur sempre quell’appuntamento dove “si deve essere” e anche qui i numeri sono anno dopo anno incoraggianti (questa edizione ha registrato 150mila visitatori). Una fiera di più ampia apertura dove non si parla solo la lingua del business e dove sono ben volute anche altre tipologie di pubblico, anche se il rischio “Oktoberfest” è sempre latente (e talvolta evidente).

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Vinitaly 2015, ingresso principale.

Partiamo dal primo punto: la logistica. La fiera tedesca è impeccabile, sia come organizzazione che come location. Purché non si sia deciso di atterrare all’aeroporto di Düsseldorf Weeze (come nel mio caso, ma mi rendo conto che Messe Düsseldorf c’entra poco): nessun collegamento, nessun mezzo (solo un autobus dopo più di due ore), tanto da dover ricorrere al noleggio di una – piuttosto costosa – auto. Verona invece, beh lo sappiamo tutti: ci lamentiamo ormai da anni per le file chilometriche, i non parcheggi, le lunghe attese in auto, i pochi taxi, le navette troppo (e ripeto troppo) cariche. Purtroppo non sembra essere mai cambiato molto nei miei ormai 6 o 7 anni di Vinitaly (e io quest’anno, in preda alla disperazione, ho dovuto ricorrere all’autostop per raggiungere il centro storico).

Secondo elemento, l’atmosfera. Qua il punto va senza dubbio a Vinitaly. Intanto c’è da dire che i padiglioni italiani di Prowein erano assolutamente sotto tono, sopratutto se comparati con le aree di Germania, Spagna e Francia. Poche iniziative, poche degustazioni, poco colore, stand collettivi piuttosto anonimi e con poco appeal, un po’ di confusione anche per me che in Italia ci vivo e lavoro in questo settore. Per non parlare del fuori fiera: se davvero “Prowein goes city”, come recita il payoff, io non me ne sono proprio accorta. Probabilmente sono finita in una parte della city sbagliata, ma niente in confronto alla movida e ai momenti di aggregazione che offre Verona sotto Vinitaly. Ma può trattarsi di un punto di vista parziale, ne sono consapevole. Vinitaly da questo punto di vista è davvero apprezzabile. Padiglioni affollati (anche troppo), tante cose da fare, convegni sempre di massima attualità, tanti attori coinvolti in prima linea per raccontare territori, denominazioni, tipologie di vino, iniziative eno-culturali. Verona diventa per quattro giorni l’epicentro di una vera scossa di entusiasmo, cene, visite in azienda, happy hour e molto altro.

Terzo punto: la mission. Fare Vinitaly e fare Prowein significa imbattersi in realtà che stanno agli antipodi. Prowein è business: tanti buyer, importatori, distributori, stampa di settore. Ma non pensate di appoggiare i gomiti allo stand e attendere: è una fiera che va preparata in anticipo, con tanto di appuntamenti e fitta agenda di incontri, altrimenti si rileva quasi inutile (parola di aziende). Vinitaly invece è il luogo deputato alle pubbliche relazioni: per aziende piccole o per le denominazioni meno conosciute è l’occasione giusta per fare promozione, per gli altri il momento per consolidare la propria immagine. Stare allo stand, raccontarsi, spiegare i vini si dimostra appagante e sicuramente porterà un riscontro, ma forse più in termini di comunicazione che di commerciale. C’è però da dire che accanto al grande pubblico ci sono stati anche numerosi operatori e che Veronafiere, quest’anno più che mai, pare essersi impegnata per potenziare anche questo aspetto di primaria importanza per un’azienda vitivinicola. Le iniziative che la kermesse ha messo in piedi per accrescere l’incoming professionale sembrano aver portato buoni frutti, almeno questo è ciò che emerge dai pareri dei partecipanti.

Quarto punto: mai più così vicine!  Non so voi, ma io ho bisogno di una settimana in un centro benessere dopo questo tour de force. Forse la scelta di organizzare le due kermesse l’una di seguito all’altra è dettata da esigenze logistiche degli operatori extra europei,  ma l’impressione è che siano stati in molti a scegliere se partecipare all’una oppure all’altra. Ci vuole un po’ più di stacco, o lo penso solo io?

In generale le aziende si sono dette soddisfatte da entrambi gli appuntamenti, i più importanti del panorama enologico europeo (con il Vinexpo che ci sarà a giugno). Il clima che si respira è tutto sommato positivo (sarà merito anche del cambio favorevole con il dollaro): si cercano – e talvolta si trovano – nuovi contatti e partner commerciali, si parla con la stampa, ci si promuove con il pubblico di appassionati, si fa squadra con altri “colleghi” del vino fra una cena e l’altra. Adesso nella fase di follow up le aziende potranno fare il punto (e vedere con un po’ di tempo cosa effettivamente andrà in porto), le fiere aggiustare il tiro, gli operatori tirare le somme. Quel che è certo è che siamo sopravvissuti. Ci vediamo alla prossima fiera: Vinexpo 2015, a Bordeaux dal 14 al 18 giugno.