Se innestare è un’arte, il vivaio viti ne è il capolavoro finale, lavoro faticoso ma sempre e comunque scandito da momenti di grande stupore ed emozione.

La Natura ha le sue leggi imperscrutabili alle quali noi si può far altro che conformarsi. E il vivaio viti che l’Azienda Agricola Barberis cura dal 1970 ne è la conferma. La parabola che va dalla produzione di marze e portainnesti alla barbatella finale è cadenzata da un ritmo ben preciso che non ammette deroghe. A meno che non sia la Natura stessa a dettarle. La primavera è il periodo di messa a dimora delle piante di vite in vivaio. Si tratta di un’operazione che solitamente ha luogo nel mese di aprile ma che, in questa circostanza, a causa dei lunghi strascichi invernali e del prolungarsi delle basse temperature, è stata posticipata a maggio.

La messa a dimora delle piante nel vivaio è la parte finale di un processo che sublima nel trapianto delle barbatelle. Si tratta di un percorso minuziosamente curato che ha inizio dalla produzione di marze e portainnesti, i quali vengono coltivati in azienda, altamente selezionati, certificati e sottoposti a una continua osservazione sanitaria e agronomica. Ed è con molto orgoglio che ai titolari piace ricordare come l’autorizzazione regionale per la creazione del nostro vivaio si annoveri tra le prime concesse in Piemonte. L’esperienza accumulata nel corso di questi anni e la soddisfazione dimostrata dai clienti sono state la conferma di una passione e dedizione che l’Azienda Agricola Barberis non mai smesso di alimentare.

Qual è il processo che conduce alla barbatella?

Innanzitutto si parte dai lunghi tralci dei portainnesti, spezzoni di talea americana che vengono tagliati tra novembre e dicembre; e dalle marze che, invece, vengono prelevate in vigna dalle piante madri durante la potatura invernale di febbraio e tagliate in modo da lasciare una gemma per ognuna di esse.

L’operazione più delicata è l’inserimento delle marze nei portainnesti, solitamente svolta a tavolino mediante l’ausilio di un’apposita macchina da innestare con taglio ad omega. Subito dopo, le talee ottenute subiscono un’operazione di paraffinatura, tramite la quale vengono immerse in una soluzione di paraffina rossa liquida, fondamentale per proteggerle da un’eventuale disidratazione, evitare il possibile ingresso di agenti patogeni, ritardare la sbocciatura delle foglie, preservare i tessuti legnosi dalle basse temperature invernali e favorire la formazione del callo, facilitando lo sviluppo delle radici. In un secondo tempo, le stesse talee vengono sistemate a strati alterni di segatura umida dentro apposite casse di legno, all’interno di una stanza riscaldata a una temperatura tra i 26 e i 30 gradi.

È sempre un momento denso di meraviglia vedere spuntare i primi germogli. Essi incominciano ad apparire dopo una ventina di giorni, al termine del periodo di forzatura. Per agevolare la loro crescita, la parte superiore della segatura viene rimossa. Una volta estratte, le barbatelle così ottenute vengono sottoposte a una seconda paraffinatura, questa volta di colore blu. Per metterle a dimora, infine, si tracciano i solchi con un apposito aratro. Ed è proprio questo il periodo dell’anno in cui è possibile vedere i nostri campi striati di blu, con le loro lunghe fila colorate che si allungano dalla terra come tante dita rivolte verso il cielo. Un blu Kandinksy, per intendersi; quello che lui stesso amava definire “della profondità, della purezza, della quiete“. Aveva ragione.

If grafting is an art, the vines’ nursery is the final artwork. Hard work but always characterized by wonder and strong emotions.

Nature has its mysterious laws to which we can’t do anything but getting adapted to them. The vines’ nursery that we take care of since 1970 is the confirmation of this concept. The tale that goes from the graft and rootstock production to the production of the vine plant is marked by a very precise rhythm that doesn’t admit exceptions, unless Nature dictates it. Spring is the planting period for the vines in the nursery. This operation is usually carried out in April but in these circumstances, due to the long winter and the prolonging of low temperatures, we had to posticipate it to may.

The vines’ planting in the nursery is an operation that ends in the transplantation of the vine plants. It is a meticulously cured process that starts with the production of scions and rootstocks, that are cultivated here in our estate, strictly selected, certified and continuously submitted to a sanitary and agronomic observation. We like to remind proudly that the regional permission for the creation of our nursery has been one of the first given in Piedmont. The experience gained during these years and the satisfaction of our customers are the confirmation of the passion and dedication that we have never stopped feeding.

What is the process for the creation of a vine plant?

First of all, we start from the long shoots of the rootstocks, american vine’s cuttings that are cut in November-December. The scions are collected in the vineyard from the mother plants during the winter pruning in February and cut so that they have one bud each.

The most delicate operation is grafting the scions on the rootstocks. Usually this operation is carried out on a table with a specific grafting tool with an omega-shaped cut. Immediately after, the cuttings obtained are covered with red liquid grafting wax, very important to protect them from dehydration, to avoid the contamination by pathogenic agents, to delay the birth of the leaves, to preserve wood tissues from low temperatures in winter and to initiate the callus tissue, facilitating the development of the roots. After that, the cuttings are placed in specific wood cases in alternate layers with humid sawdust, in a room heated to 26-30°C.

Seeing the first shoots growing is always a moment of big wonder. They start sprouting after about 20 days, at the end of the forcing period. To facilitate their growth, the upper part of the sawdust is removed . Once extracted, the plants are waxed again, this time with a blue grafting wax. Finally, we dig a groove with a specific plow to plant our cuttings. This is the period of the year when you can see our fields blue-striped, with the long colored rows that stretch from the soil to the sky as fingers. A Kandinsky blue, the same blue that he loved to define “the depth, the purity, the calm” color. He was right.