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La Bosana è la principale varietà autoctona della Sardegna, espressione della lunga tradizione olivicola della regione, e della crescente qualità della sua produzione di olio extra vergine Dop. Un tesoro, questo, che si unisce ai tanti prodotti tipici sardi e alla sua grande varietà enogastronomica – come la fregola, il pane carasau, il formaggio pecorino e il vino, solo per citarne alcuni. Prodotti in alcuni casi unici che si intrecciano con la storia dell’isola da secoli.

Produzione olio Sardegna: i numeri

Con una produzione annua di circa 90 mila quintali di olio, l’olivicoltura in Sardegna riveste una notevole importanza per la sua economia. E per le sue antiche tradizioni. Le caratteristiche geografiche hanno favorito la sopravvivenza di alcune cultivar autoctone sarde, tra le quali spicca per diffusione la Bosana. Questa varietà è presente principalmente nella Provincia di Sassari, la parte più produttiva di una Regione che conta circa 40 mila ettari di superficie produttiva.

olio sardegna Bosana

Bosana: le caratteristiche della principale varietà autoctona della Sardegna

La Bosana è una delle varietà che caratterizza maggiormente l’extravergine Sardegna Dop, richiesta per almeno l’80% nella sua composizione, come da disciplinare di produzione. “L’applicazione rigida del disciplinare di produzione dell’olio extra vergine Dop Sardegna – spiega Antonella Anna Maria Orrù Presidente del Consorzio di Tutela – ha consentito, negli anni, di migliorare qualitativamente l’olio proveniente dalla Bosana e dalle varietà autoctone. Applicando le metodologie e conservando le tradizioni, la qualità  di questo extravergine ha subito un miglioramento qualitativo notevole. E questo si desume, soprattutto, dai numerosi premi nazionali e internazionali riconosciuti a diverse aziende produttrici di olio Dop Sardegna”.

Il disciplinare di produzione dell’olio extra vergine Dop Sardegna: ecco cosa serve

Come si legge nel sito del Consorzio di Tutela dell’Olio Dop Sardegna, organismo che si occupa della promozione e della tutela di questo prodotto, le aziende produttrici devono attenersi ad alcune regole. Prima fra tutte, la scelta delle varietà di olivo.

“La Denominazione di Origine Protetta ‘Sardegna‘ – si legge – è riservata all’olio extra-vergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti nell’oliveto, da sole o congiuntamente, per almeno l’80%. Parliamo di Bosana , Tonda di Cagliari, Nera (Tonda) di Villacidro, Semidana e i loro sinonimi. Al restante 20% concorrono le varietà minori presenti nel territorio, che comunque non incidono sulle caratteristiche finali del prodotto”.

Altro aspetto da tenere in considerazione è la raccolta delle olive in Sardegna, che deve avvenire – si legge ancora nel disciplinare – “ad uno stadio di maturazione ottimale, entro un arco di tempo compreso tra l’inizio della invaiatura e non oltre il 31 gennaio. I sistemi di raccolta ammessi sono: la “brucatura” dalla pianta; la raccolta con mezzi meccanici”. 

“In ogni caso – continua – saranno escluse le tecniche, comunque eseguite, che prevedono la raccattatura delle drupe cadute al suolo. È vietato l’uso di prodotti di abscissione”. 

Dove viene prodotto l’olio in Sardegna?

C’è poi la questione del territorio. Nel sito del Consorzio, è presente l’elenco di tutti i comuni dove il disciplinare ammette la coltivazione di olivi destinati alla produzione di Olio Dop Sardo. Un prodotto che fa parte da tempo immemore della storia della regione e che viene coltivato in più province, da Sassari a Nuoro, passando per Cagliari e Oristano. Il tutto, con criteri precisi, da seguire alla lettera per conservare l’unicità e la genuinità.

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