La carenza di CO2 mette in pericolo la produzione di birra

Il problema della carenza di CO2 mette in crisi il comparto birra, che potrebbe andare incontro a rincari

La Germania si prepara a possibili rincari nel settore della birra, dovuti alla carenza di CO2. Come abbiamo già sentito per altri comparti nel corso dell’estete, la difficoltà di reperire CO2, uno dei gas più diffusi in natura, ha determinato il blocco di alcuni comparti alimentari, come quelli delle bevande gassate tra cui adesso anche la birra.

Non è la prima volta che il più famoso gas per utilizzo alimentare scarseggia, già nel 2018 avevamo assistito a un periodo di carenza di CO2.

A cosa serve la CO2 per la produzione della birra?

La birra rientra nel settore delle bevande effevverscenti, e come sappiamo le bollicine che si sprigionano al momento in cui si stappa la bottiglia e seguentemente nel boccale, sono costituite da anidride carbonica. Questo gas si origina per effetto della seconda fermentazione in bottiglia o in tank, in quanto i lieviti, consumando gli zuccheri del mosto, producono alcol, anidride carbonica e tutta una serie di composti secondari, tra cui quelli aromatici.

In alternativa, alcune birre industriali vengono prodotte mediante la gassatura con anidride carbonica esogena, così come avviene per l’acqua e altre bibite gassate.

Inoltre la CO2 è necessaria per la produzione di birra al fine di precomprimere serbatoi e bottiglie, questo impedisce alla birra di formare schiuma e di entrare in contatto con l’aria, che finirebbe per alterare o far deteriorare il prodotto.

co2 birra

Ammoniaca, cosa c’entra con la produzione di CO2?

“A causa degli attuali prezzi dell’energia, diversi produttori di ammoniaca hanno chiuso i loro impianti perché la sua produzione è diventata non redditizia”, ​​ha affermato il portavoce della Brewers’ Association. È noto infatti che i produttori di birra hanno bisogno di ammoniaca per produrre anidride carbonica, riferisce il Paìs in un servizio racconta che “la mancanza di ammoniaca porta a una mancanza di quantità di CO₂ che dovrebbero essere acquistate altrove”, cosicché a causa delle scarse quantità disponibili e dei “prezzi notevolmente più cari”, l’aumento dei prezzi della birra finirà con l’essere “molto probabile”

Pertanto, secondo il governo federale, la fermentazione della birra produce anidride carbonica più che sufficiente per la birra finita, ma non tutti i birrifici se l’accaparrano, e così quei “birrifici che non fanno propria la CO₂ in eccesso devono acquistarla”, ha annunciato l’associazione degli agricoltori.

In Italia non corriamo questo rischio, perchè?

Ai tempi della precedente crisi del 2018, i birrifici italiani non sono stati toccati dai rischi causati dalla carenza di CO2.

Queste erano state le dichiarazioni di Michele Cason, allora presidente di Assobirra. “In tutti gli stabilimenti italiani deriviamo la CO2 dalla fermentazione naturale. Abbiamo il pallino di non sprecare nulla e recuperiamo dagli altri processi anche la CO2 che usiamo per l’evacuazione delle bottiglie, procedimento che serve a togliere l’ossigeno, nemico della birra».

Inoltre in Italia produciamo CO2 sufficiente a soddisfare abbondantemente il fabbisogno del paese. “La si estrae da giacimenti sotterranei, che da noi sono numerosi, tant’è vero che abbiamo molte acque minerali naturalmente gassate. Inoltre nel nostro Paese c’è una produzione chimica importante”. – affermava David Dabiankov Lorini, direttore generale di Assobibe.

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