Vuoto a rendere, un’opzione valida per i vino?

La proposta di Frans Timmermans sul vuoto a rendere

La Commissione Ue sta tentando una vera rivoluzione nel mondo del packaging puntando sul riutilizzo e il “vuoto a rendere“, non solo per il vetro, ma anche per bottiglie di plastica e lattine in alluminio. Questa volta non parliamo della carenza di materie prime, ma della “Packaging and Packaging Waste Directive, presentata lo scorso 30 novembre a Bruxelles dal vicepresidente della Commissione europea e commissario allo European Green Deal, l’olandese Frans Timmermans. L’obiettivo è quello ridurre i rifiuti di imballaggio del 15% pro-capite per ogni Paese entro il 2040.
Si tratterebbe di andare a recuperare una pratica in linea con le regole dell’economia circolare, quella appunto del vuoto a rendere. Una tecnica che in passato era radicata nelle abitudini di tutti, abbandonata poi nel momento in cui tecnologia, convenienza e abbondanza di prodotti lo hanno consentito.

“Nessuno vuole mettere fine alle pratiche di riciclo che funzionano bene o mettere in pericolo gli investimenti sottostanti. So che in Italia moltissimo già è stato fatto sul riciclo, vogliamo ancora di più, non di meno, non c’è competizione tra i due approcci”. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, parlando in italiano nel corso della presentazione della proposta sul packaging. “Non tutte le pratiche di riciclo funzionano veramente bene, ma il riutilizzo non è in competizione con il riciclo, abbiamo bisogno di entrambi gli strumenti, come di più impianti per il trattamento dei rifiuti”.

vuoto rendere vino

La situazione in Italia e nel resto dell’Europa

La filosofia del vuoto a rendere sta prendendo campo in paesi del mondo, soprattutto in Nord Europ. In Germania, ad esempio, per prodotti come la birra il riciclo tocca percentuali del 70%. I consumatori restituiscono i vuoti ai produttori per le ricariche o nei centri di distribuzione per riscattare una cauzione che si attesta intorno agli 8 centesimi per pezzo.

In Italia invece attualmente si riutilizza meno del 10% ma qualcosa si sta muovendo. Chiaramente è una strategia non pensata per vini di pregio destinati all’invecchiamento ma che può funzionare per altre categorie, specie se a fronte del riciclo si paventa un risparmio economico.

Per il settore vino del nostro paese la proposta del vuoto a rendere è un’opzione ritenuta dai più impraticabile, anche perché scardinerebbe l’eccellenza della filiera nazionale del riciclo, in primis del vetro. Le razioni del mondo industriale italiano, dunque, non hanno tardato ad arrivare, così come quelle della filiera vinicola europea. A tale proposito, Ceev e UIV si sono esposti negativamente, hanno sottolineato le forti difficoltà ad applicare obblighi incompatibili con la distribuzione globale del vino, e ribadendo il ruolo centrale della qualità del contenitore nelle strategie di marketing.

 

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