Vitigno Italia: tra sostenibilità ed export

Racconti da Vitigno Italia, il Salone ambientato nella bella cornice di Castel dell’Ovo. Nuove tendenze, attenzione all’export, spumantizzazione in metodo classico e aziende green

Credits: Sara Giusti
Credits: Sara Giusti

Vitigno Italia, appena concluso (Napoli, 8-10 giugno), è uno degli eventi enogastronomici che gode di una location tra le più belle in Italia: il Castel dell’Ovo, proprio sul lungomare napoletano. Già di per se meriterebbe una visita: degustare vini provenienti da tutta Italia con un panorama diviso tra il Vesuvio e il mare non è cosa da poco.

Il fatto da notare però è un altro, ossia quanto un evento apparentemente generalista riesca a tenere il passo con alcune esigenze di mercato e con dei cambiamenti sui consumi. Mi spiego meglio. Benissimo organizzare una manifestazione, con una bella ambientazione, che avvicini il pubblico finale a un prodotto culturale oltre che alimentare come il vino, ma è indubbio che le aziende vinicole guardino al mercato estero, come sfogo commerciale spesso più rassicurante e talvolta anche più professionale di quello italiano. Vitigno Italia si è dimostrato in grado di recepire questa esigenza, organizzato un vero e proprio incoming di buyer, coinvolgendo paesi come gli Stati Uniti, il Brasile e l’Asia, solo per citarne alcuni.

Maria Ida Avallone - Credits: Sara Giusti
Maria Ida Avallone – Credits: Sara Giusti

Ovviamente un’altro protagonista indiscusso è stato il vino della Campania. Due le tendenze principali da segnalare. La prima è l’inizio di un protagonismo di questa regione sulla produzione di metodi classici, che a dispetto della posizione a sud, possono vantare di suoli, in particolare nella provincia di Avellino e nella zona del Falerno, di matrice vulcanica e di notevoli escursioni termiche, che aiutano le uve a conservare la giusta acidità. Pioniere è stato Feudi di San Gregorio, seguito da altri casi tra cui Villa Matilde, che recentemente ha presentato un Aglianico spumantizzato la cui volontà è quella di “esprimere, con un metodo di vinificazione non tradizionale in Campania, quelle che sono le caratteristiche di un vitigno autoctono”, afferma Maria Ida Avallone, titolare dell’azienda. La seconda tendenza riguarda un generale orientamento, a cui la Campania non fa eccezione, verso la ricerca e rispetto nei confronti della sostenibilità aziendale. Oltre a piccole aziende che producono vini naturali, San Salvatore, realtà cilentana, si pone come esempio di azienda dinamica che, oltre a lavorare in biologico, ha presentato un Fiano e un Aglianico senza solfiti aggiunti.

Related Posts

Ultimi Articoli