Vino e dazi in Cina: a che punto siamo?

Il tema dei dazi influenza il commercio con la Cina di prodotti come il vino. Ecco il quadro della situazione

La Cina applica dazi ad alcuni Paesi e ne subisce da altri, ad esempio dagli Stati Uniti, influenzando gli scambi di prodotti come il vino. Così le tasse sulle spedizioni, i costi doganali e il calcolo delle spese per importazioni ed esportazioni, anche con l’Italia e anche nel 2023, possono sembrare una fitta giungla, difficile da esplorare. Facciamo un punto.

Il duello commerciale tra Cina e Usa a suon di dazi

Questa sorta di guerra fredda è cominciata cinque anni fa, quando l’allora presidente statunitense Donald Trump ha denunciato pratiche commerciali scorrette da parte asiatica, inclusi furti relativi alla proprietà intellettuale. Parallelamente ha comunicato la volontà di applicare pesanti dazi sulle importazioni cinesi.

Pechino ha reagito subito imponendo a sua volta dazi su quasi 130 articoli americani, a partire dalla soia, esportatissima nel Nuovo Mondo. L’attuale capo della Casa Bianca Joe Biden ha valutato l’ipotesi di revocare almeno alcune tasse. La situazione però non è ancora cambiata, mentre la vicenda di Taiwan resta sullo sfondo.

La riduzione dei dazi cinesi all’importazione

Recentemente, per incentivare le esportazioni verso Pechino dal resto del mondo, il Ministero delle Finanze della Repubblica Popolare Cinese ha ridotto i dazi doganali. In media il calo è stato del 16% e del 7% e ha riguardato ben mille e 500 beni di consumo.

Questi miglioramenti hanno coinvolto anche i vini aromatizzati ottenuti da uve fresche e, in particolare, 50 distillati di vino portoghese. L’obiettivo è soprattutto quello di assecondare l’evoluzione delle abitudini di consumo dei cittadini asiatici.

Il caso dei dazi della Cina sul vino australiano

L’esempio lampante degli ostacoli creati dal tema dei dazi è il caso australiano. Nel 2020 la repubblica popolare cinese ha imposto forti tasse anti-dumping sui vini del Nuovissimo Mondo. Le tariffe andavano addirittura dal 116% al 218%.

Ora, a causa delle continue difficoltà nei rapporti commerciali con Pechino, i produttori australiani stanno concentrando le esportazioni a favore di altri Paesi. Si tratta di Germania, India, Giappone, Fiji e Asia sud-orientale, con volumi a volte triplicati.

Federvini riporta i dati di Wine Australia, secondo cui nell’ultimo anno il valore delle esportazioni di vino per l’Oceania è aumentato in 71 Stati. Regno Unito e Stati Uniti sono in pole position. L’export verso Pechino è praticamente crollato.

D’altra parte la querelle va avanti da tempo. A gennaio 2023 e poi anche a marzo sembrava che si creassero spazi per l’eliminazione dei dazi cinesi. Adesso quell’apertura sembra di nuovo congelata, nonostante ci sia stato il primo incontro da sei anni a questa parte tra i rappresentanti politici dei due Paesi.

La compagnia australiana Treasury Wine Estates

Quotata in borsa e nota anche per i vini di Snoop Dogg, la compagnia australiana Treasury Wine Estates consolida le vendite in America e cresce anche in Asia, dopo le difficoltà affrontate proprio negli scambi commerciali con la Cina.

Il report della società per il primo semestre dell’anno fiscale 2022-2023 mostra risultati stabilizzati a un buon livello di produzione.

La svolta di Hainan: addio tasse

L’isola cinese, sempre più destinazione di fascia alta per turisti abbienti, aspira alla corona di paradiso asiatico del lusso e dei prodotti “duty-free”.

Il primo passo è stato togliere i dazi ma ora ha un piano per eliminare anche le accise e l’Iva che pesano sugli alcolici e sul vino.

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