Vini mondiali #1 – BrasileVSCroazia

Giovedì si aprono i Mondiali 2014, con la prima partita Brasile contro Croazia. Come sono gli assetti delle due “squadre” da un punto di vista enologico? Per chi tifare?

vini mondiali brasileBrasile VS…
Una promessa della viticoltura che, se è  vero che c’è del talento, lo si deve ancora compiutamente esprimere, dove i vini premium sono tassati come beni extra lusso e la cultura del vino, sebbene in crescita, arranca un po’. Tra i quattro Paesi BRIC, è il Paese dove si beve un po’ più di vino ma i numeri sono sono mai entusiasmanti. C’è da dire, però, che sta prendendo piede un’attenzione diffusa per la viticoltura locale, a discapito dei vini importati. Attualmente ci sono oltre 1.100 cantine in giro per il Paese, soprattutto di piccole dimensioni (2 ettari in media). L’area con una vocazione enologica più accentuata è Rio Grande do Sul, al confine con l’Uruguay, dove si producono buoni spumanti, per certi aspetti simili alle bollicine nostrane. Le varietà coltivate sono di origini diverse: NortonConcordCatawba and Clinton, e alcune italiane importate direttamente dai nostri emigrati, in particolare Barbera, Moscato e Trebbiano. Dai Paesi Baschi è arrivato invece il Tannat. Ultime in termini cronologici sono poi le varietà francesi, portate in Brasile solo nel tardo XX secolo, come Chardonnay e Semillion per i bianchi e Merlot e Cabernet Sauvignon per i rossi. In occasione dei Mondiali 2014 non poteva mancare un vino ufficiale: quello ideato da Monica Rossetti (giovane enologa brasiliana che studia ad Udine) dell’azienda Lidio Carraro Vinicola Boutique (www.lidiocarraro.com), denominato Faces, che meglio di altri ha saputo riassumere la complessità della nazione sudamericana. Faces comprende un vino bianco che è un uvaggio dei tre vitigni a bacca bianca maggiormente coltivati in Brasile; un rosato creato da due vitigni a bacca rossa particolarmente accattivanti per colore e freschezza di gusto; e un rosso, che rappresentata la multietnicità, nato da un taglio di undici vini, come il numero di giocatori di una squadra di calcio.

Croazia….
Paese piccolo, vini di grande qualità. Varietà locali e internazionali caratterizzano la viticoltura istriana (area sicuramente fra levini mondiali più vocate): sul primo fronte, la Malvasia istriana, il Terrano (Teran) e il Moscato (Muškat) bianco di Momiano; Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot bianco e Pinot grigio, invece,  per quanto riguarda la produzione internazionale. Il vino bianco più conosciuto è sicuramente la Malvasia istriana, nelle diverse interpretazioni dei produttori: invecchiata, come nel caso di Giorgio Clai e Mladen Roxanich, oppure giovane, accostata a piatti a base di pesce, scampi e alle inevitabili minestre istriane (ai fagioli, al granturco con carne essiccata). Un’altra azienda da segnalare è l’Agrolaguna a Parenzo, dal medagliere ben decorato. Altra area croata di grande interesse è l’isola di Krk, conosciuta per la produzione di tutta una serie di ottimi vini fra i quali spicca la Vrbnicka zlahtina dalla quale si ricava un ottimo vino secco bianco. Vini bianchi nel nord est e vini rossi delle coste dalmate: questo insomma lo schema di gioco della squadra croata. Punta di diamante, anche se eccellenze sarebbero davvero tante, è Posip Smokvica, vino bianco secco prodotto da uve locali Posip dei vigneti dai suoli scuri e sabbiosi dell’isola di Korcula, dal profilo aromatico estremamente caratterizzato dai tratti del varietale, con una nota leggermente amarognola tipica del vitigno.

 #vinimondiali 

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