Vini e Denominazioni al centro: la ricerca Nomisma Wine Monitor by Federvini

Le denominazioni dei vini, secondo l’analisi Nomisma Wine Monitor by Federvini, influenzano le scelte dei consumatori insieme al marchio e al territorio.

L’ultima ricerca Nomisma Wine Monitor by Federvini evidenzia l’importanza delle Denominazioni per il mondo dei vini, del territorio produttivo, del marchio e anche della confezione. Le scelte dei consumatori italiani sono influenzate da tutti questi aspetti.

I criteri d’acquisto, tra vini e denominazioni

De gustibus non disputandum est, come si dice. Ma oltre che sui propri gusti personali, come mostrano i dati, quasi un nostro connazionale su tre guarda alla cantina di provenienza.

Più l’etichetta è rinomata più fa sentire l’acquirente tranquillo e sicuro, nel 29% dei casi, nell’ambito di una gamma di offerte ampia e a volte dispersiva.

Per selezionare i vini da comprare, inoltre, i nostri connazionali si basano sulle Denominazioni Doc, Docg e Igt nel 24% dei casi. Infine il 20% si focalizza sul territorio di produzione.

Vini e Denominazioni, nel dettaglio

Dall’analisi di Nomisma per Federvini emerge con tutta la sua forza il fatto che, nel settore dei vini, le Denominazioni Dop e Igp sono considerate davvero sinonimo di grande qualità. Questo infatti risulta vero per l’85% dei consumatori.

E non si tratta solo di questo. Per il 77% degli italiani, le bottiglie Dop e Igp hanno caratteristiche organolettiche migliori, per il 75% assicurano che tutte le fasi della produzione siano tracciabili, per il 72% le procedure di controllo sono rassicuranti.

In conclusione, per circa un intervistato ogni due, i vini con denominazioni vengono percepiti anche come più rispettosi dell’ambiente. Così il 90% è propenso a sborsare dal 25 al 50% in più per queste etichette.

L’influenza del packaging

La ricerca di Nomisma Wine Monitor by Federvini mette in luce un ultimo elemento significativo. Il 16% dei consumatori dichiara di sentirsi parecchio condizionato dal confezionamento del prodotto in fase di acquisto.

Le caratteristiche fanno maggiormente breccia nell’attenzione dei clienti sono l’etichettatura e l’aspetto della bottiglia, inclusa persino la sua colorazione.

Questi dati si rivestono di ulteriore rilevanza se si pensa a quanto sta succedendo nei Paesi del Vecchio Continente. La nuova direttiva sugli imballaggi della stessa Unione Europea diventerà operativa a breve. Intanto si discute sempre di più delle etichette con avvisi legati alla salute.

In Irlanda è appena stata approvata la misura per introdurre gli health warning sulle bottiglie degli alcolici.

L’Assemblea Generale di Federvini

Gli ultimi dati Nomisma svelano anche che vini, spiriti e aceti italiani “valgono oltre 20 miliardi di euro di fatturato e rappresentano il 21% dell’export complessivo” del Food & Beverage del nostro Paese.

Sono stati illustrati durante l’Assemblea Generale di Federvini l’8 giugno 2023 a Roma.

Sono intervenuti i Ministri dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida, degli Esteri Antonio Tajani, delle Imprese e Made in Italy Adolfo Urso e il Presidente dell’Agenzia ICE Matteo Zoppa.

Il boom dell’export

Le esportazioni di vini italiani nel mondo sono aumentate nel 2022 rispetto all’anno prima, tranne che in Paesi come Germania e Cina.

I mercati che apprezzano di più i nostri prodotti sono il Regno Unito e il Giappone, che fanno registrare rispettivamente un +46,5% e un +25%.

Gli spiriti dello Stivale vanno altrettanto forte, con un fatturato di 1.650 milioni di euro, mettendo a segno un +25% nel 2022.

L’export dell’aceto balsamico infine va in doppia cifra, +15% rispetto al 2021.

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