Vendemmia Umbria 2023: tra clima e funghi, l’obiettivo è sempre la qualità

L’Umbria, nota per le sue verdi colline e la sua ricca tradizione vinicola, ha affrontato diversi ostacoli nella vendemmia del 2023. Gli esperti dell’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini hanno notato una produzione in calo quest’anno, toccando i 320.000 ettolitri, un decremento del 20% rispetto all’anno precedente. Per dare una prospettiva, la media di produzione tra il 2018 e il 2022 è stata di 399.000 ettolitri.

Vendemmia Umbria 2023: l’impatto delle condizioni climatiche

Le variazioni climatiche hanno giocato un ruolo cruciale nell’andamento della vendemmia. I mesi estivi hanno presentato caldo estremo e piogge torrenziali, che hanno avuto ripercussioni dirette sulla maturazione delle uve, in particolare quelle a bacca bianca. Zone specifiche come Orvietano, Ternano, Montefalco-Spoleto e Trasimeno hanno risentito in maniera evidente di queste condizioni, registrando forti cali produttivi.

Un altro avversario che gli viticoltori umbri hanno dovuto affrontare nel 2023 è stato la peronospora. Questa malattia fungina, scatenata dalle abbondanti precipitazioni dei mesi primaverili, ha afflitto in modo significativo il territorio, senza distinzioni tra produzioni biologiche o convenzionali. Invece, in Francia la situazione è stata abbastanza diversa.

Vendemmia Umbria 2023: alcune varietà di uva hanno sofferto più di altre

Sebbene tutte le varietà abbiano risentito delle sfide di quest’anno, alcune hanno sofferto più di altre. Il Sagrantino, per esempio, oltre agli attacchi fungini, ha anche subito le conseguenze di gelate primaverili, prevendendo una riduzione sostanziale della produzione. D’altra parte, le uve a bacca bianca, grazie alle specificità climatiche, hanno mantenuto un buon equilibrio di acidità e un profilo aromatico promettente.

Le reazioni degli esperti

Diversi esperti del settore vinicolo hanno offerto le loro interpretazioni su questo scenario complesso, che ha colpito diverse Regioni, come ad esempio il Molise. Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, ha definito la vendemmia del 2023 “molto complessa“, evidenziando problemi climatici come inondazioni, grandinate e siccità. Tuttavia, nonostante le criticità, si prevede che i vini di quest’anno avranno una qualità riconosciuta, con alcune eccezioni eccellenti.

Livio Proietti, Commissario straordinario di Ismea, ha sottolineato l’importanza di non sottovalutare la contrazione produttiva di quest’anno, considerando le scorte elevate e un rallentamento della domanda. La preoccupazione principale di Proietti sta nel “rallentamento della domanda interna ed estera, che sta deprimendo i listini”.

Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini, ha ribadito la necessità di innovare e ammodernare il settore vinicolo italiano, affrontando tematiche come la sostenibilità e la gestione di mercato. Ma soprattutto occorre puntare alla qualità: “La minore quantità di vino prodotta quest’anno ci ha tolto la medaglia della produzione europea, ma era una medaglia di legno. Dobbiamo far sì che vengano remunerati bene i produttori, c’è la necessità di alzare i prezzi delle uve. Ci sono Paesi che stanno entrando nel mercato come la Cina, e l’India sta iniziando a produrre vini. Dobbiamo avere produzioni più basse, ma di migliore qualità”.

Vendemmia Umbria 2023: una panoramica complessiva sulle zone più colpite

La vendemmia del 2023 in Umbria ha avuto un avvio posticipato rispetto alle aspettative. Come già scritto, questa regione ha affrontato contraccolpi significativi a causa delle variazioni climatiche. Il caldo estremo, insieme alle intense precipitazioni, ha impattato negativamente i vigneti, ritardando in particolare la maturazione delle uve a bacca bianca.

L’Orvietano, famoso per la sua produzione vitivinicola, ha risentito di una stima del 40% in meno nella produzione di vino. Si prevede una predominanza nella produzione di vino Doc, con una riduzione nelle produzioni di vini a indicazione geografica e quelli varietali.

Ancora più preoccupante è la situazione a Montefalco-Spoleto. Qui, i produttori si trovano di fronte a una potenziale diminuzione del 60%. Una delle cause principali è la vulnerabilità del Sagrantino, una varietà particolarmente esposta agli attacchi di peronospora a causa della sua fioritura anticipata. Altre zone come Ternano e Trasimeno hanno risentito di cali significativi, con stime rispettivamente del -50% e del -40%.

Le ripercussioni economiche e le richieste degli agricoltori

Nicola Chiucchiurlotto (CIA Umbria), nello snocciolare le previsioni per la vendemmia di quest’anno, si è soffermato in particolare sul lato finanziario. Le mutate condizioni climatiche hanno richiesto interventi più frequenti nei vigneti. Di conseguenza, ci sono stati aumenti nei costi di manodopera e nei consumi di carburante. Di fronte a queste sfide, gli agricoltori hanno richiesto supporto supplementare, in particolare incentivi per il carburante, per aiutare a bilanciare questi costi aggiuntivi. “La vendemmia di quest’anno rivendica l’esigenza di puntare sul monitoraggio dei dati climatici, l’assistenza tecnica e l’aggiornamento delle competenze degli imprenditori e sulla ricerca per supportare alcune varietà a essere più resistenti alle condizioni climatiche avverse”.

Parallelamente, Matteo Bartolini, presidente CIA Agricoltori Umbria e vicepresidente della CIA Nazionale, ha sottolineato la necessità di un maggiore sostegno finanziario da parte della Regione, al fine di tutelare e “mettere in sicurezza il reddito delle imprese viticole”.

Leggi anche: Previsioni vendemmia 2023: per l’Indice Bigot, il potenziale è 76/100

Conclusioni

Il 2023 è stata certamente una tappa difficile per l’Umbria e per i suoi viticoltori. Tuttavia, come è abituata a fare, la regione ha mostrato resilienza e spirito di adattamento. Con il sostegno adeguato e la collaborazione tra produttori e istituzioni, l’Umbria può sperare di superare questa fase critica e continuare a produrre vini di eccellenza. La situazione attuale sottolinea anche l’importanza di investire in ricerca e innovazione, per rendere i vigneti più resistenti agli effetti sempre più marcati del cambiamento climatico. Inoltre, l’obiettivo da perseguire è quello di raggiungere una maggiore certificazione di qualità, lasciando correre la “medaglia di legno” della quantità.

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