Vendemmia in Toscana, ottimismo in casa Vallepicciola. Intervista ad Alessandro Cellai

La vendemmia in Toscana è salva: dopo le piogge di maggio e giugno, la peronospora è stata domata. “I grappoli presenti in vigna hanno avuto una buona maturazione”, spiega l’enologo.

La vendemmia in Toscana, e non solo, risulta un po’ sfasata rispetto al solito in questo strano 2023. “Tutto è dovuto alle piogge a cavallo tra la fioritura e l’allegagione che hanno creato un disequilibrio nei flussi linfatici delle piante”.

A parlare è Alessandro Cellai: “In questo modo varietà geneticamente più precoci sono risultate tardive e viceversa”, spiega l’enologo e direttore generale di Vallepicciola.

Com’è andata quindi la vendemmia in Toscana?

Bianchi e Merlot sono stati raccolti prima, mentre si sono fatti attendere il Sangiovese e il Cabernet Franc”, continua Cellai.

Se Vallepicciola mantiene una produzione costante, nel complesso in Toscana c’è una riduzione importante.

“Gli organi di stampa regionali hanno parlato addirittura di un -30, 40 e anche 50% probabilmente”, così ripercorre i dati l’esperto, “Sicuramente sarà un’annata con un decremento significativo della quantità”.

L’uva in ogni caso rimane sempre di grande qualità. “Senza dubbio. Alle piogge di aprile, maggio e giugno sono seguite temperature giuste e prolungate per cui le uve presenti in vigna hanno avuto una buona maturazione”, aggiunge Cellai.

La peronospora

Le precipitazioni insistenti tra aprile e giugno hanno creato numerosi altri problemi, come appunto la peronospora.

“Fortunatamente l’abbiamo controllata”, afferma il direttore generale di Vallepicciola, consapevole delle sofferenze e delle problematiche affrontate da numerosi produttori, soprattutto nel settore delle coltivazioni biologiche.

“Ci sono invece produttori convenzionali come noi che stando attenti, monitorando bene la malattia e trattando in modo tempestivo, sono riusciti a proteggersi”, racconta l’enologo.

Vallepicciola

L’azienda che Alessandro Cellai dirige è collocata nel Chianti Classico, a Castelnuovo Berardenga in provincia di Siena, sulla collina di Pievasciata, con una produzione generale di 600mila bottiglie.

L’enologo illustra: “Abbiamo 107 ettari di vigna e 17 etichette, partendo dalla linea d’ingresso che abbiamo chiamato Pievasciata con 5 vini: uno spumante 100% Chardonnay, un Pinot nero rosato, un Pinot nero rosso base, uno Chardonnay in purezza bianco e un rosso taglio bordolese”.

Segue la linea del Chianti nelle 3 versioni: Classico, Riserva e Gran Selezione. Poi si passa ai monovarietali: 100% Pinot nero ‘Boscobruno’, 100% Cabernet Franc ‘Mordese’, 100% Cabernet Sauvignon ‘Parva Domus’ e 100% Merlot ‘Quercegrosse’.

“Per finire, all’Olimpo nella piramide qualitativa ci sono i 3 grandi Cru che ho realizzato dal mio arrivo qui: il ‘Vallepicciola rosso’ Sangiovese in purezza Igt, il 100% Chardonnay e il Migliorè, taglio bordolese”, conclude Cellai.

Oltre la vendemmia. L’annata della Toscana

Per la regione, terra com’è noto assai rinomata per il vino, il 2023 non è stato arido di soddisfazioni.

Innanzitutto l’IGT Toscana ha ottenuto il riconoscimento dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF).

Il Consorzio Vino Toscana è una realtà che riunisce 1594 soci produttori. Ha una produzione totale certificata di circa 95,5 milioni di bottiglie di vini Toscana IGT e una quota di export del 69%.

Inoltre secondo il Liv-ex Italia 100, un indice molto utile per poter comprendere l’andamento del mercato vinicolo, le etichette italiane stanno registrando una crescita del 9,2%.

In particolare, le regioni che vantano la produzione di vino da investimento più performante sono il Piemonte e la Toscana, appunto.

Le criticità del biologico

La vendemmia 2023 non verrà di certo ricordata come la più semplice e la più redditizia, non soltanto in Toscana.

Le cause sono da ricercare in un gran numero di fattori come le abbondanti piogge primaverili e il proliferare delle principali malattie della vite, peronospora e oidio in primis.

A risentirne particolarmente è stato, in questo quadro piuttosto drammatico, il vino italiano biologico.

Il tema è stato tra l’altro affrontato e certificato a Roma in occasione della presentazione delle stime produttive di Ismea, Assoenologi e Unione Italiana Vini (Uiv).

Le difficoltà in Molise

Che sarebbe stata una delle campagne vitivinicole più complicate degli ultimi anni si era capito subito. Poi le stime di Assoenologi-Ismea-Uiv per la vendemmia 2023 hanno parlato chiaro.

In Molise si prevedeva un calo della produzione del 45%, il peggior dato in Italia. In compenso le uve sono di buona qualità.

Le previsioni hanno confermato una diminuzione di vino e mosto quasi della metà, rispetto al 2022. E’ il maggior calo rilevato nel nostro Paese.

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