Com’è la vendemmia 2023 in Valle d’Aosta? Ce lo spiega Elena Charrère (Les Crêtes)

Com’è stata la vendemmia 2023 in Valle d’Aosta? Molto dipende dal territorio dove sono situati i vigneti, essendo questa Regione abbastanza particolare, anche per quanto riguarda le dimensioni della rete vitivinicola regionale. Les Crêtes è una realtà che vanta una lunga tradizione e una storia fatta di passione: nessun problema dal clima, le criticità da affrontare sono altre. E quest’anno è stato un buon anno, come spiega Elena Charrère.

Les Crêtes: viticoltura eroica e lunga tradizione

La Famiglia Charrère ha una lunga storia di viticultura ad Aymavilles, iniziata con Bernardin Charrère intorno al 1750. Nel corso delle generazioni, ha mostrato una notevole capacità di adattarsi alle esigenze del mercato: dalla produzione di sidro e macinatura di cereali alla produzione di vini pregiati.

Costantino Charrère, atletico professore e maestro di sci, ha proseguito l’eredità familiare, salvando vitigni locali dalla possibile estinzione e fondando l’azienda Les Crêtes. Attualmente, l’azienda gestisce 35 ettari di vigneto distribuiti in sei comuni valdostani, producendo 250.000 bottiglie all’anno, rendendola la più grande azienda privata in Valle d’Aosta. La filosofia dell’azienda è legata alla protezione e valorizzazione del terroir, combinando tradizione e innovazione. La gestione eco-sostenibile e la dedizione alla qualità si riflettono nei loro vini, prodotti in un contesto alpino unico, con particolare attenzione all’ambiente e al territorio.

Vendemmia 2023 in Valle d’Aosta: intervista a Elena Charrère (Les Crêtes)

Quella de Les Crêtes è certamente una viticoltura eroica, che deve fronteggiare più le insidie del territorio che quelle del clima. Cosa significa fare la vendemmia in un territorio come quello alpino ce lo ha spiegato Elena Charrère, proprietaria di Les Crêtes, con la quale abbiamo scambiato due parole.

Si parla molto spesso ultimamente di vendemmia difficile a causa di peronospora ed eventi estremi: com’è stato il vostro 2023?

Il nostro è un territorio alpino, fortemente caratterizzato e caratterizzante la produzione agricola.

Parliamo di una produzione su piccola scala, di qualità e di nicchia, sviluppata in una culla, completamente protetta dalle montagne.

La nostra è una viticoltura eroica, fatta di condizioni estreme e difficili ma con un’ottima base di partenza: un’uva sana.

Il terroir di coltivazione, ai piedi del Monte Bianco, presenta un clima alpino condizionato da forti dislivelli e basse temperature. È caratterizzato da suoli di origine morenica, sabbiosi e drenanti e da un microclima secco e ventilato, che crea l’ecosistema ideale per una coltivazione a basso impatto ambientale.

La piovosità nella nostra regione, con i suoi 500 ml annui, è tra le più basse d’Italia, creando fortunatamente una condizione fitosanitaria esente da patologie fungine.

Il nostro mestiere è perciò prima di tutto quello di rispettare il terroir e l’uva, dal campo alla vinificazione. Questo significa in vendemmia e non solo, avere cura del dettaglio, lavorando col minimo intervento possibile, sempre nel massimo rispetto del frutto.

Per fortuna il nostro 2023 è un anno nella media, che non presenta problematiche legate a malattie crittogame/fungine che si sono purtroppo manifestate in altre zone d’Italia.

Com’è fare la vendemmia in un territorio particolare come quello in cui siete?

Quella che pratichiamo, è una viticoltura definita eroica, proprio perché caratterizzata da condizioni di coltivazione estreme. La nostra unicità è rappresentata dal terroir, che è quello della Valle d’Aosta, che, con la sua superficie vitata complessiva di 500 ettari, è la più piccola realtà vitivinicola italiana.

L’areale è parcellizzato in piccoli appezzamenti che nascono in forti pendenze (maggiori del 30%) e altitudini elevate (superiori ai 500 m slm), che richiedono spostamenti continui e una lavorazione esclusivamente manuale realizzata su pendii poco accessibili, terrazze e gradoni e che esclude ogni meccanizzazione.

La scarsa piovosità ed il microclima fresco, secco e ventilato per fortuna ci aiutano, perché favoriscono naturalmente la sanità delle uve che sviluppano un notevole profilo aromatico, grazie alle marcate escursioni termiche.

Le stagionalità variabili non garantiscono mai una resa costante, pertanto la produzione tende ad oscillare fortemente da una vendemmia all’altra. Tutte le lavorazioni richiedono un enorme numero di ore per ettaro da 1200/1300, il triplo rispetto alla media italiana. Ma l’amore per questa terra aspra e difficile e la soddisfazione di portare a casa un ottimo raccolto è per noi un movente più che valido.

Quali sono le prospettive per la vendemmia 2023

Quest’anno, abbiamo avviato la vendemmia il 30 agosto 2023. Siamo in linea con la media delle stagioni considerate “normali” per la raccolta della base spumante e ci aspettiamo per le restanti uve quantitativi paragonabili alla scorsa vendemmia.

Abbiamo cominciato a raccogliere uve sane e qualitativamente ottime, frutto di una stagione regolare con una piovosità nella media storica. I due picchi di calore di fine luglio e metà di agosto, sono stati seguiti da giornate con temperature sotto la media, il che ha comportato il mantenimento dell’equilibrio di maturazione. Questi picchi stanno diventando ormai consuetudine col cambiamento climatico in atto, il che rende sempre più evidente l’importanza del tema della preservazione delle risorse idriche a livello globale.

L’acqua è un patrimonio da gestire con attenzione, anche per le realtà come la nostra che in passato non hanno riscontrato problemi a riguardo. Il riscaldamento globale implica una complicazione della gestione agricola, sicuramente nelle zone con situazioni pedoclimatiche diverse da quelle di montagna. Oggi anche l’alta quota non è indenne da questo fattore, benché qui in Valle sia a tutti gli effetti, meno impattante che altrove.

Guardando al futuro la gestione delle risorse idriche sarà in ogni caso un punto critico per tutto il settore agricolo.

Al momento, nonostante il cambiamento climatico, le nostre coltivazioni, con un’attenta conduzione agronomica, ci danno fortunatamente un’ottima produzione anche nelle zone con esposizione e giacitura meno favorevoli. Prosegue quindi la nostra vendemmia che, come sempre, sarà lunga e che ci porterà quest’anno ai primi di novembre.

Avete in programma progetti legati alla vendemmia turistica e didattica?

Purtroppo non possiamo permettercelo, a causa delle condizioni di parcellizzazione, frammentarietà dei vigneti e a causa delle difficoltà tecniche e di gestione legate ad una proposta simile.

Ma quello che facciamo è investire nel nostro territorio attraverso diversi progetti, di recupero e conservazione, innovazione e sperimentazione. Tra questi quello volto all’accoglienza è di estrema importanza: la spinta degli appassionati e dei clienti è fondamentale per la nostra cantina ed in un contesto di impresa agricola come il nostro: la condivisione di una passione, ha valore inestimabile perché crea un legame così stretto, che si alimenta nelle radici dell’anima e che difficilmente si allenta.

Proprio per questo abbiamo creato, a fianco della cantina storica, il Rifugio del Vino, la nostra sala di degustazione emozionale. Con questa struttura, sulle orme di generazioni, apriamo le porte ai wine lovers che intendono intraprendere la conoscenza del nostro mondo.

Rifugio del vino perché sorge fra le Alpi, con richiamo all’architettura tipica di alta quota e perché si tratta di una costruzione concepita a protezione del vino, quale patrimonio del terroir di montagna. Il suo profilo ricorda quello di un massiccio montuoso, lo stesso che diventa simbolo di Les Crêtes. Qui trovano spazio gli ambienti della produzione e del wine shop, dove proponiamo le nostre wine experiences con visita guidata.

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