Vendemmia 2023. Puglia fortunata, ma con numeri in calo

La Puglia, con il suo clima mite e le fertili terre, è da lungo tempo uno dei luoghi più importanti per la produzione di vino in Italia. La vendemmia, l’atteso momento dell’anno in cui i grappoli maturi vengono raccolti, è un evento fondamentale per l’industria vinicola della regione. La vendemmia del 2023 in Puglia è stata caratterizzata da un notevole spostamento di focus, poiché i produttori vinicoli si sono concentrati principalmente sulla qualità del raccolto piuttosto che sulla quantità. Questo diverso approccio è stato dettato da diversi fattori, tra i quali il problema del cambiamento climatico: un aspetto che non può essere sottovalutato, in particolare per quanto riguarda la quantità di uve raccolte e le conseguenti ripercussioni sul territorio. Inoltre, anche la peronospora, un patogeno fungino aggressivo, ha colpito la regione Puglia.  

Il commento di Tenute Rubino

Luigi Rubino, proprietario dell’azienda agricola Tenute Rubino, situata nel cuore del Salento, propone una panoramica della vendemmia 2023 analizzando i problemi legati al cambiamento climatico e le differenze con l’annata precedente.

  • Come si prospetta l’annata 2023?

“È troppo presto per dare una risposta concreta, ma le posso dire che le piogge hanno comportato diversi problemi: il primo è che c’è stato un fortissimo ritardo nella partenza, perché continuavano ad esserci temperature anomale. Noi siamo stati molto attenti e ci siamo ben difesi per quel che potevamo, ma stiamo constatando che quest’anno la vendemmia ha una dimensione molto diversa rispetto all’anno scorso”.

  • Nonostante la vostra “fortuna”, come si può contrastare questo problema del cambiamento climatico?

“È una domanda molto complessa. L’estremizzazione dei fenomeni meteorologici è grave per qualsiasi tipologia di coltura; si tratta di eventi talmente anomali che sarà abbastanza complicato poter tornare indietro e oggi se ne pagano le conseguenze. Questi fenomeni sono davvero imprevedibili e purtroppo si può fare poco o nulla. Noi siamo stati abbastanza fortunati, perché le massime che si sono toccate nelle nostre aree sono state tra i 27 e i 28 gradi, quindi non abbiamo avuto la necessità di agire in chissà che modo”.

  • Qual è lo stato attuale delle uve?

“Lo stato delle uve è qualitativamente molto buono: i problemi che avevamo sono stati superati. Ma, ovviamente, ci sono state zone molto più colpite dalla peronospora. Noi siamo stati molto fortunati e, devo dire, anche molto attenti”.

  • Quali differenze ci sono state rispetto all’annata precedente?

“Quest’anno abbiamo ritardato l’inizio della vendemmia di circa dieci giorni, per poter ottenere prodotti di maggiore equilibrio tra ph acidità e grado zuccherino alcolico, mentre l’anno scorso l’abbiamo dovuta anticipare. Abbiamo anche avuto un calo quantitativo che va dal 15% al 20%, a seconda delle varietà. Inoltre, per quanto riguarda il clima, nel 2022 abbiamo avuto un caldo che è iniziato a maggio ed è finito a settembre: quindi non c’è mai uniformità, ogni anno è una sfida nuova e non sai come andrà. Adesso, infatti, è ancora presto per dare una risposta definitiva e fare un confronto preciso”.

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