Truffa online da 13 milioni di dollari su vini e whisky in USA

Il truffatore britannico Casey Alexander rischia fino a 20 anni di carcere dopo aver ammesso la sua colpevolezza in una truffa online da 13 milioni di dollari su vini e whisky.

Secondo quanto riportato da Federvini, gli investigatori hanno accusato il 26enne londinese di aver usato “tattiche aggressive e ingannevoli” per ingannare ignari pensionati attraverso una serie di società di investimento.

Alexander si è ora dichiarato colpevole di associazione a delinquere finalizzata alla frode telematica presso il tribunale distrettuale statunitense dell’Ohio settentrionale. Rischia fino a 20 anni di carcere e una multa fino a 250.000 dollari, anche se la sua dichiarazione di colpevolezza volontaria sarà presa in considerazione.

La truffa

Alexander ha creato tre società – Windsor Jones, Charles Winn e Vintage Whisky Casks. Attraverso queste attività si procurava i numeri di telefono di anziani americani e li chiamava proponendo investimenti.

Il sito web di Windsor Jones prometteva “l’acquisto e la vendita” del “più illustre vino Bordeaux e i migliori whisky da investimento del mondo”. Decine di anziani investitori gli hanno inviato denaro, ma i rendimenti non sono arrivati. Quando le vittime hanno cercato di recuperare i loro fondi, sono state ignorate o hanno ricevuto una serie di scuse stravaganti.

Mentre quest’uomo ammette di aver truffato gli investitori nella più grande frode al mondo sul whisky, MoS scopre l’inquietante aumento di simili truffe in denaro che hanno portato miseria e sofferenza finanziaria a persone innocenti.

Casey Alexander in un video promozionale della sua agenzia

In un filmato promozionale, Casey Alexander alza un bicchiere di whisky per brindare agli enormi profitti che può generare per un investitore scaltro. Fa gocciolare dell’acqua da una pipetta nel suo bicchiere e dichiara: “Si verifica la cosiddetta reazione esotermica, che in pratica apre i composti aromatici all’interno”.

Il 26enne rischia ora fino a 20 anni di carcere. Il numero di truffe simili nel Regno Unito è cresciuto nell’ultimo periodo, anche a causa dell’aumento del valore della bevanda nazionale scozzese.

Gli esperti mettono in guardia sulla mancanza di regolamentazione nel mercato dei barili di whisky, che rende gli aspiranti investitori facili prede per i truffatori.

Nel frattempo, le vittime di queste truffe hanno dichiarato al The Scottish Mail on Sunday di aver perso migliaia di dollari, in un investimento che, a loro avviso, era troppo bello per essere vero.

Il business delle bevande alcoliche contraffatte

La frode alimentare è un grosso problema per l’industria delle bevande. Gli alcolici a prezzi elevati come whisky a singolo malto sono particolarmente soggetti a frode. Lo conferma anche la recente indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli.

Nel 2017 un’operazione condotta da Europol e Interpol, ha portato al sequestro di circa 9.800 tonnellate, per un valore di circa 230 milioni di euro, di alimenti e bevande adulterati e potenzialmente dannosi. Già nel 2016, la stessa indagine ha portato al sequestro di quasi 10.000 litri di bevande alcoliche come vino, whisky e vodka, solo in Gran Bretagna. E l’anno prima, la Royal Thai Police aveva recuperato più di 270 bottiglie di whisky adulterato, incluse etichette forgiate, tappi di bottiglia e imballaggi.

Vini e alcolici contraffatti costano ogni anno alle aziende europee perdite nell’ordine dei 5,2 miliardi di euro, con un incidenza del – 5,2% rispetto al business regolare. Colpiti dal fenomeno, in vario modo, tutti gli operatori del settore. Ad aggiornare i numeri di un fenomeno noto da sempre è l’Ufficio dell’Unione Europea per la Protezione della Proprietà Intellettuale.

Il costo economico della violazione dei Diritti di Proprietà Intellettuale (DPI) nel settore degli alcolici e dei vini valutato dagli esperti dell’EUIPO include le perdite dirette ed indirette, in termini di entrate settoriali e di posti di lavoro, dovute alla presenza di prodotti contraffatti, nonché l’impatto sulle finanze pubbliche, incluse le accise. Gli analisti hanno considerato tutti gli aspetti legati alla produzione di alcolici e vini: distillazione, rettifica e miscelatura.

La lotta alla contraffazione online è più difficile

Più complesso, invece, risulta monitorare e tracciare le frodi legate al commercio all’ingrosso ed al dettaglio. Anche perché al momento non esiste ancora una banca dati che raccoglie tutti i dati pubblici ufficiali e non ufficiali.

Durante la pandemia il numero delle vendite online di vino pregiato sia al dettaglio che all’asta è aumentato. La mancanza di controlli a causa delle restrizioni di viaggio, delle chiusure e persino licenziamenti in tutti i canali ha facilitato le opportunità di frode.

Anche sul fronte del mercato grigio, canale secondario ma legale, sono aumentati i vini originali venduti online a prezzi più bassi e senza le dovute garanzie di qualità dei canali tradizionali. Se un tempo a effettuare acquisti erano per lo più sommelier e case d’asta, oggi, si sta assistendo alla crescita degli acquisti online da parte di nuovi collezionisti che vogliono solo acquistare invece di creare relazioni dirette con i produttori, il che sta contribuendo a creare un divario che da sempre più margine di manovra ai contraffattori.

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