Siccità in vigna: è allarme

Che il cambiamento climatico stia stravolgendo completamente le abitudini legate all’agricolutura è ormai evidente: adesso in vigna preoccupa la siccità

Il problema non è da poco: la siccità in vigna si fa sentire, il climate change è palese e preoccupante ed è ora di correre ai ripari.

L’allarme arriva da tutto il comparto agricolo ed è ben esplicato dalle parole di Coldiretti, che parla di un -50% di precipitazioni. Stando ai dati forniti il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca (Pavia) è sceso a -3,7 metri su livelli più bassi da almeno 70 anni.

In sofferenza sembrano essere anche i grandi laghi, come il Maggiore, sceso al minimo storico con on un grado di riempimento del 22%, mentre quello di Como è al 25%.

Sale a due miliardi la conta stimata dei danni alle colture.

Mentre i comuni corrono ai ripari intimando e raccomandando un uso responsabile delle risorse idriche, Stefano Patuanelli definisce inevitabile la dichiarazione dello stato di crisi.

Siccità in vigna: le parole del Consorzio Barbera d’Asti e dei vini del Monferrato

Tra i primi Consorzi a porre l’accento sulla preoccupante situazione della siccità in vigna, c’è quello guidato da Filippo Mobrici che così afferma: “Se la situazione attuale di carenza di piogge dovesse permanere ancora a lungo, rischieremmo di compromettere una vendemmia che si preannuncia di grande qualità. Ci sono già segnali di sofferenza delle piante e questo non lascia certo tranquilli i nostri produttori. Ma, ovviamente, la situazione anche dal punto di vista meteorologico andrà monitorata costantemente con grande attenzione”.

Proprio per monitorare la situazione, il Consorzio ha messo a punto un sistema di monitoring per studiare esattamente l’andamento climatico mettendo a confronto l’annata in corso con le due precedenti.

“La stagione in corso – spiegano gli esperti- è caratterizzata da forte siccità e caldo. In primavera la coltura della vite ha tratto giovamento dalle temperature più elevate rispetto alla norma: infatti la fioritura è stata molto anticipata…dalla fase di germogliamento alla fioritura (mediamente 40 giorni), i giorni in cui le temperature hanno superato i limiti sono stati più di 15. I terreni risultano particolarmente asciutti e la campagna 2022 si preannuncia la più siccitosa di sempre. Sino ad oggi sono caduti in media circa 300 millimetri di acqua, rispetto agli anni precedenti che avevano accumuli tra i 400 e i 500 millimetri. La vegetazione continua ad essere stentata ed in alcuni vigneti, soprattutto quelli esposti a Sud e di alta collina, si avvertono segni di sofferenza delle viti dovuti a siccità e disidratazione”.

Siccità in vigna: la situazione del Veneto

Anche il quadro del veneto non è affatto confortante. A tirare le fila sono stati Regione Veneto, Veneto Agricoltura, Arpav e Uvive in occasione del primo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto 2022.

I tecnici regionali hanno fotografato un vigneto che complessivamente si presenta bene sotto l’aspetto fitosanitario: ad allarmare è la prolungata siccità. Come se non bastasse, incombe anche il problema della flavescenza dorata contro la quale la Regione Veneto ha varato una serie di importanti azioni di contrasto.

“Alla vigilia dell’estate- si legge nella nota stampa- il vigneto veneto si presenta complessivamente in salute, ma la prolungata siccità sta creando forti preoccupazioni, non solo per i vigneti non irrigati. Come per le altre colture, anche per le viti l’assenza di adeguate precipitazioni (a maggio -46% della media; aprile -33%; marzo -81%; febbraio -52%; gennaio -53%) rischia di diventare un serio problema, come lo sono le alte temperature diurne e notturne che ormai si registrano da settimane”.

Francesco Rech di ARPAV, guardando il primo semestre 2022 in rapporto alla coltura della vite, ha ricordato che quest’anno nel Veneto mancano all’appello 300/400 mm d’acqua. Non solo: la carenza di neve in montagna – i cui effetti negativi in pianura si faranno sentire tra poco – e le alte temperature di questa calda primavera si accompagnano a numerosi eventi estremi, quali le grandinate, sempre più frequenti, intense e anomale che provocano gravi danni alle colture.

 

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