Sardegna: il vino nuragico nel villaggio di Genna Maria

Nuovi dati archeologici permettono di asserire che le cantine più antiche del mondo occidentale si trovano in Sardegna

La storia della viticoltura in Sardegna affonda le radici in epoche antiche.

Le analisi chimiche effettuate sui residui organici contenuti all’interno dei vasi trovati nel Nuraghe Arrubia, a Orroli, fanno ipotizzare che la Sardegna in piena età nuragica conoscesse già le tecniche di trasformazione e produzione del vino.

Un importante contributo arriva da uno studio effettuato a Villanovaforru nel Nuraghe Genna Maria e pubblicato nella rivista scientifica internazionale Vitis.

La scoperta è scaturita da un lavoro interdisciplinare che ha visto impegnati il responsabile del comparto vitivinicolo Agris, Gianni Lovicu; l’archeologo Mauro Perra e la chimica Donatella Delpiano.

Circa nel 1000 a.C un incendio distrusse parte dell’abitato di Genna Maria. Il rogo e i conseguenti crolli hanno conservato fino ad oggi una situazione “cristallizzata” a quel momento.

La cosiddetta “capanna gamma” ha restituito dei manufatti in pietra e delle ampie vasche di raccolta utilizzati per la produzione di vino, come hanno confermato le analisi chimiche.

Questi ritrovamenti permettono di affermare che le cantine più antiche dove veniva prodotto del vino, nel mondo occidentale, sono in Sardegna.

“Che ci fossero produzioni di vino in età nuragica ce lo dicono le analisi fatte a Orroli”, conferma l’archeologo Mauro Perra. “Ma mai, prima di Villanovaforru, era stato scoperto un atelier nel quale si facessero lavorazioni enologiche. Il villaggio di Genna Maria è legato alla fase terminale della civiltà nuragica, fine secondo millennio e inizi del primo.”

Al centro del lavoro ci sono i laccus, ovvero quei bacili in marna, comuni nell’Isola e utilizzati sino alla seconda metà del 1800.

I laccus scoperti alla fine degli anni ’90 nel villaggio di Villanovaforru, raccontano qualcosa di sorprendente.

Oltre agli ambienti della “capanna gamma” rimasti intatti fino ai gironi nostri a causa dell’incendio, “La presenza di acido tartarico – spiega Gianni Lovici –  ha permesso di avere la conferma oggettiva di ciò che finora si era potuto solo ipotizzare. Davanti a noi c’era un chiaro stabilimento preistorico di vino.”

Lo studio rileva anche che in Sardegna probabilmente, le tracce della vite e del vino sono molto più antiche della civiltà nuragica.

Per la conferma effettiva di questa ipotesi sarà necessario disporre di un approccio multidisciplinare sia in occasione di nuovi scavi che nel riesame dei reperti già catalogati e pubblicati.

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