Il riutilizzo alimentare dei residui di produzione di vino e birra

In Cile le scienziate Carmen Soto e Lida Fuentes stanno studiando come riutilizzare per la nostra alimentazione i residui della produzione di vino e birra. Si tratta di un innovativo progetto di economia circolare, in ottica di sostenibilità.

Le scienziate cilene Carmen Soto e Lida Fuentes stanno conducendo studi innovativi per creare alimenti utilizzando i residui organici della produzione di vino e birra. Questi residui, ricchi di fibre e antiossidanti, potrebbero contribuire alla lotta contro malattie cardiovascolari, diabete e obesità, offrendo numerosi benefici per la salute.

Riutilizzare gli scarti in modo salutare

Carmen Soto, del Centro Regionale di Studi sugli Alimenti Salutari (Creas) dell’Università Cattolica di Valparaiso, ha spiegato che il loro team di ricerca, composto da otto membri, si impegna da anni nello sfruttare al meglio i residui dell’agroindustria. L’obiettivo? Generare una migliore valorizzazione di diverse materie prime.

In particolare, i residui ottenuti dalla produzione di vino e birra (scarti di malto), contengono una grande quantità di composti bioattivi, come antiossidanti e fibre alimentari, che possono essere utilizzati in modo benefico anziché essere destinati alle discariche o utilizzati solo come alimenti per animali o concime.

La prevalenza di malattie nella popolazione mondiale, influenzate dalle abitudini alimentari e dal consumo eccessivo di alimenti trasformati, ha spinto la ricerca di nuovi ingredienti che possano promuovere la salute.

Per questo motivo, il progetto scientifico-tecnologico mira a imitare, attraverso questi elementi, l’assimilazione di nutrienti tipica dell’assunzione di frutta, che rappresenta il modello ideale di interazione tra fibre e antiossidanti. Questa iniziativa si propone anche di valorizzare i residui organici in modo completo e di ridurre l’impatto ambientale da essi generato.

Il basso consumo di frutta in Cile è stato evidenziato da Carmen Soto, sottolineando la necessità di sviluppare alimenti veramente salutari anziché optare per cibi trasformati.

Un progetto di economia circolare

Infine, il progetto promuove anche il modello di economia circolare nella regione. Le scienziate collaborano con piccole e medie imprese che forniscono i residui solidi del processo di malto della birra e il materiale residuo della spremitura delle uve per il vino. La logistica di trasporto è complessa. I residui devono essere conservati a una certa temperatura e successivamente disidratati per evitare la formazione di muffe o altri microrganismi.

Questo progetto innovativo potrebbe inoltre aprire la strada a future ricerche sulla produzione di bioplastiche a partire dai residui organici.

Vinebox, un progetto per recuperare gli sfalci delle potature

Sono numerosi progetti di economia circolare che puntano a recuperare e riutilizzare gli scarti prodotti nelle diverse fasi della produzione del vino. Uno di questi è Vinebox, finanziato dall’Unione Europea.

Il progetto Vinebox, guidato da un consorzio, ha recentemente raggiunto un traguardo innovativo nel campo della sostenibilità nel settore vitivinicolo. L’obiettivo principale del progetto è quello di valorizzare in modo sostenibile i residui di potatura della vite, e di recente ha conseguito un successo significativo con lo sviluppo di una bobina di carta utilizzando cellulosa ottenuta dai tralci di potatura della vite.

Questa realizzazione rappresenta un passo avanti significativo nel perseguire l’efficienza e la sostenibilità all’interno del settore, dimostrando il potenziale della biomassa come fonte rinnovabile e responsabile per la produzione di bioprodotti. Inoltre, segna un passaggio cruciale verso l’obiettivo finale del progetto Vinebox: la produzione di confezioni e etichette sostenibili e completamente rinnovabili per le cantine coinvolte.

La bobina di carta, prodotta utilizzando cellulosa di qualità Naturcell®, è stata sviluppata rispettando rigorosi standard di qualità per la produzione di etichette e scatole per bottiglie. Queste nuove soluzioni verranno sottoposte a test da parte delle cantine partecipanti al fine di garantirne la qualità e l’affidabilità.

Go Val.So.Vitis, riciclare gli scarti per produrre energia

Un altro progetto importante in ottica di economia circolare e sostenibilità è Go Val.So.Vitis della Regione Emilia Romagna.

Gli scarti diventano un giacimento di reddito per la produzione di materia prima seconda ed energia per le imprese agricole. Allo stesso tempo si risparmiano i costi dello smaltimento e si crea una nuova filiera economica legata all’economia circolare.  In questo settore si inserisce il progetto Go Val.So.Vitis, finanziato dal Psr della Regione Emilia-Romagna con l’obiettivo di individuare soluzioni  innovative  per l’utilizzazione degli scarti e dei sottoprodotti della filiera vitivinicola per finalità di recupero energetico, nutraceutico e agronomico.

Il recupero non si limita al frutto, ma interessa tutti gli elementi del ciclo produttivo perché si intendono valorizzare tutti i possibili sottoprodotti della filiera vitivinicola. 

In particolare, i ricercatori si sono concentrati sul recupero e la valorizzazione di questi elementi: foglie e vinacce per l’estrazione di composti bioattivi; sarmenti (i tralci) e vinacce esauste per il recupero energetico. Ma il programma comprende anche il riutilizzo di ceneri e biochar (carbone vegetale che si ottiene dalla biomassa vegetale) e da questi dopo un processo di gassificazione l’estrazione del rame.

Si riducono le emissioni

Oltre i benefici e i vantaggi economici quest’attività di recupero garantisce una maggiore sostenibilità ambientale della filiera vitivinicola. Si pensi agli scarti prodotti dalle potature che possono rappresentare un problema ambientale durante il processo di smaltimento. Soprattutto nel caso della bruciatura in campo vista la CO2 rilasciata dalla combustione. In questo modo si contribuisce a peggiorare la qualità dell’aria anche con le polveri sottili e i composti volatili del carbonio riconosciuti come cancerogeni.

L’alternativa offerta dal progetto è la gassificazione, sperimentata con una piccola macchina, che porta alla conversione di un combustibile solido in un gas. Il prodotto finale è un combustibile a emissioni ridotte. Si ottiene così energia elettrica e termica più biochar. In sintesi, dalla lavorazione degli scarti si ottiene un pellet di vite che alimenta il gassificatore.

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