Protesta dei trattori: il dialogo con l’Ue e le prime concessioni

Mentre la protesta dei trattori prosegue in Italia e in Europa, arrivano le prime concessioni e il via al dialogo con la Commissione.

La protesta dei trattori continua con forza in Italia e in Europa. In queste ore i coltivatori hanno manifestato davanti all’Europarlamento a Bruxelles dove oggi si riunisce il Consiglio Europeo, mentre nel nostro Paese si diffondono i presidi di Riscatto Agricolo. In questo quadro di tensioni, arrivano le prime concessioni da parte della Commissione, che nei giorni scorsi ha avviato un “dialogo strategico” con i produttori.

La protesta dei trattori in Europa

La mobilitazione ha i suoi albori qualche anno fa in Olanda ma il malcontento è tornato ad esplodere più recentemente in Germania, con i trattori che hanno invaso l’iconica Porta di Brandeburgo.

A quel punto le manifestazioni non si sono più fermate, raggiungendo i confini tedeschi, e arrivando “all’assedio di Parigi” di questi giorni. Nella capitale francese sono state fermate ben 79 persone in seguito a un’irruzione nella zona di un mercato.

In queste ore i riflettori sono puntati su Bruxelles, la città del Belgio che rappresenta il cuore delle istituzioni europee. Si parla di mille trattori arrivati sotto i palazzi del potere tra blocchi stradali, roghi e lanci di uova e bottiglie contro il Parlamento europeo. Una statua è stata abbattuta.

Provenienti da tutto il Vecchio Continente, gli agricoltori hanno occupato Place de Luxembourg per contestare la Politica agricola comune (Pac) e il Green Deal.

La protesta dei trattori in Italia

Parallelamente la protesta ha iniziato a prendere forma anche in Italia. Nella Penisola gli agricoltori si sono organizzati autonomamente attraverso i Comitati liberi di Riscatto Agricolo, un movimento che non vuole tra le sue fila né partiti politici né sindacati.

Il Coordinamento Nazionale ha sede in Toscana ma le mobilitazioni sono partite martedì scorso in tutta Italia, soprattutto attraverso presidi e blocchi stradali ai caselli e alle uscite autostradali. Continueranno anche nei prossimi giorni.

“Abbiamo chiesto al Ministro Lollobrigida, un vertice Governo – Commissione Europea urgente”, recita un comunicato del movimento, “Stiamo affrontando con grande attenzione e consapevolezza le numerose manifestazioni spontanee degli agricoltori dei Comitati liberi in tutta Italia, il coordinamento Riscatto Agricolo sostiene le richieste e condivide la necessità di accelerare i tempi”.

Le concessioni europee

Per far fronte alle proteste, la Commissione europea ha appena annunciato una nuova proroga di un anno della deroga all’obbligo – previsto dalla politica agricola comune (Pac) – di lasciare il 4% dei terreni incolto, in nome della tutela ambientale.

Si tratta della misura legata al maggese che dovrebbe contribuire a rendere il settore agricolo più sostenibile, ma i coltivatori non ci stanno e non si accontentano di questa proposta di deroga.

Per ricevere i contributi di sostegno della Pac, infatti, gli agricoltori devono rispettare una serie “rafforzata” di nove standard “benefici” per l’ambiente e il clima. Tra questi figura proprio la regola di tenere parte delle terre a riposo.

Questo principio di condizionalità si applica a quasi il 90% della superficie agricola utilizzata nell’Ue e svolge un ruolo importante nell’integrazione delle pratiche agricole sostenibili.

Lo standard sulle “buone condizioni agricole e ambientali” prevede di dedicare una quota minima di terreno coltivabile ad aree o caratteristiche non produttive. Tipicamente si tratta di terreni incolti ma anche di elementi come siepi o alberi.

Le aziende agricole con meno di dieci ettari di terreno coltivabile sono generalmente esentate da tale obbligo. Ora la Commissione offre la possibilità a tutti gli agricoltori dell’Ue di essere esentati da questo requisito e di continuare ad avere diritto al pagamento diretto di base della Pac.

Invece di mantenere il terreno incolto o improduttivo sul 4% dei loro seminativi, gli agricoltori dell’Ue che coltivano colture che fissano l’azoto (come lenticchie, piselli o fave) e/o colture intercalari sul 7% dei loro seminativi saranno considerati conformi ai requisiti.

Von der Leyen e il dialogo con il settore

Prima ancora della proposta di deroga, la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen ha avviato il dialogo strategico istituzionale con il settore agricolo mentre centinaia e centinaia di trattori erano già per le strade di mezzo continente.

“Dobbiamo superare questa polarizzazione con il dialogo”, ha dichiarato, “E voi meritate una giusta remunerazione per il vostro lavoro. Il nostro obiettivo è sostenere i vostri mezzi di sussistenza e garantire la sicurezza alimentare dell’Europa. Ognuno di noi ha un ruolo da svolgere in questo senso”.

In effetti una delle motivazioni più forti che spinge i contadini a scendere in strada è proprio quella legata al giusto compenso e al giusto prezzo. I coltivatori lamentano di dover sostenere alti costi, a partire dal gasolio e dai carburanti per i mezzi agricoli per i quali rischiano di non avere più agevolazioni. Al contempo i prezzi dei loro prodotti sembrano sempre più bassi.

Von der Leyen comunque è intervenuta in questo modo al primo incontro ufficiale con gli agricoltori europei – “European Farmers” -, a Palazzo Berlaymont. La presidente ha sottolineato che l’Europa sta affrontando anche le sfide legate alle guerre e al Green Deal.

“Urge che le cose migliorino, al settore serve una prospettiva di lungo termine“, ha detto.

Le difficoltà “geopolitiche” dell’agroalimentare

Intanto il settore agroalimentare sta attraversando difficoltà legate a tutto quello che succede nel mondo, a partire dalle guerre internazionali.

I primi problemi sono cominciati con l’aggressione russa ai danni dell’Ucraina, un’azione che ha creato forti ripercussioni sul piano dei prezzi, dell’import/export e della crisi energetica.

Negli ultimi mesi sono sorte altre gravi preoccupazioni dovute al conflitto mediorientale tra Israele e Hamas. Questo nuovo stravolgimento ha portato all’interruzione dei transiti attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez.

Di fronte alla crisi nel Mar Rosso, secondo Confagricoltura, l’Italia è tra i Paesi più esposti, anche con il suo settore vitivinicolo. “Gli effetti sull’agricoltura devono essere portati sui tavoli europei”, afferma la Confederazione. Per Coldiretti invece, con il cambio delle rotte, sono a rischio i prodotti deperibili.

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