Prosciutto San Daniele, più export e meno produzione

Il Prosciutto San Daniele Dop registra un leggero calo della produzione: se le cosce lavorare nel 2022 sono state 2,67 milioni e quelle del 2021 sono state 2,63 milioni, nel 2023 sono scese a 2,59 milioni. Il motivo? Abbastanza incerto: forse potrebbe esserci un collegamento con l’inflazione, che spinge le famiglie a dover scegliere prodotti con costi più bassi e accessibili.

Dal Consorzio, però, arrivano parole rassicuranti: “Il quadro generale, sul fronte della produzione e del fatturato giunto a quota 360 milioni è positivo perché si sono mantenute le quote di mercato raggiunte nel 2021”. Sicuramente vero, ma l’allarme proviene più che altro dal giro d’affari, la cui crescita si è fermata al 3% rispetto al 2022 (contro il 14% dell’anno precedente), quindi molto al di sotto dell’inflazione media.

Prosciutto Crudo Italiano

Le notizie sono molto buone, invece, per quanto riguarda le esportazioni, che registrano una crescita positiva del 19% e circa 3 milioni di chilogrammi diretti ai mercati esteri, di cui il 55% è destinato all’Unione Europea. In fatto di volumi, i Paesi maggiormente interessati sono (in ordine) Francia, Stati Uniti, Australia, Germania e Belgio.

Tra l’altro, a essere maggiormente acquistato dai consumatori non solo italiani, ma anche esteri è il San Daniele pre-affettato e, quindi, in vaschetta. É lo stesso Consorzio a confermarlo: “Il numero di vaschette di Prosciutto di San Daniele pre-affettato ha superato i 21,3 milioni di confezioni certificate, pari a 407mila prosciutti (+1% rispetto all’anno precedente), per un totale di oltre 2 milioni di chilogrammi, confermandosi come una tendenza consolidata in linea con le nuove modalità di consumo”.

Prosciutto in vaschetta: spendere meno senza rinunciare alla qualità

Si sa, l’Italia è la patria del prosciutto crudo e gli italiani ne vanno molto fieri; eppure, quando si tratta di spendere, questi ultimi sono i primi a preferire prodotti low cost, spesso privi di bollini Ue e derivanti da cosce di importazione.

Si tratta del crudo nazionale, re indiscusso delle vaschette, che nel 2023 ha registrato la vendita di ben 84,5 milioni di confezioni, otto volte superiore rispetto a quella dei prosciutti Dop. La tendenza ha coinvolto anche il banco salumeria, da sempre caposaldo dei prosciutti Dop e Igp: il 72% di chi acquista prosciutto crudo al taglio compra principalmente crudo nazionale, a fronte del 56% che sceglie il crudo di Parma e il 46% che opta per il San Daniele. Inoltre, circa 3,8 milioni di famiglie acquistano il Norcia Igp, 2,7 milioni il Toscano Dop e 3 milioni si dividono tra il Veneto Dop e il Modena Dop.

Tra l’altro, da quando i costi di produzione sono aumentati, molto consumatori sono ritornati al banco salumeria proprio per risparmiare: qui trovano offerte e promozioni, anche se non sempre su prodotti di qualità come, appunto, il Prosciutto di Parma o il San Daniele.

Banco Salumeria

Che il prosciutto made in Italy in generale stia attraversando una crisi è abbastanza noto ed evidente, così come lo è il fatto che gli italiani in primis cerchino di risparmiare quanto più possibile rinunciando, a volte, al sapore dolce e delicato del Prosciutto di Parma optando per un prodotto meno costoso. L’augurio è che la filiera possa riprendersi non solo per abbattere i costi di produzione, ormai arrivati alle stelle, ma anche per coinvolgere nuovamente il pubblico perso da diversi anni, quello composto da amanti del buon cibo e dei prodotti made in Italy, che mette da parte i propri desideri non per sua volontà, ma per una scelta obbligata.

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