Presenza fosfiti nel vino Bio, al via il protocollo di sperimentazione

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Un protocollo di sperimentazione volto a verificare l’eventuale presenza di fosfiti nel vino bio e, eventualmente, capirne le cause. È questo il nuovo progetto che vede coinvolti il Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari (ICQRF). La sperimentazione sarà coordinata dallo stesso Consorzio grazie anche alla partecipazione di tre aziende vitivinicole siciliane: Colomba Bianca, Feudo Arancio e Settesoli.

Che cosa si intende con presenza di fosfiti nel vino?

Quando si parla di fosfiti nel vino si indica comunemente la presenza di residui di acido fosfonico e/o etil-fosfonico. Un argomento da non confondere con il vino senza solfiti, che è invece l’utilizzo di anidride solforosa, gas incolore dall’odore acre e pungente con funzione antiossidante e antimicrobica.

fosfiti vini bio

Perché ci sono fosfiti nel vino?

Come indica la nota del Consorzio Tutela Vini Sicilia, “la presenza di residui di acido fosfonico e/o etil-fosfonico nel vino biologico può originarsi da diverse cause. Come l’applicazione di mezzi tecnici regolarmente ammessi in agricoltura biologica e coadiuvanti enologici consentiti nella produzione di vino biologico, ma con residui rilevanti rispetto alla nuova normativa di fosfonati o di fosetil derivati. Oppure per luso improprio di prodotti per la difesa e fertilizzanti destinati all’agricoltura convenzionale. Oltre che molte altre cause non ancora completamente note”.

Negli scorsi anni, la questione della presenza di fosfiti nel vino biologico ha interessato associazioni e istituzioni. Nel luglio 2020, ad esempio, l’allora Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova aveva firmato un decreto che aggiornava i limiti per i fosfiti in viticoltura. E prevedeva il mantenimento della certificazione biologica in caso di contaminazione involontaria del vino.

Antonio rallo
Antonio Rallo

Nuovo protocollo, come procedere la sperimentazione

I campioni di foglie, grappoli e vini da sottoporre ad analisi di laboratorio saranno forniti dalle tre aziende siciliane sopra citate. Poi, sarà il momento dello studio. “I prelievi – continua la nota – saranno effettuati in più fasi fenologiche del vigneto, fino alla maturazione delle uve ed in cantina, nel corso della vinificazione e affinamento dei vini“.

La sperimentazione – commenta Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia –nasce su iniziativa del Consorzio. Siamo infatti convinti che tale progetto sia di interesse collettivo. E pertanto diventa fondamentale raccogliere quanti più dati ed informazioni possibili in merito alle cause che possano originare la presenza di fosfiti nei vini biologici”. 

Il periodo transitorio finirà nel 2022. Poi, adeguamento alle nuove soglie

“Per l’intera filiera vitivinicola biologica – sottolinea Giacomo Gagliano, direttore del Laboratorio ICQRF di Catania – il protocollo di sperimentazione rappresenta una questione di grande rilevanza. E sarà un elemento essenziale per la programmazione delle future produzioni. Infatti, il Decreto MIPAAF n. 7264 del 10 luglio 2020 stabilisce soglie più restrittive per questi metaboliti ma concede un periodo transitorio, fino al 31 dicembre 2022, entro cui gli operatori biologici e gli organismi di controllo dovranno adeguare le procedure esistenti”.

Intanto, cresce la produzione bio nelle cantine cooperative italiane. Un’indagine realizzata da Alleanza Cooperative Agroalimentari su un campione rappresentativo delle proprie associate, è emerso che il 61% delle cantine interpellate ha attualmente scelto metodi di produzione biologica.

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