Olio in Campania, l’allarme di Aprol: “Il prezzo è raddoppiato”

Gli aumenti dell’olio in Campania superano il 50%. Tra le cause il climate change. Aprol: “È tempo di far rivivere gli oliveti abbandonati”.

L’olio in Campania? “E’ poco ma la qualità è abbastanza buona quest’anno”, spiega Umberto Comentale, il coordinatore di Aprol Campania, che è l’organizzazione di Coldiretti specializzata proprio per il settore dell’olio: l’abbiamo intervistato. Intanto il mondo agricolo affronta le criticità legate all’export, alle proteste dei trattori e alla Politica agricola comune.

Quali sono i temi di attualità più sentiti tra i produttori di olio in Campania?

E’ il prezzo dell’olio, perché quest’anno rispetto all’anno scorso c’è stato un aumento del 50% abbondante. È dovuto a una scarsità di prodotto, iniziata già dall’anno scorso. Quindi le campagne 2022 e 2023 non sono state annate olivicole ideali, per via di problematiche dovute ai cambiamenti climatici. Abbiamo avuto abbondanti piogge quando l’acqua non serviva e scarsità di acqua, invece, quando la pianta ne aveva bisogno. Ovviamente questo ha comportato uno stress per la pianta.

Quali sono le maggiori difficoltà?

Abbiamo avuto problemi in termini sia di produzione sia di resa, cioè la quantità di olio che si riesce a ricavare dalla pulitura delle olive. Ma questa problematica si è avuta anche negli altri Paesi del Mediterraneo, come la Spagna, la Grecia, la Tunisia. Ovviamente sappiamo che l’Italia importa parecchio olio dall’esterno perché non riesce, ahimè, ad essere autosufficiente com’era invece negli anni 90, quando noi eravamo addirittura il primo Paese produttore mondiale.

Quindi, avendo scarsità il prodotto, inevitabilmente il prezzo allo scaffale sale: siamo sui 10-12 euro al litro ormai, quando già l’anno scorso e due anni fa, si trovava una bottiglia a 5 euro ma c’erano pure delle offerte a 4/4,50. Ovviamente il consumatore, con tutti questi aumenti che ci sono in giro, ne risente.

Cosa si può fare?

Noi, come associazione di Coldiretti, cerchiamo di fare formazione perché c’è anche un aspetto culturale. Il consumatore non era abituato a spendere questi soldi, però gli stiamo facendo capire – e ci vuole tempo, chiaramente, per fare questo – qual è il prezzo giusto di un buon prodotto, quindi di un buon olio. Allo stesso tempo ci preoccupiamo quando con 10 euro ti offrono un olio che non è buono, che non ha caratteristiche tali da giustificare il prezzo.

Quali sono le vostre attività?

Organizziamo dei corsi di assaggio dedicati sia agli addetti ai lavori – ristoratori, albergatori, pizzerie, istituti alberghieri, scuole – sia ai consumatori. Facciamo capire come si assaggia l’olio, come si riesce a determinare se un olio è buono oppure se è addirittura difettato, perché abbiamo notato come qualche bottiglia di olio che viene proposta al supermercato sia difettata, quindi non potrebbe neanche essere esposta allo scaffale.

Come può accadere?

Bisogna stare attenti perché in questo periodo di olio ce n’è poco e qualcuno può approfittarne. Si parla pure di miscele di olio, infatti siamo in stretta collaborazione con i carabinieri del Nas che effettivamente fanno dei controlli per verificare appunto l’integrità. Hanno scoperto parecchi ristoranti pure in altre regioni che miscelavano oli diversi. Proponevano ai consumatori a tavola miscele di oli di semi insieme a olio di oliva: ovviamente è vietato dalla legge.

Questo è un fatto negativo, in quanto i cambiamenti climatici effettivamente stanno creando dei problemi per tutta l’agricoltura e non solo per l’olivo, però può essere un’opportunità. Considerato il valore del prodotto, immaginate che un quintale di olive è arrivato a costare 160-180 euro al quintale, quando l’anno scorso aveva un prezzo di 50.

In che senso può essere un’opportunità?

Perché la Campania è ricca di uliveti: potrebbe far sì che gli agricoltori riprendano in mano un’altra volta tutti gli oliveti che sono abbandonati, ci sono migliaia e migliaia di ettari. Sono stati abbandonati perché non era remunerativo. Invece, oggi come oggi, c’è tanta richiesta del prodotto. La Spagna ad esempio sta attraversando un paio di anni di scarsità incredibile: mancano l’acqua e le risorse ittiche. Quindi questo fattore potrebbe rappresentare per gli anni futuri una grossa opportunità per per il settore, bisogna ovviamente lavorarci sopra.

Per la questione dei prezzi dell’olio in Campania intravedete possibili soluzioni?

A breve non credo, per quest’anno sicuramente si manterranno, anzi non so se forse ci sarà addirittura un ulteriore aumento. Dovremo vedere sia la nostra prossima campagna – ma prima di novembre e dicembre è impossibile fare previsioni su come andrà – sia soprattutto la campagna degli altri Paesi europei, dalla Spagna alla Tunisia. Ci vorrebbero almeno un paio di campagne forti per poter recuperare perché le scorte che avevamo, anche di olio spagnolo, si sono completamente azzerate in questi ultimi due anni.

Quindi ora per riprendere ci vorrà del tempo. Penso che il prezzo si potrà assestare, ma difficilmente potremo arrivare a quello di due anni fa, quindi a 5 euro: potrà oscillare tra gli 8 e i 10. Penso che sia impossibile, perché ci sono stati comunque aumenti di costi dell’energia, dell’elettricità, delle materie prime, del gasolio agricolo per le aziende.

Quali possono essere le conseguenze?

Dobbiamo stare attenti – e ce lo auguriamo – a non innalzare troppo questo prezzo. Altrimenti poi il consumatore per forza di cose si vedrà costretto ad abbandonare questo prodotto. Nel senso che potrebbe scegliere altri tipi di prodotto che costano di meno. Questo potrebbe essere un rischio ma attualmente, secondo uno studio condotto da Ismea, il consumatore – soprattutto quello italiano – è molto attento. Gli sta bene pure pagare questo prezzo purché sia un prodotto tracciato e di buona qualità. Tanto è vero che i consumi non sono diminuiti chissà quanto, si parla del 7-8%.

In conclusione, una curiosità: c’è un detto o un modo di dire sull’olio che in Campania si usa spesso?

Mi viene in mente mia nonna che già trent’anni fa diceva che il produttore non doveva vendere tutto l’olio ma conservarne una buona parte, almeno due annate ma pure tre. Questo sta a significare che due o tre annate consecutive di scarica accadevano anche prima. Non è detto che ogni anno vada per il verso giusto. Oggi ci sono i cambiamenti climatici e gli aumenti delle temperature, sono evidenti, però i problemi ci sono stati sicuramente pure in passato.

Related Posts

Ultimi Articoli