Miele contraffatto e apicoltori in difficoltà: la situazione in Italia

I supermercati sono colmi di vasetti di miele dal prezzo allettante, capace di attirare l’attenzione di chiunque. Eppure, dietro un costo così modesto, è altamente probabile che si celi non solo una scarsa qualità ma, addirittura, un prodotto contraffatto.

Ultimamente, il miele proveniente dall’estero (e spesso spacciato per made in Italy) sta invadendo gli scaffali dei market italiani, destando non poca preoccupazione da parte di produttori, rivenditori e acquirenti. A segnalarlo è Codici, associazione di consumatori, che sprona proprio gli acquirenti a leggere attentamente le etichette seguendo una regola ben precisa: la convenienza non è sinonimo di qualità.

I prodotti in questione provengono in particolare da America e Asia con un costo spesso inferiore ai 7 euro/kg. Il prezzo di origine è quindi bassissimo, considerando che quello del miele italiano vale tra i 6 e i 10 euro/kg. Ed è proprio questo che lo penalizza, dato che i consumatori preferiscono risparmiare acquistando miele di origine estera nei principali discount.

Scaffale con vasetti di miele

Su questo, Ivano Giacomelli, segretario nazionale Codici, è stato molto chiaro: “Non bisogna farsi ingannare dai prezzi. Quando il risparmio è molto importante bisogna porsi qualche domanda e controllare l’etichetta. È così che ci si accorge che il prodotto in offerta in realtà è uno sciroppo artificiale che imita molto bene il miele. Il problema, e qui nasce l’invito ai consumatori, è che convenienza non è sinonimo di qualità. Va bene risparmiare, ma bisogna anche sapere cosa si acquista e, in questo caso, cosa si mangia”.

Partendo da questo presupposto, Giacomelli spiega come comportarsi quando, al supermercato e di fronte allo scaffale di riferimento, bisogna scegliere quale vasetto di miele acquistare: “Il consiglio, quindi, è di controllare sempre l’etichetta. Può capitare di credere di aver comprato un miele ad un buon prezzo, ma poi si scopre che, in realtà, è uno sciroppo artificiale, un’imitazione scadente del miele italiano. Quindi occhio all’origine del prodotto – conclude – anche perché è bene ricordare che il miele è al terzo posto nella classifica degli alimenti più adulterati, dietro olio di oliva e latte”.

Apicoltori italiani tra crisi e difficoltà

Gli ostacoli del miele italiano iniziano ancora prima di arrivare nei discount: dalle campagne italiane, infatti, riecheggiano i gridi di allarme degli apicoltori, che avvertono della sofferenza di un settore in piena difficoltà.

L’apicoltura, che attende tempi migliori ormai da anni, merita la dovuta attenzione per almeno due motivi: intanto, le api hanno un ruolo fondamentale, dato che sono “sentinelle dell’ambiente” e dal loro lavoro di impollinazione dipende il 70% della produzione agricola mondiale; in secondo luogo, proprio per l’eccellente qualità del miele prodotto che, come già visto, sta attraverso un periodo a dir poco nero e deprimente.

Non tutto, però, sembra perduto e pare che una piccola luce di speranza sia rimasta ancora accesa, così come dichiarato da Raffaele Cirone, presidente della storica Federazione Apicoltori Italiani (Fai): “Disaggregati, deboli e disorientati: sono queste le principali criticità degli apicoltori italiani chiamati ad affrontare la costante competizione del mercato globale e le crescenti difficoltà di un’apicoltura produttiva, remunerativa e sostenibile. Ecco perché siamo favorevoli alle proposte emerse oggi al tavolo della filiera apistica, convocato dal Ministero dell’Agricoltura”.

Apicoltore

Le proposte in questione, presentate dal Sottosegretario all’Agricoltura Luigi D’Eramo, nonostante richiedano ulteriori approfondimenti e interventi, si rivelerebbero “uno strumento indispensabile a indirizzare gli sforzi degli apicoltori che, nonostante l’elevata professionalità, fanno ancora fatica a far percepire al mercato le ragioni per cui un prodotto di qualità garantita deve poter essere facilmente riconosciuto dai consumatori e giustamente remunerato”.

Per Cirone, al contempo, “servono azioni coordinate, disciplinari stringenti e controlli adeguati ad una politica di valorizzazione del già eccellente prodotto nazionale altrimenti si rischia di deludere le attese di un consumatore sempre più attento, consapevole, propenso all’acquisto del prodotto migliore”.

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