Vini dealcolati: Masaf cambia idea, ma solo per le distillerie

“Non chiamateli vini”. É stata questa la frase più gettonata del ministro Lollobrigida in merito ai vini dealcolati, verso i quali si è sempre dichiarato contrario. Nonostante la sua evidente chiusura, però, è arrivata la bozza di decreto ministeriale che cambia tutto e apre le porte alla loro produzione anche in Italia.

Nel testo è possibile leggere testuali parole: “É possibile ridurre parzialmente o quasi totalmente il tenore alcolico dei vini, ma i vini sottoposti al processo di dealcolizzazione sono unicamente i vini senza denominazione di origine e indicazione geografica”. Da qui si evince il fatto che, probabilmente, dopo lunghi mesi di tira e molla, anche il Governo abbia capito che il divieto avrebbe solo avvantaggiato i principali Paesi competitor dell’Italia che questa tipologia di vino la producono già da parecchio tempo.

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Tuttavia, le restrizioni sono parecchie e le più difficili da digerire riguardano il mantenimento del divieto per tutti i vini Doc e Igt. Ma non solo.

Il ruolo delle distillerie

La bozza di decreto introduce un’altra novità del tutto inaspettata: “Il processo di dealcolizzazione – si legge – può avvenire esclusivamente presso stabilimenti dotati di licenza di deposito fiscale per la produzione di alcol”. Cosa significa? Che la dealcolizzazione può avvenire solo all’interno di distillerie e sotto il controllo dell’Agenzia delle Dogane, mentre alle cantine spetta il compito di imbottigliare il prodotto. In più, l’alcool rimasto dal processo di dealcolizzazione piò essere impiegato solo ed esclusivamente per fini industriali.

Un duro colpo per i produttori di vino che, da tempo, aspettano il via libera per la produzione di low e no alcol anche in Italia dopo essere stati costretti a ricorrere ai loro stabilimenti esteri.

Uiv chiede il coinvolgimento delle cantine

Sul contenuto della bozza di decreto si è espresso Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini (Uiv): “Bene il cambio di rotta sui dealcolati ma chiediamo al Masaf di ripensare al coinvolgimento delle distillerie”. La richiesta è molto chiara, ma non solo con l’obiettivo di ripristinare il processo all’interno del settore vitivinicolo, ma anche tutte le difficoltà che la produzione di vini low e no alcol comporta. “In primis, e distillerie non hanno una diffusione capillare sul territorio nazionale – ha spiegato Castelletti – quindi certe zone rimarrebbero fuori. In secondo luogo, e qui sta il problema più grosso, bisogna tenere in conto le alterazioni di tipo microbiologico che deriverebbero dallo spostamento del prodotto. Il Ministero, infatti, non ha tenuto minimamente conto della vulnerabilità del vino, soprattutto di un vino dealcolizzato che, proprio per la mancanza di alcol, risulta più a rischio di altri nella fase di pre-imbottigliamento”.

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Secondo l’Uiv una soluzione ci sarebbe, ma richiederebbe l’impiego di stabilizzanti chimici. Al che, in Castelletti, sorge una domanda spontanea: “Perché utilizzare la chimica se, per evitare attacchi microbiologici basterebbe non spostare il prodotto prima dell’imbottigliamento, permettendo, quindi alle cantine di dealcolizzare in autonomia?”.

Bozza di decreto: il contenuto

Di seguito, il contenuto della bozza di decreto sull’apertura dell’Italia alla dealcolizzazione dei vini:

Art. 2 (Modalità di esecuzione)

  1. I vini sottoposti al processo di dealcolizzazione sono unicamente i vini senza denominazione di origine ed indicazione geografica.
  2. A conclusione del processo di dealcolazione parziale e/o totale è possibile effettuare sui prodotti ottenuti le pratiche ed i trattamenti enologici di cui al regolamento delegato.
  3. Nell’etichettatura dei prodotti ottenuti a seguito del processo di dealcolizzazione totale o parziale è riportata la dicitura “dealcolizzato” o “parzialmente dealcolizzato” di seguito alla relativa categoria e le altre indicazioni di cui all’articolo 40 del regolamento 2019/33. La categoria e il termine “dealcolizzato” o “parzialmente dealcolizzato” appaiono in etichetta in un testo omogeneo con caratteri di pari rilievo grafico.
  4. Il processo di dealcolizzazione può avvenire esclusivamente presso stabilimenti dotati di licenza di deposito fiscale per la produzione di alcol. Fino alla realizzazione di una specifica funzionalità telematica, le singole lavorazioni sono preventivamente comunicate, entro il quinto giorno antecedente alla loro effettuazione, mediante PEC, agli uffici territoriali dell’ICQRF e dell’ADM secondo competenza

Il problema del testo unico

I cavilli burocratici non finisco di certo qui, perché se il decreto dovesse entrare ufficialmente in vigore, bisognerebbe comunque fare i conti con quanto riportato dal testo unico del vino che, attualmente, prevede multe salatissime per tutti coloro che tengono in cantina vini con titolo alcolometrico minore di 8 gradi.

Se si vuole davvero dare l’opportunità ai produttori italiani di inserirsi in questo mercato, allora è necessario risolvere tutti gli intoppi del caso, anche perché la volontà da parte dei viticoltori c’è ed è altissima: “Negli ultimi mesi sempre più aziende vitivinicole da tutta Italia ci hanno chiesto come inserirsi in questo mercato. Un mercato a nostro avviso in fermento – ha sottolineato Castelletti – soprattutto all’estero, che va a intercettare consumatori giovani meno avvezzi al vino ma anche persone con problemi di salute o donne incinte. C’è tutto un mondo da scoprire”.

Fonte: Tre Bicchieri de Il Gambero Rosso

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