Loacker: un vino che è un piacere e veicolo di valori autentici

Una chiacchierata con Hayo Loacker su vino biologico e biodinamico e sui mercati di riferimento.

Era il 1979 quando l’azienda Loacker adottava il biologico in un’Italia dove tale metodo era ancora sconosciuto. Oggi l’azienda biodinamica altoatesina – con una tenuta anche a Montalcino – continua ad essere pioniera in fatto di sperimentazione e scelte sostenibili. Ma cosa è cambiato in questi trentacinque anni nel contesto enologico green italiano ed estero? Lo abbiamo chiesto a Hayo Loacker che oggi guida l’azienda con il fratello Franz-Joseph.

Tenuta Schwarhof in Alto AdigeSiete stati fra i primi a credere nel biologico. Quali i motivi che vi hanno spinto in tale direzione?

“L’azienda nasce con mio padre Rainer che proveniva dall’esperienza industriale del noto marchio dolciario. Un’esperienza importante ma che non gli aveva dato quelle risposte profonde che cercava come uomo e che lui allora prova a trovare nella natura. A quel tempo le idee ovviamente non erano ancora chiare ma il biologico portava nella stessa direzione in cui mio padre stava andando e per questo lui decise di approfondire per un po’ la cosa in Germania e poi mettersi alla prova in Italia”.

Dai primi passi mossi nel biologico avete poi approfondito la pratica dell’omeopatia e del biodinamico. Perché?

“L’obiettivo è sempre lo stesso, ossia una pratica vinicola in armonia con la natura ma le strade per arrivarci sono diverse. Noi ne abbiamo semplicemente cercato di trovare la strada a noi più congeniale. A inizio anni Ottanta l’omeopatia stava dando risposte utili a quello che mio padre cercava in vigna e poi a fine anni Ottanta io ebbi la possibilità di concentrarmi sulla biodinamica e decisi di portarla in azienda”.

Tenute Loacker Corte Pavone in Toscana Ph. Kreuzer KlausAvete tenute in Trentino e in Toscana. Come è stato misurarvi con due realtà così differenti? In cosa vi ha aiutato il metodo produttivo biodinamico? 

“Ero a Digione a studiare enologia e stavo pranzando quando mio padre mi telefonò per dirmi che aveva trovato una tenuta in Toscana e voleva un parere. Il parere è stato immediato e positivo e quindi abbiamo deciso di tentare anche la sfida di Corte Pavone. Ad averci aiutato sono stati sicuramente i vent’anni di esperienza nel settore biologico che avevamo maturato e che ci hanno permesso di avere una risposta veloce da parte del terreno. La nostra ricerca ha poi portato anche altri a misurarsi con tale pratica rendendo Montalcino un’enclave fortunata. Se infatti nel 1996 c’era solo un produttore che lavorava in biologico, oggi è il 25% delle aziende a farlo per un totale di 3600 ettari”.

Tenuta Loacker Valdifalco MaremmaVini biologici, vini biodinamici, vini naturali, ma anche vini artigianali, vini di territorio. Oggi se ne fa un gran parlare ma c’è ancora molta confusione.

“Ritengo che la legge possa solo in parte chiarire tale confusione che nasce da un fermento magmatico e in divenire in cui si sperimenta di continuo. Il bisogno di chiarezza è più del consumatore che non del produttore. Se infatti il primo vuole giustamente capire cosa sta bevendo, il secondo spesso ha l’esigenza di uscire dal tracciato per arrivare dove vuole e quindi spesso finisce col mescolare diversi approcci”.

Un settore in crescita quello dei vini “alternativi” nonostante la crisi generale dei consumi. Cosa trova, secondo voi, il consumatore in questi vini che lo porta a preferirli ad altri nonostante magari un prezzo superiore?

“La ricerca di valori più veri, di un prodotto che non sia solo godibile ma veicoli anche altro. Il vino, rispetto ad altri tipi di beni, permette proprio questo: coniuga l’essere un piacere della vita all’essere un veicolo che risveglia la coscienza verso valori più autentici”.

FWS12808u_HY&FJ vor StiegeMercati per il biologico. Quali sono, stando alla vostra esperienza, i Paesi chiave e quelli che si stanno dimostrando più interessati a tali prodotti?

“Il tipo di consumo di ogni Paese rappresenta la coscienza della sua popolazione che oggi è più vicina alla sostenibilità, e quindi a questi vini, soprattutto nell’Europa Centrale: Germania, Austria, Svizzera, Scandinavia. L’America su questo è ancora un po’ indietro e a livello di mercato vi si riscontra un atteggiamento manicheo: o 100% biodinamico o industriale. L’interesse della Cina direi che è invece più per stimolo esterno che per una reale esigenza che parte dal consumatore. Quanto infine all’Italia dobbiamo tenete presente che si tratta di un Paese dove comunque la natura è sempre rimasta presente agli occhi e alla mente del consumatore, vuoi per la cucina che richiama di continuo la natura, vuoi per il paesaggio, e quindi dove la sensazione di naturalità è già in parte appagata e il termine “vino biologico” viene percepito come una sorta di ridondanza”.

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