L’ascesa del vino come investimento redditizio e bene rifugio tout court

L’Italia è in crescita esponenziale, dai vigneti ai benchmark del mercato secondario, passando per le acquisizioni

Soprattutto nei tempi di incertezza economica, i vini di lusso rappresentano un ottimo investimento tout court, oltre che un ottimo modo di diversificare il proprio portafoglio. A confermare la tendenza negli ultimi anni vi sono i risultati sempre più eclatanti del mondo delle aste enoiche ( +9,6% nel solo  2017, a 371 milioni di dollari) e anche nel mercato secondario: nel 2017 il Liv-Ex non solo ha sottolineato l’entusiasmo degli investitori globali, ma anche il crescente peso sulla scena globale dell’Italia Enrica, che si è conquistata il terzo posto per numero di etichette presenti nella Power 100 del benchmark londinese e anche la palma del brand più scambiato in assoluto, il Sassicaia di Tenuta San Guido, mentre il Masseto ha raggiunto il decimo posto nella classifica delle etichette con il prezzo più alto, 5.136 a cassa ( +23,3% anno su anno).

Il fatto più sorprendente è, però, che se le analisi che hanno confermato la solidità dei fine wine come investimento si sono raramente allontanate dal medio periodo, i dati contenuti nel “Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook 2018”, firmato da più studiosi della London Business School e ripresi dal The Economist, confermano questa caratteristica dei fine wine anche nel lunghissimo periodo, ovvero dal 1990 ad oggi. Le analisi di Dimson, Marsh e Staunton, analizzano i ritorni reali sull’investimento, su base annuale e in termini reali, di un investimento in dieci tipologie di beni rifugio, dai diamanti alle azioni, con proprio queste ultime a vantare la percentuale più alta, poco oltre il 5 %. Al secondo posto c’è proprio il vino, con un tasso superiore al 3,8%, mentre al terzo posto c’è la filatelia, poco sotto i tre punti percentuali.

Di conseguenza assume un carattere diverso la vivacità del mercato tricolore di vigneti, di possedimenti e intere aziende, dall’investimento del Gruppo Santa Margherita in Sardegna e Lugana all’arrivo di Angelo Gaja sui vigneti dell’Etna, passando per quello di Frescobaldi in Chianti Classico e di Agricola San Felice a Bolgheri.

 

 

 

Related Posts

Ultimi Articoli