Lacryma Christi, il vino del Vesuvio: storia e origine del nome

C’è un vino che più di tutti è strettamente legato al territorio di Napoli e alla sua tradizione: è il Lacryma Christi del Vesuvio. Questo vitigno viene coltivato infatti alle pendici del vulcano. Il suo nettare può essere bianco, rosso o rosé. Si tratta di uno dei vini campani, a denominazione di origine controllata, più famosi al mondo. La sua produzione si è intensificata sempre di più nel corso dei secoli a seguito del raffreddamento dei lapilli e della lava vulcanica delle eruzioni del Vesuvio. Questa, una volta sedimentata nel suolo, forma una pietra lavica che fornisce preziosi cristalli fertilizzanti e un alto tasso di mineralità all’uva vesuviana. Il Lacryma Christi custodisce così aromi e sentori del territorio napoletano, ma anche quella componente di tradizione sacralità che lo contraddistinguono e lo hanno reso noto ai più.

Vino Lacryma Christi: storia e annotazioni nei secoli

La storia del vino Lacryma Christi inizia nel V secolo a.c., quando i Tessali, popolazione della Magna Grecia che si era insediata nel territorio vesuviano, aveva importato i vitigni presenti anche al giorno d’oggi alle falde del vulcano. A fornirci questa testimonianza è nientepopodimeno che Aristotele. Alcuni secoli dopo fu il poeta romano Marziale a menzionare la viticoltura sul Vesuvio nei suoi versi, precisando che il dio del vino Bacco “preferiva queste colline a quelle natie di Nisa”. Lo scrittore e naturalista latino Plinio il Vecchio, nel suo Naturalis Historia del 77 d.C., indicava l’uva Palommina tipica del Vesuvio come un’eccellenza agricola di quell’area geografica. Dopo l’avvento del Cristianesimo, furono i frati cappuccini che abitavano nell’ex colonia “Turris Octava“, a promulgare la coltivazione delle viti in questione. E fu esattamente il “vino greco” prodotto a dare il nome a quell’insediamento, ovvero l’attuale Torre del Greco. Da Medioevo in poi la tradizione della viticoltura nell’area vesuviana proseguì fino all’epoca contemporanea. Lo scrittore pratese Curzio Malaparte lo menzionò nel suo romanzo del 1949, La pelle: “Quel vino aveva un sapore delicato e vivo, che sfumava in un aroma soavissimo d’erbe selvatiche. Ed io riconobbi in quel sapore e in quell’odore il caldo respiro del Vesuvio, il fiato del vento sui vigneti d’autunno sorgenti dai campi di nera lava e dai monti deserti di cenere grigia, che si estendono intorno a Bosco Treccase, sui fianchi dell’arido vulcano”.
La denominazione di origine controllata è stata assegnata in tempi più recenti, precisamente nel 1983 e riguarda quasi tutti i comuni del Vesuviano. Tra questi ci sono Boscotrecase, San Sebastiano al Vesuvio, ma anche parte dei Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscoreale, Torre Annunziata, Torre del Greco, Ercolano. Ma anche Portici, Cercola, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia e Somma Vesuviana.

Una veduta del Golfo di Napoli

Vino Lacryma Christi, le origini leggendarie del nome

Ma da dove nasce il nome Lacryma Christi? C’è più di una leggenda a riguardo. La più diffusa si ricollega alla la cacciata dal paradiso di Lucifero, l’angelo superbo e ribelle verso l’autorità divina. Nella sua caduta verso gli Inferi, staccò per dispetto un lembo di Paradiso trascinandolo via con sé. Portò questo pezzo rubato direttamente nel Golfo di Napoli. Prima di sprofondare nell’Inferno, lasciò dietro di sé una voragine da cui si generò il Vesuvio.
Quando Gesù riconobbe nel golfo quella parte di Paradiso portata via e pianse, e dalle sue lacrime versate sul suolo nacquero le prime pianti di vite vesuviana del Lacryma Christi.
Un’altra versione leggendaria racconta che Gesù si trovava in pellegrinaggio su quello che era un volta il Monte Somma prima dell’eruzione che distrusse Pompei e Ercolano. Volse lo sguardo verso la città di Napoli, che all’epoca era pagana ed abitata da peccatori di ogni tipologia. Per questo dispiacere pianse e versò delle lacrime sul terreno vulcanico. Alcune donne del luogo osservarono la scena. E subito dopo piantarono alcuni vitigni esattamente dove si erano posate le lacrime di Cristo.
L’altra leggenda ha sempre come protagonista Gesù in pellegrinaggio. Nel corso del suo cammino incontrò un eremita che viveva sul Vesuvio al quale chiese dell’acqua per dissetarsi. L’uomo gliela offrì. Gesù, per ringraziarlo della sua generosità e bontà d’animo, tramutò l’acqua nel rinomato vino vesuviano. Sono tre leggende affascinanti, dal grande risvolto religioso, che simboleggiano la fertilità del terreno resa possibile dalle varie eruzioni vulcaniche e colate laviche susseguitesi nei secoli.

Versioni e caratteristiche del Lacryma Christi

Diamo adesso uno sguardo alle tre tipologie del vino Lacryma Christi. Il rosso presenta bel colore rosso rubino e un sapore deciso e corposo. Viene raccolto in ottobre e nasce dall’unione di Piedirosso, noto come Per e’ Palummo, e Aglianico.
Il Lacryma Christi bianco nasce dai vitigni autoctoni Falanghina e da un il 12% di Coda di Volpe, detto localmente anche Caprettone. Presenta un bel colore giallo paglierino chiaro. Si distingue per una mineralità particolare e il sapore fruttato. E poi c’è il Lacryma Christi rosato, dal sapore asciutto, fresco e corposo allo stesso tempo, nato anche questo falla miscela di “Piedirosso” e “Aglianico” e altre uve locali.
Tra le caratteristiche del vitigno Lacryma Christi spicca l’importante resistenza al parassita fillossera, reso dal possibile dal suolo vulcanico e sabbioso su cui cresce.



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