La fine del Ramadan 2023: cos’è il cibo halal e la ristorazione in Italia

Mentre nel mondo si celebra la fine del Ramadan 2023, la ristorazione in Italia si affaccia – lentamente – al mondo del cibo halal.

La fine del Ramadan 2023, celebrata in tutto il mondo, è lo spunto per una riflessione sul significato del mese del digiuno, sulle sue regole, su che cos’è il cibo halal e sul suo rapporto con la ristorazione oggi in Italia.

Il Ramadan 2023

Durante questo periodo i musulmani osservanti e in salute digiunano dall’alba al tramonto, ogni giorno, per ricordare la prima rivelazione del Corano a Maometto. Rinunciano quindi sia a mangiare sia a bere.

Le sere sono dedicate invece alle preghiere e alle riunioni in famiglia, con gli amici e con la propria comunità. Si tratta di occasioni di incontro all’insegna dell’ospitalità, della convivialità e della condivisione a tavola.

Il pasto serale si chiama iftar, solitamente coronato da dolci e datteri, mentre al mattino prima dell’aurora c’è il suhur, per iniziare la giornata.

Le date del digiuno cadono nel nono mese dell’anno lunare del calendario islamico: per il 2023, l’inizio ha coinciso con il 22 marzo e la fine con il 20 aprile, in base alla Luna crescente.

La fine del Ramadan 2023 con la festa Eid al-Fitr

Il periodo di digiuno termina con una festività celebrata in tutto il mondo, che dà il via al nuovo mese, Shawwal. In questa occasione i fedeli si ritrovano per pregare, affollando le moschee del pianeta e i santuari de La Mecca e di Medina.

Il noto cantante Ghali, nato a Milano da genitori tunisini, ha condiviso con i suoi follower sui social il suo Ramadan: oltre a diverse Stories, ha pubblicato una sua foto proprio a La Mecca scrivendo “Alhamdulillah”, ovvero “grazie a dio”.

Alcuni giocatori del Milan come Tomori, Bakayoko, Adli, Saelemaekers, Ballo-Tourè, Bennacer e Kalulu hanno festeggiato la fine del digiuno insieme, postando uno scatto online.

Cos’è il cibo halal

Il cibo halal rientra nelle pratiche musulmane: il significato, in Italia e in Occidente, rimanda soprattutto al trattamento dei prodotti, degli animali e in particolare alla macellazione della carne secondo i riti islamici. Il termine “haram” invece indica tutto ciò che è proibito, dagli alcolici al maiale.

Le norme guardano quindi al benessere degli animali in vita ma anche alla loro macellazione, prevedendo la morte per dissanguamento.

La parola “halal“, in generale, fa riferimento a tutto ciò che è conforme ai precetti del Corano. Così, riguardo all’alimentazione e a molti altri articoli, esistono vere e proprie certificazioni, spesso riconosciute internazionalmente, come quello dell’ente europeo World Halal Authority.

Il Gambero Rosso ricorda come il mercato mondiale halal valga 2 miliardi di dollari e i musulmani, stando ai dati di Pew Research, costituiscano quasi un quarto della popolazione di tutto il globo. Tutto questo mentre il consumo

La ristorazione in Italia

Lo Stivale si sta affacciando sul mondo del cibo halal molto lentamente. Esistono locali, dedicati ad esempio alle ricette di Paesi come il Marocco o la Turchia, che offrono piatti di questo tipo ma sono ancora pochi.

Eppure la richiesta da parte sia del mercato sia del settore del turismo è notevole e trasversale. L’Italia purtroppo è ancora un po’ indietro dal punto di vista della conoscenza di questo mondo, come ha dimostrato il caso recente delle mense scolastiche.

Secondo gli addetti ai lavori, tra l’altro, basterebbero pochi accorgimenti per proporre gran parte dei piatti tradizionali della nostra cucina ai clienti musulmani, rispettando le indicazioni halal.

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