L’olio, in Molise, è un “affare di famiglia”. Parola di Alessandra Capocefalo

Archeologa di formazione, specializzata in archeologia classica (in particolare reperti ceramici), negli anni è passata dal contenitore al contenuto, interessandosi di cucina e gastronomia antica. E’ così che è nata anche la sua passione per l’olio.

Alessandra Capocefalo, tecnico assaggiatore, ha fondato nel 2023, con altri colleghi MolisEvo, un’associazione di assaggiatori che si occupa di divulgare e diffondere la cultura dell’olio del Molise e in Molise. Al momento si tratta dell’unica associazione di assaggiatori in Molise, con presidente e capopanel la dott.ssa Antonietta Lombardi.

Alessandra, Capocefalo, Tecnico Degustatore
Alessandra Capocefalo, Tecnico Degustatore

Ed è proprio Alessandra a spiegare le caratteristiche dell’olio molisano, le tipologie, gli impieghi, la storia e tutti i dettagli più interessanti.

L’olio del Molise: quali sono le sue migliori caratteristiche?

“Il Molise è tra le regioni con il più alto indice di biodiversità in Italia e questo vale anche per le varietà di olive. Il patrimonio olivicolo è molto ricco, con oltre 20 varietà autoctone. Nonostante negli ultimi anni si siano diffusi gli oli monovarietali, penso che la vera essenza della olivicoltura molisana sia il suo olio tradizionale, estratto da oliveti misti, quasi ovunque molto antichi, spesso secolari. In Molise è possibile ancora trovare piccole realtà che raccolgono a mano e hanno salvato dall’oblio uliveti abbandonati in zone difficili. A seconda delle aree di produzione e delle cultivar dominanti, l’olio esprime delle differenze sensoriali spesso importanti e caratterizzanti quella specifica microarea. Questo mi sembra un valore aggiunto dell’olio molisano: la non omologazione a sentori standard e, soprattutto, la grande passione degli olivicoltori che, in un mercato estremamente competitivo e spesso svantaggioso per le realtà piccole come quelle molisane, rifiutano di abbandonare gli oliveti e portano avanti produzioni di grande qualità. In generale, gli oli extra vergini molisani che si trovano in commercio (ovvero quelli di aziende e non produzioni familiari che non hanno la stessa attenzione alla qualità), quando l’annata è particolarmente favorevole, esprimono un fruttato medio, pieno, tendente spesso all’intenso. Molte varietà valorizzano al naso sentori erbacei freschi di carciofo, cicoria, erbe di campo ma non mancano note intense di pomodoro verde o maturo, a seconda della cultivar dominante”.

Quali sono le tipologie di olio molisano più richieste e ricercate?

“La Dop Olio Molise è l’unica Dop interamente regionale. Non è molto diffusa però. Difficile da trovare. Pochissimi produttori la certificano. Molto più diffuse e particolarmente apprezzate, sono le produzioni monovarietali di cultivar autoctone: ad esempio, l’Aurina di Venafro, la Rumignana e la Nera di Colletorto, la Gentile di Larino, la Gentile di Mafalda e, tra le più richieste, la Sperone di Gallo. Particolarmente richieste anche le produzioni di realtà agricole interessanti e importanti, presenti su guide di settore e nelle più blasonate competizioni nazionali e internazionali”.

Come abbinare l’olio molisano in cucina per esaltarne le qualità?

“Un buon olio extra vergine di oliva, e quello molisano non fa eccezioni, si abbina perfettamente a cibi semplici, cucinati con ingredienti freschi. A seconda della tipologia di olio, perfetti gli abbinamenti con legumi e ricette tradizionali a base di verdure come la pizza e minestra, tipico piatto della tradizione contadina molisana. Esalta molti piatti estivi a base di verdure di stagione, crude o saltate. Alcune tipologie di olio sono consigliate anche come ingrediente per dolci da forno e in abbinamento al gelato”.

Cosa rappresenta l’olio per il Molise?

“L’olivicotura in Molise, anche se sconosciuta ai più, è una realtà storica di primaria importanza. Nel mondo romano antico, l’olio proveniente dalla zona di Venafro era il migliore. Tantissimi sono gli autori che ne decantano il profumo, il nostro moderno “fruttato”. Il territorio regionale è ricchissimo di oliveti da millenni (molto diffusi anche nella zona di Larino, Colletorto, Portocannone e Rotello). Ogni famiglia ha il proprio e raccoglie le proprie olive. Ci sono decine e decine di piccoli frantoi sparsi sul territorio con una popolazione inferiore a 300.000 abitanti, molti di questi storici. A ottobre, ovunque percorrendo le strade provinciali e comunali, durante i weekend, è possibile vedere le famiglie affaccendarsi intorno alle reti per la raccolta. É uno dei pochissimi rituali rimasti in una regione che soffre tremendamente lo spopolamento. Tanti hanno cominciato a produrre olio e sono diventati olivicoltori solo da pochissimi anni, con grande successo, per recuperare gli oliveti di famiglia, abbandonati a causa dello spopolamento. L’olivicoltura in Molise, dunque, è sempre stato un affare di ‘famiglia’ e rappresenta la memoria storica di un territorio con migliaia e migliaia di alberi antichi, alcuni secolari, che i Molisani rifiutano di abbandonare. L’olio che si produce è un olio della ‘resilienza’, il frutto dell’amore e dell’impegno di pochi contro un mondo che vive di omologazioni, generalizzazioni e produzioni di massa”.

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