Come deve essere il miglior enotecario d’Italia

L’Associazione enotecari professionisti Italiani lancia la prima edizione del concorso Miglior Enotecario d’Italia

Il Concorso Miglior Enotecario d’Italia, organizzato da AEPI (Associazione Enotecari Professionisti Italiani) in collaborazione con Vinarius (Associazione Enoteche Italiane) è la prima competizione italiana per questa categoria professionale.

Il concorso, la cui finale si svolgerà a giugno, si rivolge a titolari e personale di bottiglierie classiche e dei pubblici esercizi specializzati nella mescita di vino e distillati proponendo un momento di confronto, di scambio e di palcoscenico per capire fino in fondo quali sono le reali capacità necessarie per far fronte alle difficoltà che la professione sta affrontando e trarre giovamento ed ispirazione da una competizione che, al di là del risultato, sarà di grande crescita per tutti.

Una giuria guidata da Stefano Caffarri eleggerà l’enotecario più talentuoso della Penisola. La gara, spiega Francesco Bonfio, Presidente di AEPI, è anche un vero e proprio viaggio per far conoscere meglio la professione.

Da quali motivazioni nasce il concorso per il miglior enotecario d’Italia?

“Il concorso per eleggere il miglior enotecario d’Italia nasce per una pluralità di fattori. La prima, molto semplice, è che l’enotecario era l’unica figura professionale del mondo del vino a non avere riconoscimenti di questo tipo. È un modo per far conoscere meglio l’enotecario, che non è più il semplice vinaio, intento solo a vendere vino, e un supporto per una categoria molto colpita dalla pandemia. Un’iniziativa che ha avuto un forte riscontro tra molti consorzi e il patrocinio del ministero delle Politiche agricole”.

Il Covid come ha cambiato il mondo delle enoteche?

“La pandemia si è fatta sentire duramente per tutte quelle enoteche incentrate principalmente sulla mescita. Per chi, invece, puntava maggiormente sulla vendita, l’impatto è stato attutito. Molte enoteche si sono subito riallineate alla nuova realtà imposta dalla pandemia, puntando sull’online, dimostrando resilienza e una grande capacità adattiva”.

Quali competenze e che professionalità deve avere il miglior enotecario d’Italia?

“L’enotecario oggi deve conoscere le ultime tendenze che riguardano vini, distillati e alcolici in generale, ma ancor di più la capacità di valorizzarli, le competenze legate all’accogliere e servire ogni cliente prediligendo cura e ascolto e le attitudini legate alla consulenza e all’interfacciarsi sia con il consumatore che con il produttore. Una professionalità che deve essere alimentata attraverso la formazione continua. Sono queste le caratteristiche che cerchiamo nel miglior enotecario d’Italia”. 

Cosa in merito alla giuria?

“A giudicare i partecipanti, ci sarà una giuria capeggiata da Stefano Caffarri. Si tratta di un vero punto di riferimento nella comunicazione enogastronomica italiana dal momento cheCaffarri è impegnato da vent’anni nel racconto delle eccellenze nazionali su più canali, dalla carta stampata all’online. Direttore editoriale del Cucchiaio d’Argento fino al 2018, ha scritto e tutt’ora partecipa come contributor per molteplici testate come Il Gusto di Repubblica, Spirito Divino, Vivere di Gusto. Ha ideato un suo progetto editoriale, Frammenti, che porta avanti con passione raccontando di cibo, vino, itinerari e territori. Una figura che, nel ruolo di Presidente di giuria del Concorso il Miglior Enotecario d’Italia, si cimenterà nel riconoscere le competenze peculiari che compongono questo lavoro. Stefano Caffarri come presidente di giuria è stata una scelta naturale, poiché in lui abbiamo ritrovato tutta l’esperienza e facoltà di giudizio per una manifestazione come questa, dove ad essere evidenziato sarà il know-how di ogni enotecario concorrente”.
(Tommaso Nutarelli)

 

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