La nuova frontiera dei Colli Orientali: il vino biologico

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Nella zona dei Colli Orientali sempre più produttori hanno deciso di intraprendere una nuova sfida: coltivare vino biologico. Ce ne parla l’enologo Nicola Biasi.

L’area dei Colli Orientali è un piccolo territorio collinare all’estremità orientale della nostra Penisola, delimitato dal confine sloveno e dai primi rilievi delle Prealpi. Una regione quella del Friuli Venezia Giulia vocata all’enologia già da tempo e che ad oggi ha raggiunto una sua identificazione precisa. E proprio in questo clima di continua crescita e valorizzazione del territorio che molti produttori hanno deciso di sposare una filosofia green, spostando la propria visione verso delle coltivazioni di vini biologici con l’utilizzo di tecniche che permettono di avere un minore impatto sull’ambiente, senza ovviamente tradire le peculiarità dei vini friulani.

Per fare un po’ di chiarezza sul fronte biologico dei Colli Orientali, abbiamo intervistato Nicola Biasi fondatore della Nicola Biasi
Consulting che vanta consulenze in Toscana, Piemonte, Veneto, Friuli,
Trentino e Marche.
Nicola viene premiato durante la Vinoway Wine Selection 2021 come
Miglior Giovane Enologo d’Italia e a giugno durante l’anteprima del
Merano Wine Festival riceve l’ambito premio Cult Oenologist 2021,
riservato ai 7 migliori enologi italiani.
Il più giovane di sempre a ricevere questo riconoscimento.

Nicola Biasi

Qual è la situazione generale per quanto riguarda la produzione biologica nel territorio dei Colli Orientali?

“I Colli Orientali sono una zona dalla grande vocazione viticola famosa soprattutto per la produzione di vini bianchi ma negli ultimi anni anche i rossi stanno dimostrando grandi potenzialità. Il numero di aziende biologiche aumenta di anno in anno.

La gestione in biologico è un passo importante ma deve essere gestita in maniera responsabile ed etica. Ci sono zone come la collina che si prestano e dove i rischi ci sono ma sono gestibili. Ad esempio, è fondamentale prestare molta attenzione all’oidio sullo chardonnay.

Le zone più umide di pianura invece sono molto difficile da gestire in bio e il rischio di perdere prodotto e qualità è molto alto. Il merlot è molto sensibile alla peronospora e la difesa in zone particolarmente umide è davvero complicata. Oltre al rischio di un minor raccolto non dobbiamo non pensare al numero di trattamenti necessari per la difesa. Se diventano molti di più rispetto ad una difesa convenzionale mi chiedo se ha davvero un senso “ambientale” voler fare a tutti i costi bio”.

Vino Biologico Colli Orientali

Quali sono i benefici di questa scelta? E le difficoltà riscontrate?

“Come anticipato sopra le difficoltà sono dovute alle condizioni climatiche e ad alcuni vitigni qui molto diffusi ma particolarmente sensibili alle principali malattie funginee.

I vantaggi, se gestito bene, sono che il biologico ha un impatto inferiore e di conseguenza migliore sul vigneto e sull’ambiente stesso. Una viticoltura realmente sostenibile deve essere il futuro e, in alcuni casi, il biologico può essere una delle strade da percorrere. In generale e non solo nei Colli Orientali si stanno diffondendo i vitigni resistenti che, oltre ad assicurare una riduzione drastica dei trattamenti con conseguente minor produzione di CO2 e spreco d’acqua, danno vita a grandi vini”.

Il Bio preserva l’ambiente, è una misura di sostenibilità generale?

“No. Dipende assolutamente da dove viene praticato. Ci sono zone estreme per piovosità e bagnatura fogliare dove fare bio può inquinare più che lavorare con una difesa convenzionale. Serve il buonsenso e soprattutto dobbiamo dare spazio alle nuove ricerche scientifiche e a piante resistenti in maniera naturale”.

Come vede questa pratica di viticoltura a lungo termine?

“La vedo in modo positivo e si diffonderà sempre più grazie alle nuove tecniche e ai nuovi vitigni che si stanno diffondendo. E’ fondamentale farlo però con coscienza e conoscenza e non per moda come spesso, purtroppo, succede”.

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