Export vino italiano: l’intervista a Denis Pantini

Si stima che alla fine del 2022 l’export di vino italiano raggiungerà gli 8 miliardi di euro: ecco i dettagli spiegati da Denis Pantini

Tempo di bilanci per l’export del vino italiano: parola a Denis Pantini, responsabile Osservatorio Wine
Monitor Nomisma.


Dopo un 2021 da record con oltre 7 miliardi di euro di esportazioni, l’export del vino italiano che 
cifra raggiungerà in questo 2022?

Secondo le nostre stime si avvicinerà ad 8 miliardi di euro. Un incremento determinato sia dal
rafforzamento del dollaro che da una rimodulazione del mix di vini esportati, sebbene sul fronte dei
volumi si registri una stabilità rispetto al 2021”.

Quali i mercati con la pagella migliore?

“Limitando la valutazione ai primi 20 mercati di export (che, per capirci, pesano per il 90% di tutte le
vendite oltre frontiera di vino italiano) il Messico emerge su tutti con una crescita che, a fine agosto, era
del 52% a valori e del 22% a volumi. Se restringiamo la pagella ai top 5 mercati di sbocco, allora quello
che si è comportato meglio è stato il Canada: +24% nell’export a valore e +8% a volume”.

Tra i peggiori invece? E perché?

Al di là della Russia e dell’Ucraina per i motivi tristemente noti, il grande malato sembra essere la Cina.
Dopo aver buttato fuori dal mercato gli australiani (applicando dazi sui loro vini superiori al 200% per
ritorsioni più politiche che commerciali), le importazioni continuano comunque a ridursi: nei primi nove
mesi di quest’anno il calo negli acquisti totali di vino era del 2,5% a valori e del 19% a volumi. Quelli
 dall’Italia segnavano un risultato peggiore: -7,5% a valori contestualmente ad un -18% nei volumi. Il 
rallentamento economico in atto sul mercato cinese è più pesante del previsto e i continui lockdown “ad
alzo zero” che il governo di Pechino mette in atto appena scorge qualche contagio da Covid-19 stanno
penalizzando significativamente i consumi interni, andando a colpire quelli di vino, in particolare di
importazione”.

Sulla sfida del valore che segnali di cambiamento avete colto?

“Quest’anno la forte ripresa dei consumi fuori-casa ha modificato sensibilmente il mix di vini esportati.
Ovviamente c’è stato anche un incremento nei prezzi medi determinato dalle fiammate inflattive che
sono esplose a livello globale a seguito degli aumenti nei costi di produzione (in primis energetici). Il
canale on-trade ha beneficiato del rilevante ritorno del turismo (sia in Italia che negli altri mercati
mondiali), spingendo acquisti e consumi di vini di fascia di prezzo medio-alta, nonché degli spumanti a
danno dei vini fermi entry-level, così come – sempre a seguito di questa ripresa del turismo – sono
aumentate le vendite nel travel retail e nel duty free, mentre sono diminuite nella Distribuzione
Moderna”.

Quali i vini più premiati dalle scelte dei consumatori e quali più penalizzati?

“A livello generale è continuata la crescita delle bollicine, sia sul mercato nazionale che all’estero.
Guardando all’export dei vini italiani, mentre nei primi 8 mesi i vini fermi sono cresciuti del 9% a valori
ma diminuiti dell’1% nelle quantità, gli spumanti hanno messo a segno un +24% nei valori e un +10% nei
volumi. Tra questi ultimi, l’export di Prosecco è aumentato del 26% a valori e dell’11% a volumi, mentre
tra i vini fermi, buone le performance dei rossi Dop del Piemonte”.

Nel 2023 se doveste scommettere su un mercato inedito su quale punterebbe?

Un mercato che ha visto crescere notevolmente gli acquisti di vino italiano nel 2022 è stata la Tailandia:
+220% nei primi otto mesi. In generale, l’area del sud-est asiatico sta diventando sempre più
interessante per il nostro export. Dopo l’exploit della Corea del Sud che ha visto aumentare i consumi di
vino in maniera esponenziale (compresi quelli di provenienza italiana), anche altri paesi dell’area stanno
incrementando le importazioni di vino dall’Italia, tra cui il Vietnam con il quale è anche attivo un accordo
di libero scambio. Una leva politico-commerciale estremamente importante per aumentare le nostre
esportazioni”.


E alla luce della situazione internazionale e della probabile recessione economica, cosa ci sarà da
aspettarsi dal 2023?

“E’ lecito attendersi un rallentamento, determinato da uno scenario di mercato e geopolitico
estremamente complicato e in continuo mutamento. Le stime del Fondo Monetario Internazionale,
dell’Ocse e della Commissione Europea mostrano cali nel Pil più accentuati in Germania, Uk e Italia e
livelli di inflazione ancora alti. Un mix di fattori negativi che riduce il potere d’acquisto dei consumatori e
che, di conseguenza, rischia di colpire anche i consumi di vino. Tuttavia, a differenza della crisi finanziaria
ed economica del 2009, quella in atto è “asimmetrica” e non interessa tutti i paesi nello stesso modo
 (anzi, c’è chi ci guadagna, basti pensare ai paesi produttori ed esportatori di prodotti energetici….). Di
 conseguenza, gli impatti sulle vendite di vino italiano non saranno identici per tutte le imprese, ma
risulteranno differenti a seconda del livello di diversificazione dei mercati serviti, del posizionamento di
prezzo dei vini venduti e del canale distributivo presidiato”.

(Giovanni Pellicci)

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