La cultivar Moraiolo in Umbria

Il Moraiolo, un piccolo e generoso frutto della terra, che ha affondato le proprie radici in Umbria, regione molto vocata per l’agricoltura.

Nella sua variabile geografia e piccole dimensioni dobbiamo pensare che la regione Umbria rappresenta oggi il 2% della produzione nazionale. Poco ma buono. La qualità dell’olio extravergine di oliva Umbro è infatti riconosciuta a livello internazionale, e le sue aziende, spesso di piccole dimensioni, sono il vanto del Made in Italy.

Le caratteristiche della cultivar Moraiolo e l’olivicoltura in Umbria

L’olivicoltura in Umbria si estende su oltre 27.064 ettari (Agea, 2016/2017). Le varietà più diffuse sono oltre al Moraiolo anche il Leccino e il Frantoio ed a seguire San Felice, Rajo e Dolce Agogia, Pendolino.

La Dop Umbria, unica denominazione regionale, include 5 sottozone, corrispondenti a rispettive menzioni geografiche:

  • Colli Assisi Spoleto;
  • Colli Martani;
  • Colli Amerini;
  • Colli del Trasimeno;
  • Colli Orvietani;

L’albero del Moraiolo si presenta con una modesta vigoria e portamento assurgente. La drupa ha delle piccole dimensioni, il suo peso medio è di 1 grammo, ma ha una elevata resa in olio, circa il 20%.

All’analisi organolettica, il prodotto, si presenta con un colore verde netto, gusto fruttato intenso, amaro e piccante. Tipiche le note olfattive vegetali con sentori di foglia e note legnose.

Le caratteristiche geofisiche della regione Umbria

La superficie totale dell’Umbria è di circa 8500 km2. Un piccolo territorio particolarmente variegato costituito per il 6% da pianure, 41% da colline, spesso con fianchi scoscesi e ripidi, alternate a valli alluvionali e oltre la metà è occupata dalla dorsale appenninica umbromarchigiana.

Il clima è continentale, rigido in inverno, con primavere che spesso tardano ad arrivare, ed estati che specialmente negli ultimi anni sono sempre più siccitose. Il rischio maggiore per gli alberi di olivo è indubbiamente quello delle gelate, che in alcune annate provocano gravi danni alle coltivazioni.

Per tutte queste ragioni, dobbiamo tenere presente che non tutte le aree hanno le caratteristiche ottimali alla coltivazione. La zona di maggior concentrazione è la Valle Umbra, lungo la dorsale pedemontana appenninica occidentale che parte da Assisi, piega verso Nocera Umbra e si spinge fino a Spoleto.

Storia dello sviluppo dell’olivicoltura in Umbria

Le prime testimonianze in Umbria risalgono agli Etruschi, che già si dedicavano alla coltivazione dell’olivo. Successivamente i Romani riuscirono a migliorare le tecniche di produzione, migliorando definitivamente la qualità del prodotto e l’olio umbro faceva già parte dei banchetti della Capitale. A livello di superficie coltivata però, il periodo di massima espansione dell’olivicoltura nella regione si ebbe nel 1830 grazie al sostegno di Papa Pio VIII.

La vista che si presenta oggi davanti agli occhi di chi percorre le campagne umbre è il risultato di storia, geografia e tradizioni. Come disse Henri Desplanques nel 1975, sui paesaggi agrari del centro Italia la campagna umbra appare “come se non si avesse altra preoccupazione che la bellezza”.

Fabio Chiappini, esperto di cultivar Moraiolo, risponde alle nostre domande

A Fabio Chiappini, esperto di olio EVO, trentennale esperienza con la produzione di Moraiolo presso la azienda Monini di Spoleto, chiediamo:

Qual è la situazione in Umbria?

“Circa 31.600 produttori su 31 mila ettari coltivati con 7,5 milioni di piante. I dati ci possono sicuramente dare fin da subito una panoramica della nostra regione, dove ci sono tanti piccoli produttori, con poco più di 1 ettaro e dove si attesta una produzione variabile tra 6500 e 11 mila tonnellate di olio prodotto su 270 frantoi. Il Moraiolo rappresenta il 41,7% della superficie coltivata regionale che si concentra principalmente lungo la Valle Umbra, da Assisi a Spoleto. Qui il clima è piuttosto freddo ed i terreni impervi e piuttosto poveri di materia organica, ed il Moraiolo vi si è adattato alla perfezione. Caratterizzato da aromi intensi e vegetali, al gusto risulta amaro e piccante in quanto è particolarmente ricco di polifenoli”.

Come si è sviluppato il mercato?

“La situazione è comune a tante altre realtà produttive italiane. La maggior parte delle produzioni non riescono a coprire le richieste, quindi le vendite sono principalmente locali, nei circuiti Horeca. Questo lo scorso anno ha dato sicuramente qualche problema di invenduto.

Il mercato estero è particolarmente affascinato dal nostro olio di oliva extravergine, grazie soprattutto alle sinergie che si sono riuscite a creare con il turismo legato all’enogastronomia, ai luoghi d’arte, alle associazioni di promozione ed al lavoro di piccoli e grandi produttori che ogni anno sanno investire in qualità e tecnologia”.

Agricoltura ed innovazione, cosa ne pensi?

“Nella produzione agricola non è sempre facile gestire e far percepire nuove tecnologie così come nuovi sistemi comunicazione più efficaci. Molto spesso mi sono imbattuto in produttori convinti delle loro tradizioni, che più che altro erano cattive abitudini anche se fortunatamente ad oggi il livello qualitativo si è innalzato molto rispetto a 20 anni fa”.

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