Con Bonaldi nuovo presidente Federdoc cambia ma in continuità

Semplicità ed educazione del consumatore verso la sostenibilità per evitare troppa sovraesposizione e lavoro per razionalizzazione del numero delle denominazioni: questi i temi centrali del nuovo mandato del nuovo presidente di Federdoc

 

Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi è il nuovo presidente di Federdoc. Raccoglie l’eredità di Riccardo Ricci Curbastro che, dopo 24 anni di presidenza, ha deciso di non proseguire il suo percorso al vertice della Federazione dei Consorzi del vino italiano.

Bentrovato Presidente. Nelle parole di commento post nomina ha indicato sostenibilità e sicurezza dei consumatori quali principali sfide del nuovo corso di Federdoc. Lavorerete in continuità o avete in serbo qualche novità?

“Proseguiremo il percorso intrapreso con l’obiettivo di raggiungere traguardi più ambiziosi. Sul piano della politica nazionale, attraverso la definizione di uno standard unico di sostenibilità, abbiamo messo a sistema le buone pratiche e le esperienze acquisite in materia di sostenibilità del settore vitivinicolo. Dobbiamo tenere sempre presente che siamo un settore in costante evoluzione, perché chi fa vino è quotidianamente impegnato sui mercati e costretto a confrontarsi con il panorama internazionale, ed è ovvio che le necessità e gli interessi dei consumatori, come salubrità e sostenibilità, influenzino e continuino a influenzare il modo di produrre. Siamo l’unico comparto agricolo che ha realizzato, studiato e pensato uno standard di sostenibilità, Equalitas, e ha trovato la quadra per l’utilizzo dei vitigni resistenti. Sono progetti di enorme portata impossibili da realizzare se non in team. Se in questi anni la parola d’ordine è stata innovazione, nel prossimo corso di Federdoc sarà collaborazione”.

In particolare sulla sostenibilità delle aziende crede che si possa fare di più in termini di comunicazione a favore del consumatore?

Una delle parole chiave è semplicità. Bisogna raccontare storie e comunicare in modo accessibile a tutti. Bisogna poi lavorare sulla sensibilità del consumatore. Fare leva sull’aspetto educativo per fare meglio anche nei piccoli gesti quotidiani. Se non si arriva a fare questo c’è il rischio di una sovraesposizione del concetto di sostenibilità, ormai abbinato a qualsiasi prodotto sul mercato sia materiale che immateriale. Così rischia di rimanere solo una bella parola e di non trasformarsi nelle azioni concrete per ottenere i risultati desiderati. Un piccolo esempio di come un’azienda può comunicare tutto questo: la redazione semplice chiara, basata su uno storytelling del bilancio di sostenibilità. È uno strumento che può fare da amplificatore della conoscenza, in quanto ogni sua voce racchiude una storia da raccontare al consumatore. Anche i Consorzi di tutela potranno svolgere un ruolo molto più incisivo nel processo di transizione ecologica del settore previsto dalla strategia Farm to Fork e dal Green Deal. In particolare, potranno essere promotori delle nuove e buone pratiche enologiche sostenibili, provvedendo a sensibilizzare gli operatori del settore con idonee campagne informative, di comunicazione e formazione”.

La razionalizzazione del numero delle denominazioni potrà tornare di attualità nel suo mandato? Che opinione ha in merito?

“La razionalizzazione del numero di denominazioni è un obiettivo che non verrà trascurato nell’ottica di rendere più performante e chiaro il sistema delle Indicazioni Geografiche italiano. Sappiamo di avere tante denominazioni con bassi livelli produttivi: alcune non rivendicano da anni e andrebbero cancellate secondo la disciplina vigente, altre non hanno mercato. L’attuale scenario impedisce di fatto la valorizzazione della nostra ricchezza ampelografica e rende eccessivamente complesso comunicare al consumatore i tratti distintivi di ogni realtà, con una conseguente perdita di fatturato rispetto a nostri competitor. Dobbiamo tener presente che il consumatore, pur apprezzando la diversità, vuole comprendere ciò che sta acquistando ed è per questo che il sistema va riformato valorizzando le realtà di nicchia con diverse modalità: ad esempio, potremo creare delle sottozone all’interno di denominazioni più grandi raggiungendo una razionalizzazione del sistema senza fargli perdere le peculiarità che lo connotano”.

L’attualità di questa estate è la siccità: le misure di emergenza finora varate dal Governo vi soddisfano o servono interventi strutturali non più rinviabili?

La siccità sta tenendo tutti con il fiato sospeso. Non affrontavamo una carenza di risorse idriche di questo impatto da molto tempo ormai. Al momento, quasi tutti i vigneti italiani stanno fronteggiando la situazione senza particolari danni, ma le prossime settimane saranno decisive per comprendere se sarà necessaria l’adozione di misure emergenziali idonee. Stiamo monitorando la situazione grazie al confronto con i nostri Consorzi associati per poter intervenire prontamente”.

Il giro di boa del 2022 è stato segnato da crisi internazionale, inflazione, aumento dei costi delle materie prime e – appunto – l’impatto del cambiamento climatico. Si è aggiunta anche la crisi di Governo. Quali sono le sue considerazioni in merito e cosa si augura per la seconda parte dell’anno soprattutto dal punto di vista dell’impatto sul settore vino?

“Il settore vino, come ogni altro segmento produttivo, è molto provato dalle conseguenze economiche generate dal conflitto russo–ucraino e dal relativo mutamento dell’assetto geopolitico. L’auspicio più grande è sicuramente il rientro della crisi internazionale ma volendo essere più realistici, sarebbe importante l’adozione di misure economiche ed interventi che blocchino la crescita esponenziale dei costi salvaguardando la competitività delle nostre imprese ed il potere di acquisto dei consumatori. Il nostro auspicio è che la politica possa continuare il proprio operato, portando avanti i programmi già varati a sostegno dell’economia nazionale e del settore”.

(Giovanni Pellicci)

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