Cantine e social: la parola a Barbara Sgarzi

Si dà sempre per scontato che la presenza sui social sia cosa imprescindibile, eppure, talvolta, la risposta non è così semplice: e parliamo con Barbara Sgarzi, giornalista professionista, docente e sommelier che da più di vent’anni segue l’evoluzione del giornalismo e della comunicazione digitale.

Quale può essere la risposta al nostro dilemma?

“Io mi occupo di comunicazione digitale dalla fine degli anni Novanta. C’è stato un momento, circa 2-3 anni fa, in cui per un’azienda era impossibile non essere sui social. I cambiamenti si succedono a un ritmo vorticoso. Lo snobismo meraviglioso dei francesi che si rifiutano di comunicare a colpi di reel, la volontà di alcuni brand di essere fuori da ogni canale social (Gaja, per dirne uno) ci insegna che si può anche non esserci, ma che questo vale soprattutto per brand noti e esclusivi, non per le piccole e medie aziende. In un mondo dove addirittura una scrittrice del calibro si J.K. Rowling si è sentita in dovere di crearsi un account twitter per dire ai lettori che gli altri erano dei fake, si capisce bene che lasciare un vuoto nella comunicazione significa lasciare spazio agli altri per parlare di noi o per noi. Esserci quindi. Ma la vera domanda a questo punto è: come?”

Partiamo da Instagram?

“Intanto c’è da considerare che i social sono luoghi di conversazione e non di vendita. E se da una parte è vero che Instagram si sta trasformando in una vetrina globale, è altrettanto vero che il vino non si compra e non si vende sui social. Sui canali e-commerce, casomai, ma non su Instagram. Quindi esserci va bene, ma mai per farsi mera pubblicità. Bisogna far parlare di noi, chiacchierare e fare divulgazione”.

E Linkedin?

“Io ne parlo molto durante i miei corsi. LinkedIn è utilissimo: è di pochi giorni fa la notizia che ha raggiunto il miliardo di utenti nel mondo. Per l’azienda essere su una piattaforma del genere è una questione più che commerciale, di brand awareness nel circolo dei pari. Creare una pagina e poi tenerla muta per anni non ha molto senso. Deve servire per attirare talenti e condividere i valori aziendali”. 

E TikTok? 

Occhio a TikTok! Il social network dei giovani si sta trasformando in un importante veicolo di informazione, per catturare un target di giovanissimi. Sarebbe fondamentale utilizzarlo per fare la divulgazione sul bere consapevole. Se una cantina andasse controcorrente facendo pillole conoscitive sul bere consapevolmente sarebbe fantastico e farebbe una cosa coraggiosa e necessaria, con un approccio interessante. Purché si eviti il tono della predica!”.

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