Il vino al tempo degli Etruschi: una grande produzione testimoniata dai reperti archeologici

Gli Etruschi furono i primi grandi produttori di vino nella nostra penisola

Vino al tempo degli Etruschi: religione e costumi

Vi siete mai chiesti quale popolo ha iniziato per primo nella storia a coltivare la vite in Italia e di conseguenza a produrre il vino? Non sono stati gli antichi Romani di cui abbiamo trattato in questo articolo, bensì gli Etruschi. Fu infatti proprio questo popolo che si era stabilito nell’Italia centrale, prevalentemente in Toscana, Umbria e alto Lazio ad insegnare la viticoltura e come produrre il prelibato nettare. La stessa parola “vinum”, ovvero vino, è di origine etrusca passata poi al latino.
In Etruria si svolgevano rituali religiosi legati alla bevanda fin dalla fine dell’età del Bronzo. Ma dopo essere entrati in contatto con la cultura Greca che il vino fu sempre più al centro delle nelle celebrazioni religiose, soprattutto in quelle funebri. In seguito a questa contaminazione con le usanze greche una delle divinità più importanti per la religione etrusca divenne Fufluns, molto simile al dio greco Dioniso, con cui venne in seguito identificato. Nel corso delle cerimonie religiose in onore del dio gli Etruschi, attraverso l’ebbrezza provocata dal vino, potevano evadere dalla realtà per prefigurarsi un destino felice nel mondo dell’aldilà.
Ai banchetti dei riti pagani dell’epoca, a differenza di quanto avveniva nell’antica Roma, potevano presenziare anche le donne. Spesso sono infatti rappresentate nelle pitture adagiate accanto all’uomo o sedute vicino a lui.

Un nettare prezioso e redditizio

La coltivazione della vite era così importante per gli Etruschi tanto che i sacerdoti avevano il compito di custodire i segreti delle tecniche di coltura dei vigneti e delle invocazioni per preservarli dagli agenti atmosferici. La produzione di vino in Etruria si affermò rapidamente soltanto intorno alla fine del VII secolo a.C.
A quell’epoca era ancora una bevanda di importazione rara e pregiata, di importazione. La consumava infatti soltanto il ceto aristocratico. Questo perché i costi di trasporto dalle altre aree vinicole come la Grecia, la penisola Anatolica e la Fenicia erano piuttosto ingenti. Poi, nel VI secolo a.C., la produzione locale di vino e la grande estensione dei vigneti permise agli Etruschi di avviare importanti commerci marittimi del prodotto. E non soltanto nel bacino del Mediterraneo poiché, nel periodo tra il 625 e il 475 a.C., arrivarono anche al di là delle Alpi e verso il Nord Europa. Barattavano infatti il loro vino in cambio di metalli, sale, corallo e anche schiavi. Questi viaggi permisero alla civiltà etrusca di importare anche nuovi attrezzi e modalità di lavoro, oltre a nuovi vitigni di origine orientale da coltivare e incrociare con le varietà locali.

Vino al tempo degli Etruschi: tecniche di produzione

Le testimonianze sui metodi di produzione del vino da parte degli Etruschi arrivano direttamente dai Romani. Si narra che il sistema di vinificazione si svolgesse in cantine scavate nel tufo e realizzate su tre piani. I viticoltori etruschi pigiavano l’uva, dopo averla vendemmiata al massimo della maturazione, in pigiatoi detti palmenti. Questi erano scavati in affioramenti rocciosi naturali, situati in prossimità delle viti e potevano essere coperti in caso di bisogno. I viticoltori procedevano poi a pigiare l’uva con le mani e piedi nella vasca superiore.
Con tutta probabilità come i Greci, anche gli Etruschi utilizzavano rudimentali torchi per il vino. Solitamente consumavano subito il primo mosto. Quello che restava finiva in in contenitori di terracotta con le pareti interne coperte di resina o pece. La fermentazione aveva luogo tra i cinque e gli otto giorni. Pare inoltre che la verifica definitiva fosse effettuata da alcuni esperti selezionati con un assaggio finale in piccoli contenitori.
In primavera si procedeva poi a versare poi il vino in anfore dedicate il trasporto e anche in otri in pelle, come dimostrato da alcune antiche pitture. Gli Etruschi producevano un vino di colore giallo dorato, aromatico e molto profumato, molto simile a succo d’uva seppur più liquoroso.

Reperti e testimonianze archeologiche

Sono numerose le testimonianze archeologiche che mettono in risalto il rapporto degli etruschi con la viticoltura e la produzione del vino. Una delle più importanti ce le fornisce lo scrittore, filosofo e governatore romano Plinio il Vecchio. Egli racconta che a Populonia, importante cittadina fondata dalla civiltà etrusca e situata vicino a Piombino, gli abitanti conservavano una statua di Giove intagliata in legno di vite. Ciò conferma che la pianta veniva lavorata e adoperata in più modi prima e dopo la vendemmia.
Inoltre, in alcune tombe delle necropoli etrusche del Chianti, gli archeologi hanno trovato semi di vite. Contenitori di epoca etrusca precisamente destinati all’uso vinario sono stati rinvenuti nei dintorni del Lago di Bolsena. Per quanto riguarda il commercio del prelibato nettare non si può non menzionare il relitto ritrovato a Cap d’Antibes, in Costa Azzurra, di una nave etrusca contenente circa 170 anfore vinarie.
Proseguiamo con le antiche testimonianze in forma di reperto. Una coppa della fine del VI sec. a.C., ritrovata a Chiusi, una delle più antiche città etrusche, raffigura negli ornamenti alcuna scene di raccolta e pigiatura dell’uva.
Gli esperti hanno individuato coppe simili in varie tombe etrusche. Queste venivano poste lì per consentire al defunto di banchettare anche nell’aldilà. In particolare a Cerveteri, nella Tomba dei Rilievi gli archeologi hanno trovato un mestolo per mescere e consumare il vino insieme a una brocca e una coppa. Nella Tomba dei Colatoi di San Cerbone hanno invece rinvenuto come corredo i colini utilizzati per filtrare il vino.
Nella Tomba dei Leopardi di Monterozzi a Tarquinia, del 473 a.C., le pitture sulle pareti raffigurano banchetti nei quali i partecipanti bevono vino in modo smodato mentre i defunti assistono alla scena. Alcuni affreschi delle tombe di Tarquinia sono raffigurano coppie di giovani che brindano. In altri sono dipinti dei personaggi che giocano al “cottabo” (kottabos), un diletto di origine greca che consiste nel lanciare il vino contenuto in una coppa contro una colonnina.
Tutti questi dettagli testimoniano l’importante funzione del vino per gli Etruschi nel rito di passaggio nell’aldilà.



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