Giù i calici nel lockdown, ma per l’Italia il boccone è meno amaro

A rivelarlo, le elaborazioni dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base dogane a proposito del semestre marzo-agosto. Italia perde 8,6%, ma meno della media mondo e 3 volte meno della Francia (-27,7%)

“In un altro periodo l’export in calo di quasi il 9% significava crisi, oggi è una mezza vittoria se si guardano i competitor, ma il bicchiere rimane comunque mezzo vuoto e la congiuntura non aiuta”. Parla così il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, a proposito degli ultimi dati elaborati dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor.

L’indagine, condotta su base dogane a proposito del semestre marzo-agosto 2020, rivela una contrazione senza precedenti nella storia moderna del settore. Nei Paesi extra-Ue gli scambi complessivi di vino nel semestre considerato hanno subito un calo a valore del 15,2%: una perdita di circa 1,4 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

ITALIA. Guardando più nel dettaglio la situazione italiana, a rendere meno amaro il boccone per il Belpaese sono i mercati di Stati Uniti e Svizzera – rispettivamente la prima e la terza destinazione per il prodotto tricolore: +7,5% in Svizzera e -8,1% negli USA (dove, però, i consumi di vino italiano sono saliti, come rivela l’analisi dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor per wine2wine – qui il link completo). Numeri che, confrontati con i cugini francesi, risollevano un po’ l’umore del vino nostrano.

FRANCIA. La Francia, infatti, che deve già fare i conti con il problema dazi USA, fa registrare un -40,1% negli Stati Uniti e un -21,6% nel Regno Unito (dove la perdita italiana si ferma al -9,5%). Peggio di tutti gli sparkling, in netta controtendenza sugli ultimi anni, in particolare per Parigi (-41,9%, Roma a -17,4%). Ed è proprio questa tipologia a calare di più anche in termini assoluti, con un crollo del 38,5% delle bollicine francesi e del 12% per gli spumanti italiani.

“Il semestre marzo-agosto ci consegna una pesante diminuzione nelle importazioni di vino dei mercati terzi dove l’Italia sembra soffrire meno rispetto alla Francia alla luce di una distribuzione dei propri vini più equilibrata tra on e off trade – commenta il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini – anche se i pessimi segnali che stanno giungendo sulla seconda ondata della diffusione del Covid-19 rischiano di appesantire ulteriormente la perdita, considerando che solitamente l’ultimo trimestre arriva ad incidere per circa il 30% sull’export complessivo dell’anno». Complessivamente, in termini di quote di mercato nell’extra-Ue tra i 2 market leader, la Francia ha perso 5 punti e scende al 29,3% mentre l’Italia sale al 23,5%.

EXPORT IN ASIA. Da non dimenticare un mercato emergente come quello cinese. La differenza nel computo finale del semestre tra le 2 superpotenze produttive mondiali si nota anche qui, dove i numeri parlano di -38% per entrambe ma i cui pesi, e relative ripercussioni, sono ben differenti. Per l’Italia infatti il deficit si traduce in 26 milioni di euro; per la Francia in 122 milioni di euro.

FUORI EUROPA. È di 7,7 miliardi di euro il valore delle importazioni di vino nei Paesi terzi nel ‘semestre Covid-19’ a fronte di 9,1 miliardi di euro registrati nel pari periodo del 2019 – continua Veronafiere in una nota. A perdere, 8 tra i 10 top buyer considerati e tutti i primi 5 principali importatori extra-Ue: Usa (-20,7%), Uk (-6,8%), Cina (-35,5%), Canada (-7,9%) e Giappone (-17,5%). A farne maggiormente le spese proprio la tipologia che è cresciuta di più negli ultimi anni, propri gli sparkling.


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