Esportazioni vini e spirits in crescita: i dati di Federvini

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Le best performances sono per le esportazioni di vini e spirits. A trainare le vendite degli aperitivi è il fenomeno della mixology.

Il 2021 si sta rivelando una buona annata per il settore del vino e degli spirits Made in Italy, registrando nei primi 9 mesi dell’anno una forte crescita delle vendite nel canale off-trade: +8,4% rispetto allo stesso periodo del 2020. La lenta uscita dalla pandemia, infatti, ha visto le esportazioni crescere in maniera significativa in tutto il mondo, ma questo ha portato ad un aumento dei costi di logistica e materie prime che pesano fortemente sul settore.

“Penso all’aumento dei costi dell’energia e soprattutto di quello dei noli. Un container per gli Usa è passato a costare da 2.500 euro a 10mila e con tempi molto più lunghi. Chiaramente questo mette a repentaglio margini e capacità di investimento. Per questo chiediamo che si monitori sulla eventuale presenza di posizioni dominanti”, ha spiegato la presidente di Federvini Micaela Pallini aprendo l’incontro di presentazione del nuovo Osservatorio Economico elaborato con Nomisma e Trade Lab.

vino italiano

I dati dell’Osservatorio Economico di Federvini, in collaborazione con Nomisma e Trade Lab.

Le esportazioni di vino stanno crescendo e vedono aumenti che vanno dal 6,1% in UK fino al 47,2% in Cina, passando per il 9,4% in Germania e il 14,7% negli Stati Uniti e il 27% in Russia rispetto al 2020. Si tratta di numeri positivi anche in confronto ai diretti concorrenti. Con la crescita delle esportazioni negli USA rispetto al livello pre-pandemico che si attestano sul 14,4%, rispetto al 6,8% dei vini spagnoli e il 4,7% dei vini francesi. A trainare l’export sono le imprese con oltre 50 milioni di fatturato che coprono il 54% del mercato internazionale del vino italiano.

L’Italia si conferma quindi il primo paese esportatore mondiale di vino per volumi, segue la Francia che però è prima per valore delle esportazioni. Sui mercati internazionali i vini italiani scontano, rispetto a quelli francesi, una differenza di prezzo che non trova giustificazioni sotto il profilo della qualità. Basti pensare che, mentre i rossi di Bordeaux escono dai confini francesi a 14 €/litro, quelli piemontesi non vanno oltre i 9,4 € mentre i toscani non arrivano a 8 €/litro.

Export vino italiano

Buoni risultati anche per distillati e spirits

La gran parte delle vendite è da ricondurre a distillati e acquaviti, si parla di un 44% del totale in valore, con un ruolo di primissimo piano della grappa che la fa da padrone, anche se a crescere di più sono tequila (+32,9%), gin (30,3%) e cognac (+17,9%). Tuttavia le migliori performance sono da ricondurre alla categoria degli aperitivi, che nei primi nove mesi dell’anno è cresciuta di quasi un 24% (rispetto allo stesso periodo del 2020). E’ quanto emerge dallo studio Nomisma “Vini, spiriti e aceti: valori, mercato e competitività”, presentato a Milano in occasione della conferenza stampa sull’Osservatorio economico di Federvini.

A trainare le vendite degli aperitivi alcolici nei primi nove mesi di quest’anno è il fenomeno della mixology. Con la pandemia il “prepararsi da bere a casa” è entrato a far parte dei riti domestici. Ha infatti generato una nuova occasione di consumo. Il 35% dei consumatori italiani, infatti, preferisce bere a casa distillati e liquori, creando i propri cocktails e sperimentando.

Settore spirits in crescita

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