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Vino guida export made in Italy: ecco quanto cresce

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Export made in Italy: il vino italiano guida la leadership, superando l’apparentemente insormontabile colosso delle 4A (abbigliamento, alimentare, arredamento e automazione).

Il vino italiano si conferma come un prodotto di eccellenza e di grande importanza economica per il nostro Paese. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly e Prometeia, il vino si prende la leadership nell’export made in Italy, con esportazioni nette per un valore di 7,4 miliardi di euro, balzando al primo posto nella bilancia commerciale. Nel corso degli anni l’export delle bottiglie italiane è cresciuto in maniera costante, passando dalle 2,5 miliardi di bottiglie vendute all’estero nel 2001, ai quasi 8 miliardi sfiorati nel 2021, con un aumento del 79% nell’ultimo decennio.

Vino italiano: eccellenza dell’economia made in Italy

Il vino è un prodotto che rappresenta la cultura italiana e il suo valore economico risiede soprattutto nell’export, che genera il 54% del fatturato del settore. Secondo gli ultimi dati, il vino vale 31,3 miliardi di euro e impegna 530.000 aziende con 870.000 addetti, superando la finora imbattibile muraglia dell’abituale export made in Italy (abbigliamento, alimentare, arredamento, automazione) che, nonostante valga 200 miliardi di euro l’anno, è stato sorpassato dal settore vinicolo.

Export del vino italiano nel mondo: appuntamento a Vinitaly

Il vino italiano è un prodotto di eccellenza apprezzato in tutto il mondo, tanto che l’export delle bottiglie oltre confine è aumentato del 79% negli ultimi 12 anni, raggiungendo quasi gli 8 miliardi di euro. Si tratta di un settore strategico per l’Italia, che, come abbiamo già scritto, genera il 54% del fatturato del comparto vinicolo. È per questo che il governo ha deciso di sostenere l’industria del vino e di promuovere la cultura enologica italiana.

In questo contesto, il Vinitaly, la fiera internazionale del vino che si tiene ogni anno a Verona, è un evento di grande importanza. Quest’anno, il governo si è impegnato non solo a sostenere il settore, ma anche a contrastare la controinformazione negativa che si sta diffondendo in Europa riguardo al consumo di vino. Secondo il ministro Francesco Lollobrigida, infatti, il vino non fa male in assoluto, ma solo se consumato in eccesso. Proprio per promuovere la cultura del vino come patrimonio culturale italiano, il ministro ha organizzato una mostra d’arte al Vinitaly con due capolavori degli Uffizi: il Bacco di Caravaggio e il Bacco bambino di Guido Reni.

La mostra, che unisce arte e vino, è un’occasione per raccontare la bellezza e la forza economica dei territori italiani. Il vino è un prodotto di eccellenza che rappresenta la cultura e le tradizioni del nostro paese, oltre ad essere un importante fattore di sviluppo economico. Grazie all’export, il vino italiano è diventato un vero e proprio capitale strategico per l’Italia, generando un fatturato significativo e contribuendo alla promozione dell’immagine del nostro paese all’estero.

Export made in Italy: la leadership del vino e i segnali a cui fare attenzione

Va comunque precisato che il 2022 si è presentato come un anno di crescita, ma non esattamente come previsto dagli esperti. Il magico 2021, annata di uscita dal Covid, non è stato del tutto riconfermato, a causa della guerra tra Russia e Ucraina e dell’inflazione dilagante che ha ridotto i consumi un po’ in ogni settore, quello del vino compreso. L’export si è fermato a 7,8 miliardi di euro, con una crescita comunque notevole rispetto all’anno precedente, ma inferiore a quella prevista. Curioso notare come i volumi esportati siano rimasti praticamente gli stessi e la crescita del fatturato sia dovuta essenzialmente alla crescita del prezzo medio del prodotto, che si attesta ora attorno ai 3,50 € per litro.

Analizzando i dati nazione per nazione, si nota come vi siano grosse differenze da un capo all’altro del mondo. Ad esempio, la Cina ha un bilancio nettamente negativo, con un calo in doppia cifra rispetto all’anno precedente (-13%). Gli Stati Uniti restano il primo mercato di sbocco per il vino italiano, con un valore di 1,7 miliardi di euro (+10,5%). Seguono la Germania con 1,1 miliardi di euro (+9,2%), il Regno Unito con 716 milioni di euro (+5,5%) e la Svizzera con 563 milioni di euro (+12,7%). Risultato sorprendente per la Francia, con un import del 25% in più rispetto all’anno scorso.

Nonostante ciò, il risultato è senz’altro positivo per uno dei settori del made in Italy più strategici nella bilancia commerciale, che ha chiuso in attivo di oltre 7,3 miliardi di euro. Il record commerciale è stato determinato dai prezzi, necessari per limitare l’erosione dei margini, ma pericoloso per i consumi previsti per il 2023.

Il mercato ha tenuto anche a fronte delle inevitabili, quanto parziali, variazioni dei listini. Il risultato finale è stato reso possibile anche dalla forte crescita degli spumanti, che hanno confermato il loro ruolo di traino sia a valore (+19%) sia nei volumi (+6%), con il Prosecco che ha registrato un aumento del 22%.

La Francia si conferma leader mondiale del settore, con 12,3 miliardi di euro di export (+11% a valore e -5% in volume), mentre l’Italia mantiene la posizione di primo fornitore a livello quantitativo e secondo in valore, davanti alla Spagna.

Export vino italiano: Veneto, Piemonte e Toscana sul podio

Il Veneto si conferma leader delle esportazioni italiane, con oltre 2,8 miliardi di euro di fatturato all’estero e una performance superiore alla media italiana (+13,4%). Piemonte e Toscana si confermano al secondo e terzo posto, con il Piemonte in crescita rallentata (+4,6%, a 1,28 miliardi di euro) e la Toscana in linea con i risultati nazionali.

I costi di produzione, tuttavia, rimangono un problema per il settore del vino italiano, soprattutto per i prodotti di prezzo più basso. È quindi necessario trovare nuove strategie per aumentare i margini, senza però danneggiare i consumi previsti per il 2023.

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