Natale senza Champagne in Italia? È crisi forniture

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Le difficoltà e le crisi di forniture di Champagne in Italia potrebbero privare i consumatori delle celebri bollicine francesi per le feste. A lanciare l’allarme è Unione Italiana Vini che dà voce a quanto già annunciato da ristoratori e distributori. “Ben diversa, per fortuna, la situazione per il prodotto italiano” afferma il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti. Il conto alla rovescia per le feste è scattato: si attende di sapere come finirà.

Crisi forniture Champagne e rincari: le ultime dalla Francia

Nel 2020, i vini preferiti dagli italiani per il menù di Natale erano state le bollicine italiane, capaci di superare le “cugine” francesi. Quest’anno, però, la scelta sembra quasi obbligata. “Mancano tappi, vetro, carta e muselet per il confezionamento delle bottiglie transalpine simbolo delle feste” sottolinea una nota di Uiv. Il problema, dunque, non sta nella carenza di domanda – il mercato dello Champagne vola -, ma nella mancanza di forniture per confezionare il vino. “Difficilmente la situazione sarà risolta in tempi brevi – si legge ancora nella nota -. E con le Champagnotte in difficoltà si rafforzerà il già enorme contingente di bollicine tricolori sulle tavole degli italiani”.

D’altronde, di ottimi vini frizzanti e bollicine, l’Italia del vino è piena. Oltre al celebre Prosecco – impegnato in questi giorni che precedono le feste, nella questione Prosecco Prosek – nel nostro Paese si producono bollicine, vino metodo Classico e spumanti. Una grande varietà di scelta per trovare il vino perfetto da stappare durante le feste, che sia per il brindisi di Natale o quello di Capodanno. O, perché no, da abbinare ai piatti della tradizione.

crisi forniture Champagne

Crisi forniture Champagne non colpisce le bollicine italiane, ma occhio ai rincari del vino

Il vino italiano non dovrebbe trovarsi, secondo Uiv, nella stessa situazione di crisi forniture che sta attraversando lo Champagne. “Per fortuna – ha detto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti -, per il prodotto italiano la situazione è ben diversa e, salvo eccezioni, il made in Italy sarà in grado di gestire gli ordini. Ciò che preoccupa sono invece gli inevitabili rincari del nostro vino sugli scaffali dovuti all’escalation dei costi di materie prime, energia elettrica e trasporti. È bene – ha concluso – che questi rincari siano assorbiti in egual misura da tutti, non solo dalla catena produttiva”.

Export vini frizzanti: le bollicine tirano la ripresa

La questione della crisi di forniture che sta attraversando lo Champagne è ancora più grave se si legge in ottica ripresa dei consumi. Se l’export è stato, infatti, uno dei trend del mercato del vino 2021, proprio gli sparkling si sono affermati come i prodotti trainanti delle vendite.

“Secondo l’Osservatorio Uiv, sono i vini spumanti a segnare in modo inoppugnabile il ritmo della ripresa dei consumi in atto nel mondo – continua la nota -. Da gennaio a settembre, il volume di bollicine importato nei principali Paesi è salito infatti del 31%, per un rimbalzo in valore di oltre il 40%. Nel solo trimestre luglio-settembre la variazione a volume ha registrato +50% rispetto al corrispondente trimestre del 2020″.

“Dettagliando per Paesi, in Usaprincipale Paese importatore di bollicine – il segno più a volume supera il 40% (1,4 milioni di ettolitri), per un controvalore di 1,3 miliardi di dollari (+50%). Sostanziosa anche la richiesta in UK (+32% volume, sopra il milione di ettolitri) e in Germania (+20%). Richieste superiori al 20% da Francia, Canada, Russia, mentre rimane defilato per ora solo il mercato giapponese (+6%). L’Italia si sta comportando egregiamente su tutte le principali piazze: +36% a volume in Usa, +35% in Russia, +50% in Germania, +30% in Francia e +16% in UK, a cui si aggiungono le riesportazioni di Prosecco dal Belgio, diventata piattaforma di sdoganamento privilegiata. Oggi il 15% circa del Prosecco importato in UK proviene dai porti belgi”.

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