I vini senza alcol avanzano e aumentano: il 50% dei consumatori è astemio

Gli amanti del vino, dei distillati e degli alcolici in generale potrebbe non gradire particolarmente questa notizia ma, d’altro canto, bisogna fare i conti con la realtà: il 50% della popolazione mondiale adulta non consuma (né acquista) bevande alcoliche. I motivi sono diversi e svariati, da quelli religiosi a quelli legati alla salute, fatto sta che cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia: esiste un vasto target di pubblico da conquistare e soddisfare in modo, tra l’altro, altamente strategico.

Come fare? Semplice: dandogli la possibilità di acquistare e consumare bevande prive di alcol o, come si suol dire nel gergo attuale, una scelta low-alcol, una tendenza sempre più diffusa in ogni parte del pianeta.

Crescita di low-alcol e no-alcol, cala il consumo di bevande alcoliche

Nei principali Paesi i cui abitanti consumano bevande alcoliche si sta affermando una crescente tendenza al low-alcol; a confermarlo è l’Osservatorio di Unione Italiana Vini che, basandosi sui dati rilevati dalla World Bank, ha osservato che il consumo di alcol pro-capite stia andando al ribasso:

  • – 3,2% in Italia;
  • – 1,8% in Gran Bretagna;
  • – 1,4% in Francia e Paesi Bassi;
  • – 1% in Germania.

Di fronte a questi dati, una domanda sorge spontanea: il vino privo di alcol ha le caratteristiche giuste per attirare (o riprendersi) un consumatore astemio o non particolarmente avvezzo alle bevande alcoliche? Secondo le previsioni dell’Istituto Iwsr Drinks Market Analysis la risposta è sì, anzi, il settore dei vini no-low alcol presenteranno una crescita media annua dell’8% in volume.

In particolare, a sbancare sarà il vino fermo no-low alcol, che potrebbe incrementare di oltre il 20% e raddoppiare i volumi entro il 2025. Il target di riferimento sarà composto prevalentemente da giovani adulti, con un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, cioè quella “fetta” generazionale che il mondo vinicolo fa davvero fatica a coinvolgere.

Cosa ne pensano i produttori?

In presenza di un cambiamento di rotta e preferenze così netto, i produttori devono ovviamente correre ai ripari; a tal proposito si è espresso Daniele Simoni, Ad di Schenk, il gruppo che da diversi anni ha avviato la produzione di bevande dealcolate in Spagna: “Parliamo di un target totalmente diverso che non andrebbe a fare concorrenza al vino – ha sottolineato – piuttosto si intercetterebbe un consumo che al momento è in mano al settore delle bevande e dei soft drink”.

Stando alle sue affermazioni, se non sarà il settore vitivinicolo a soddisfare la nuova tendenza, ci penseranno sicuramente le multinazionali delle bevande. Eppure, i produttori di vino non hanno alcuna intenzione di restare a guardare e un esempio è stato dato proprio a ProWein, la storica fiera tedesca che, quest’anno, ha ospitato per la prima volta uno stand interamente dedicato ai vini privi di alcol e a basso contenuto calorico denominato “world of zero”.

ProWein
ProWein 2023 – Fonte: prowein.it

In occasione dell’evento, sono stati raccolti oltre 2500 pareri tra produttori, commercianti e distributori provenienti da circa 50 Paesi del mondo e il responso finale non lascia spazio ad alcun dubbio: quasi la metà dei produttori e dei commercianti di vino intende adattarsi al trend di mercato, tanto che già un buon 27% sta già investendo su no e low alcol.

Vini bianchi e spumanti in cima ai dealcolati

A questo proposito, è risultato interessante un altro sondaggio condotto sempre dalla Messe di Düsseldorf tra i rivenditori di vino appartenenti a 16 mercati differenti, che ha stilato una classifica dei Paesi più interessanti a questa nuova tendenza:

  • 53% Regno Unito;
  • 43% Olanda;
  • 36% Finlandia;
  • 34% Germania;
  • 33% Norvegia.

In particolare, nella scelta del Regno Unito influisce anche un motivo prettamente economico: il sistema fiscale britannico, infatti, applica tariffe bassissime (se non nulle) su tutti i prodotti a bassa gradazione alcolica.

Il sondaggio, poi, ha riportato anche un elenco delle principali tipologie di vino predisposte al no e al low alcol:

Anche in questo caso, il primato dei vini bianchi ha un motivo ben preciso: privarli della componente alcolica, infatti, è più semplice rispetto ai rossi, sui quali le industrie devono lavorare soprattutto sull’eccesso di tannini.

Se l’Europa apre le porte, l’Italia le chiude

Una prima possibilità alla produzione di vini alcol-free in Europa è stata la Pac 2023-2027 che, dopo essere stata approvata nel 2021, ha trovato un compromesso:

  • dealcolizzazione totale dei vini da tavola;
  • dealcolizzazione parziale per Dop e Igp.

Prima della Pac si faceva riferimento alle singole legislazioni nazionali, infatti in Spagna e in Germania la dealcolizzazione era praticata già da parecchio tempo, mentre per l’Italia era semplicemente utopia; per il Belpaese, infatti, un vino può essere definito tale solo se presenta una gradazione alcolica di circa 8 gradi.

La nuova Pac, quindi, ha aperto le porte verso nuove frontiere ma, nonostante il via libera da parte dell’Europa, l’Italia si è tirata indietro per via di un ostacolo a quanto pare insormontabile: si tratta del Testo Unico del Vino, che prevede multe salatissime per coloro che conservano in cantina bottiglie di vino con gradazione alcolica inferiore a 8 gradi.

Per far sì che anche l’Italia possa aderire, quindi, bisognerebbe intervenire a livello legislativo, fatto tutt’altro che scontato, dato che lo stesso ministro delle Politiche Agricole Francesco Lollobrigida, recentemente, ha ribadito che “un vino senza alcol non può essere chiamato vino”.

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Ministro delle Politiche Agricole Francesco Lollobrigida – Fonte: rainews.it

Il vino no e low alcol come soluzione a sovrapproduzione e giacenze

Nonostante gli “intoppi” burocratici, inseguire la tendenza del low e no alcol potrebbe essere una valida soluzione al problema giacenze e sovrapproduzione in cantina, parecchio rilevante in questo particolare momento storico.

A evidenziarlo è stato in primis Alessandro Caramielo del Movimento 5 Stelle: “Le associazioni, i produttori e le imprese chiedono di intervenire sul Testo Unico del Vino – ha affermato – Consentire la produzione di vini dealcolati o parzialmente dealcoalti  aprirebbe anche uno sbocco di mercato alternativo.

Sono seguite le parole del Segretario Generale di Unione Italiana Vini, Paolo Castelletti: “Questo vuoto normativo sta di fatto causando all’Italia un ritardo competitivo di circa un anno rispetto ai produttori europei. A oggi – ha denunciato – le aziende vitivinicole italiane che vogliono iniziare la produzione dei vini dealcolati nell’ambito dei propri stabilimenti non dispongono di indicazioni da parte dell’amministrazione perché, unici in Europa, non siamo ancora allineati alle disposizioni dell’Unione europea, entrate in vigore 15 mesi fa”.

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Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini – Fonte: winecouture.it

Come altri esponenti politici, Castelletti ha proposto di seguire la strada “dell’armonizzazione del dispositivo italiano ai dettami Ue attraverso un emendamento del Governo al Testo che possa essere approvato dal Parlamento in tempi brevi”.

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