Consorzio Valpolicella, Marchesini: “Pronti a candidare all’Unesco la messa a riposo”

Christian Marchesini, Presidente del Consorzio Valpolicella, fa un bilancio di Amarone Opera Prima e parla del futuro del Re dei rossi veneti

I produttori del Consorzio Valpolicella preparano “un ritorno al futuro” per vincere la sfida contro la crisi dei vini rossi e contro i cambiamenti climatici. Intanto Amarone Opera Prima, 20esima edizione, è stata la preview delle annate del Consorzio: a Verona, nel seicentesco Palazzo della Gran Guardia a inizio febbraio 2024, è stato presentato il millesimo 2019 di 70 aziende e si sono puntati i riflettori sull’avvenire del Re dei rossi veneti tra nuove tendenze di consumo e metamorfosi dei mercati.

Abbiamo intervistato il presidente del Consorzio, Christian Marchesini, che ci ha spiegato anche a che punto sono due candidature: quella del risotto all’Amarone a piatto tipico veronese e quella della messa a riposo a patrimonio Unesco.

Qual è il bilancio di Amarone Opera Prima 2024?

Innanzitutto abbiamo avuto un notevole successo dal punto di vista delle presenze, perché i paganti sono stati oltre 2500, tra la giornata intera di domenica e il pomeriggio del sabato, con l’aggiunta di tutti gli ospiti e i giornalisti.

Anche quest’anno abbiamo avuto la possibilità di nominare gli esperti della Valpolicella: sono partiti in 20 da tutto il mondo e hanno ottenuto il diploma in sei, quindi un 30%, siamo nella media. Saranno i nostri ambasciatori in giro per il pianeta.

Abbiamo avuto la presenza di 70 aziende associate al Consorzio, potevamo averne 80, ma non c’erano gli spazi necessari sufficienti per poter ospitare tutti. Devo dire che c’è un bell’interesse da parte dei dei produttori a partecipare, quindi il senso di appartenenza è molto alto.

Abbiamo presentato il 2019, un’annata che reputiamo da 5 stelle e soprattutto ha le caratteristiche per essere un’annata che può essere affinata per molti anni in cantina. Dunque può essere degustata dopo un bel po’ di invecchiamento e questo è un bel segnale per un vino come l’Amarone.

Qual è lo stato dell’arte della denominazione, dal punto di vista del Consorzio Valpolicella?

Siamo usciti da un’annata solare del 2023 un po’ complicata. C’è stato un calo generale delle vendite e questo vale per tutti i vini rossi in tutto il mondo, per una serie di condizioni congiunturali. Si va dall’economia alle guerre fino all’inflazione e alla ricerca da parte del consumatore di uno stile di consumo orientato verso vini più leggeri dal punto di vista della gradazione, più freschi e più “veloci”.

Noi con Amarone Opera Prima di quest’anno ci siamo messi in discussione dicendo: signori miei, qui il mercato va in una direzione. Con il cambiamento climatico e il cambiamento di stile di consumo anche noi dovremmo pensare che i vini della Valpolicella devono intraprendere un cambiamento e diventare sempre più contemporanei.

In particolar modo, per quanto riguarda l’Amarone, siamo in realtà positivi: nonostante il calo dell’imbottigliato del 17%, il valore del prodotto rimane molto elevato. Siamo cresciuti in valore nonostante il calo durante il 2023. Inoltre il prodotto, sfuso, rimane in tensione con prezzi elevati dai 15 e 13 euro, secondo i dati della Camera di Commercio. Questo è dovuto sicuramente alla mancanza di vecchie annate imbottigliabili e quindi il prezzo è sostenuto nonostante il calo delle vendite.

Nell’era della crisi dei vini rossi, quale potrebbe essere la ricetta per rinnovarsi?

Nel nostro convegno abbiamo avuto un intervento di Andrea Lonardi, Vicepresidente nonché Master of Wine. Insieme a Carlo Flamini dell’Unione Italiana Vini abbiamo fatto proprio l’analisi di questa situazione, che probabilmente per qualche anno perdurerà.

Non abbiamo una ricetta, però il Consorzio ha tracciato la direzione già tre anni fa, quando abbiamo iniziato a parlare della valorizzazione del Valpolicella Superiore dicendo: siccome la Valpolicella ha 5 prodotti – base, superiore, ripasso, amarone, recioto -, possiamo gestire in modo corretto la giusta segmentazione dei vini, facendo in modo che non ci sia un sormonto di tipologie.

Ora stiamo ragionando sul non utilizzare la tradizione della messa a riposo per il Valpolicella Superiore e sul tenerla per l’Amarone. Dobbiamo gestire sia il vigneto che l’appassimento in maniera controllata per evitare picchi di gradazione non consoni.

È un ritorno al futuro: nel passato, negli anni 80, l’Amarone era sicuramente diverso da quello che abbiamo visto negli ultimi anni. Gli stessi produttori hanno capito e si sono già orientati verso una migliore gestione nell’appassimento, rendendo i vini più leggeri e più freschi.

Ha accennato ai cambiamenti climatici: come influiscono sulla produzione?

Il problema fondamentale è nella messa a riposo. Una volta, tempo fa, quando non c’era un cambiamento climatico così evidente, le uve venivano messe in appassimento in ottobre. Adesso questo avviene a settembre, quindi le temperature sono completamente diverse e abbiamo una disidratazione molto più veloce delle uve. In questo momento cerchiamo di gestire meglio il fruttaio, banalmente lo si apre di notte con l’aria fresca e lo si chiude di giorno, per rallentare la disidratazione.

Intanto il risotto all’Amarone della Valpolicella è stato candidato a diventare ufficialmente un piatto tipico veronese

La responsabilità è del gruppo dei ristoratori tipici veronesi che hanno intrapreso questo percorso di denominazione comunale con la definizione della ricetta corretta del risotto all’Amarone. Per legge devono chiedere il permesso al Consorzio, perché nella preparazione alimentare è necessario. Ovviamente l’abbiamo dato perché lo reputiamo un vero piatto tipico veronese e soprattutto un piatto tipico contemporaneo che può essere apprezzato da tutti, perché gli altri piatti sono un po’ più complicati.

È vegano e ha tutte le caratteristiche per accontentare tutti. Si abbina alle tre eccellenze, cioè il Vialone Nano che è espressione del riso della pianura veronese, l’Amarone che è la grande eccellenza dei vini veronesi e la capacità di saper fare dei cuochi, insomma della ristorazione. È un percorso che noi sosteniamo: spero che entro breve, entro l’anno sia definitivo.

Inoltre il Consorzio Valpolicella candida a patrimonio immateriale Unesco la tecnica della messa a riposo dei vini. E’ un metodo dalla tradizione millenaria di cui si parlava già nel ‘400

Abbiamo fatto tutto il percorso e presentato tutta la documentazione. Non c’è stato rilevato nulla da parte del ministero della Cultura e quindi il nostro percorso è concluso. Adesso abbiamo la necessità di una presa di coscienza della politica per portare questa candidatura a Parigi. Non ci fermiamo qui e agiamo con tutti i tasti che possiamo schiacciare per ottenere questo risultato importante. Non penso che si possa aspettare molto, ci stiamo impegnando a far sì che siano consapevoli dell’importanza della candidatura.

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